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Legge elettorale, il Senato boccia l’emendamento sulle preferenze

Il Senato ha bocciato l'emendamento sulle preferenze previsto all'interno della Legge elettorale: il 28 settembre l'ultima discussione

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Con 68 voti favorevoli e 99 contrari il subemendamento presentato dalle opposizioni alla legge elettorale per introdurre le preferenze ‘pure’ è stato bocciato.

La maggioranza è divisa su un tema chiave della legge elettorale: dare più potere di scelta agli elettori (preferenze pure) oppure mantenere i capilista bloccati, che garantiscono più controllo ai partiti. Finché non si scioglie questo nodo, la legge elettorale non può avanzare in modo compatto.

Legge elettorale, cosa prevede

La maggioranza sostiene che la modifica della legge elettorale rientri in una normale attività di aggiornamento delle norme, pensata per rafforzare l’intero sistema e renderlo più capace di produrre maggioranze parlamentari stabili e riconoscibili, senza sacrificare il pluralismo politico.

Nel testo presentato alla Camera e al Senato, il centrodestra sottolinea che la scelta di un modello proporzionale con un correttivo di governabilità definito in anticipo risponde alle indicazioni della Corte Costituzionale. L’obiettivo dichiarato è tenere insieme pluralismo e stabilità, garantendo un equilibrio istituzionale che resti pienamente conforme ai principi della Costituzione.

Ieri la capigruppo ha stabilito l’approdo in aula, in terza lettura, il 28 settembre e oggi l’ufficio di presidenza della commissione ha definito un calendario di massima per l’esame. Questo sarà incentrato sulle parti eventualmente modificate a Palazzo Madama e quindi saranno ritenuti ammissibili solo gli emendamenti relativi. 

Legge elettorale, su cosa si interverrà

A fare il punto sul confronto è stato anche Alessandro Colucci, deputato di Noi Moderati, che ha spiegato come il testo della legge elettorale resti sostanzialmente quello già approvato dalla Camera. “Non ci sono particolari novità rispetto a come abbiamo approvato la norma alla Camera, a parte le preferenze e queste valutazioni che stiamo facendo sull’anti cespugli”, ha dichiarato al termine del vertice di maggioranza. Tra gli altri aspetti discussi c’è il tema del ballottaggio. Su questo fronte, secondo quanto riferito dallo stesso Colucci, “di ballottaggio non si è parlato”.

Nessuna modifica, invece, dovrebbe interessare la disciplina relativa ai sindaci. “Non ci saranno novità”, ha spiegato il deputato, indicando che dovrebbe restare in vigore la norma che prevede le dimissioni anticipate per i primi cittadini dei Comuni con più di 20mila abitanti che intendano candidarsi al Parlamento. Resta aperta anche la riflessione sul voto fuori sede. In particolare, la maggioranza starebbe valutando la possibilità di estenderlo a categorie come caregiver e marittimi. Un ulteriore punto che potrebbe essere oggetto di interventi durante l’esame parlamentare.

Per quanto riguarda invece il premio di maggioranza, la soglia dovrebbe rimanere fissata al42%, come anticipato dal senatore Roberto Rosso. Ancora da definire, invece, proprio la norma anti-cespugli: “Non si è deciso niente” su questo punto, che dovrà essere affrontato e definito entro l’avvio dell’esame degli emendamenti in Aula al Senato. A difendere l’impianto della riforma è intervenuta anche la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati.

Il percorso della nuova legge elettorale entra così in una fase decisiva ma ancora segnata da incertezze. La bocciatura delle preferenze pure conferma che la maggioranza non ha ancora trovato un equilibrio interno sui punti più sensibili della riforma, mentre restano aperti dossier rilevanti

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