Energia, competitività, legge di bilancio e prospettive dell’industria italiana. Sono stati questi i principali temi al centro dell’incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Al termine del colloquio, il leader degli industriali ha parlato di un “dialogo franco e costruttivo. Sicuramente positivo“, sottolineando la necessità di una strategia industriale di lungo periodo per il Paese.
“Abbiamo parlato di cose che interessano il Paese, ovviamente l’industria, la legge di bilancio, e un altro tema che è per me fondamentale, quello dell’energia“, ha dichiarato Orsini, intervenendo alla presentazione dell’accordo con Intesa Sanpaolo a sostegno dell‘internazionalizzazione delle imprese. In questa occasione ha ribadito l’esigenza di “un piano industriale a lungo termine, quello che serve al Paese e all’Europa in questo momento“.
Caro energia e competitività: la richiesta di un disaccoppiamento
Il costo dell’energia resta una delle principali preoccupazioni di Confindustria. “Parlare di energia vuol dire parlare di competitività“, ha osservato Orsini, indicando tra le priorità il disaccoppiamento tra il prezzo dell’energia elettrica e quello del gas, oltre allo sblocco della realizzazione degli impianti per le fonti rinnovabili. “Stiamo lavorando“, sarebbe stata la risposta della premier, riferita dal presidente degli industriali.
Orsini è tornato anche sulle tensioni con il settore energetico, dopo l’uscita di Elettricità Futura dalla confederazione Confindustria Energia. “Vedo qualche reazione scomposta in questi giorni di chi produce energia“, ha affermato, richiamando la differenza tra i costi di produzione dell’idroelettrico e il prezzo dell’elettricità sul mercato.
“Se l’idroelettrico per produrre energia costa dai 25 ai 40 euro a megawattora al momento e oggi il Pun è a 282, che con i sovraccosti per un’impresa vuol dire 340, un problema c’è. E lo dobbiamo risolvere“, ha dichiarato. Il presidente di Confindustria ha comunque ribadito di essere favorevole al confronto: “Oggi chi produce energia e chi consuma energia devono avere un dialogo“. La parola chiave, ha aggiunto, è “responsabilità“, per consentire alle aziende di restare competitive, mantenere la propria presenza sui territori e continuare a produrre.
Manovra, Zes unica e proroga dell’iperammortamento
Nel confronto con Meloni, Confindustria ha affrontato diversi capitoli della legge di bilancio, condividendo la necessità di mantenere “i conti in ordine“. Tra le proposte avanzate figura la creazione di una Zes unica nazionale, sulla quale Orsini ha espresso pieno accordo.
Gli industriali hanno inoltre chiesto un’accelerazione sulla revisione della normativa relativa alla responsabilità amministrativa degli enti, prevista dal decreto legislativo 231. Un altro punto centrale riguarda l’iperammortamento: Confindustria propone di estenderne la scadenza dal 2028 al 2029, alla luce dei risultati registrati nei primi sei mesi di applicazione.
“A fronte di un costo per lo Stato di due miliardi ci sono già oltre 8 miliardi di investimenti delle imprese“, ha spiegato Orsini, definendo la misura uno strumento capace di sostenere la produttività e rafforzare la competitività del sistema industriale.
Tra le altre richieste, il potenziamento dei contratti di sviluppo, da rendere più semplici e veloci. Per reperire risorse, il presidente di Confindustria ha inoltre proposto una rivalutazione dei cespiti aziendali iscritti a bilancio a valori inferiori a quelli effettivi, con un’aliquota del 5%. Il gettito potrebbe contribuire a finanziare anche l’iperammortamento.
Orsini ha poi ribadito la contrarietà degli industriali alla portabilità dei fondi pensione complementari.
Risparmio privato e investimenti per un “progetto Paese”
Tra le proposte di Confindustria c’è anche quella di mobilitare una parte del risparmio privato destinandolo agli investimenti nell’economia reale. L’obiettivo è raccogliere tra i 20 e i 25 miliardi di euro, oggi fermi sui conti correnti o all’interno dei fondi previdenziali, per finanziare un “progetto Paese” incentrato su crescita, scuola e sanità.
L’iniziativa potrebbe rappresentare, secondo Orsini, una sorta di prosecuzione del Pnrr in una nuova forma. La prospettiva indicata dagli industriali è quella di puntare a una crescita dell’1%, superando le stime più contenute dello 0,6% o dello 0,8%. Tra le criticità segnalate al governo anche il payback sulle spese sanitarie e il caro materiali, alimentato dall’inflazione.
“Su questi spunti da oggi lavoreremo insieme, come abbiamo fatto tutte le volte“, ha assicurato Orsini.
Made in Italy, accordo con Intesa Sanpaolo e mercati internazionali
Nel corso del convegno I nuovi orizzonti delle imprese: strategie e azioni per accrescere il valore globale del Made in Italy, il presidente di Confindustria ha richiamato anche i cambiamenti degli equilibri geopolitici e del commercio internazionale.
“La sfida per l’industria italiana non è soltanto esportare di più, ma contare di più nei mercati globali“, ha affermato. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Orsini, è necessario rafforzare la presenza delle imprese italiane nelle filiere internazionali, costruire partnership industriali strategiche, soprattutto con i Paesi emergenti, e cogliere le opportunità offerte dai loro piani di sviluppo e investimento.
Gli accordi commerciali, ha osservato, sono fondamentali ma non sufficienti: servono strumenti concreti per trasformare le opportunità in crescita, in particolare per le piccole e medie imprese.
In questa direzione si inserisce il patto siglato con Intesa Sanpaolo, Sace, Simest e Ice, presentato come uno strumento per rafforzare la capacità del sistema Paese di accompagnare le aziende sui mercati esteri. “Essere più forti nel mondo significa avere un’industria più forte in Italia, capace di generare investimenti, sviluppo e occupazione“, ha concluso Orsini.
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