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Elezioni in Israele, l’affluenza più alta dal 1977, Netanyahu: ‘Andate a votare, stanno cercando di rubarci le elezioni’

Seggi aperti per una sfida decisiva tra il premier uscente e l’ex capo di stato maggiore. Al centro della campagna elettorale la sicurezza nazionale e il futuro delle istituzioni

6 Min di lettura

Israele torna alle urne in una giornata che potrebbe segnare una svolta radicale negli equilibri politici del Paese. Infatti, gli elettori sono chiamati a scegliere tra il blocco guidato dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu e le forze di opposizione, che individuano nell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot il principale candidato alternativo alla guida del governo.

La Commissione elettorale centrale israeliana comunica che alle ore 12 (le 11 in Italia) si registrano code ai seggi: l’affluenza alle urne a livello nazionale si attesta al 31,5%, pari a 2 milioni di votanti. È il dato più alto dalle elezioni storiche del 1977, in cui per la prima volta vinse il Likud dopo anni di governi laburisti dalla fondazione dello Stato.

“Se alle 22:00 ci sarà ancora fila, i seggi continueranno a rimanere aperti finche’ tutte le persone arrivate entro le 22 non avranno espresso il proprio voto. Non c’è nulla di cui preoccuparsi“, ha assicurato Dean Livne, direttore generale ad interim della Cec.

Netanyahu al voto: “Ci stanno rubando le elezioni”

Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu e sua moglie Sara si sono recati al seggio a Gerusalemme esortando gli elettori a fare altrettanto. “Andate a votare, stanno cercando di rubarci le elezioni“, facendo riferimento all’episodio “grave” dell’arresto di “tre persone legate a Ra’am con delle buste piene di soldi nel
sud”.

L’affluenza alle urne nel settore arabo del sud risulterebbe infatti più alta che nel settore ebraico. Le votazioni si stanno svolgendo dunque in un clima di forte tensione, alimentato da questo fattore e da mesi di confronto sulle responsabilità politiche e militari legate alla crisi del 7 ottobre 2023 e sulle strategie da adottare per garantire la sicurezza nazionale.

Eiseknot ha già votato

Eisenkot ha votato nelle prime ore della giornata, invitando i cittadini a partecipare in massa alle operazioni elettorali. “L’affluenza di oggi determinerà il futuro delle nostre istituzioni e la sicurezza del Paese nei prossimi anni”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di una partecipazione collettiva per il futuro di Israele. Il confronto con Netanyahu non riguarda soltanto la leadership politica, ma anche il rapporto tra governo, apparati di sicurezza e istituzioni statali. Secondo i sondaggi delle campagne elettorali, nessuno dei 2 schieramenti sembrerebbe in grado di conquistare autonomamente una maggioranza parlamentare, rendendo determinante il ruolo dei partiti minori.

Gadi Eisenkot: il generale che punta a guidare Israele

Ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane dal 2015 al 2019, Gadi Eisenkot ha costruito la propria immagine pubblica attraverso una lunga esperienza militare maturata in anni. Secondo quanto riportato da Skytg24, dopo essere entrato in politica, ha progressivamente assunto un ruolo centrale nell’opposizione, proponendosi come alternativa a Netanyahu attraverso “Yashar” partito di centrodestra il cui nome in ebraico significa “dritto”, richiamando il concetto di onestà. La sua proposta, però, non rappresenterebbe una rottura radicale con le tradizionali posizioni della destra moderata israeliana, soprattutto sul piano della difesa e della sicurezza. L’obiettivo dichiarato è piuttosto quello di introdurre un diverso modello di leadership.

Tra i punti principali del programma di Eisenkot figura l’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta statale indipendente per accertare le responsabilità degli apparati politici e militari prima e durante gli eventi del 7 ottobre 2023. Un tema particolarmente sensibile per l’opinione pubblica israeliana, che continua a interrogarsi sulle falle che hanno preceduto la crisi. Inoltre, l’ex generale propone una revisione delle esenzioni dal servizio militare riconosciute alle comunità ultraortodosse, questione che alimenta da tempo tensioni tra i diversi settori della società.

Netanyahu punta sulla continuità

Benjamin Netanyahu affronta la sfida rivendicando i risultati raggiunti dal proprio governo in materia economica e di sicurezza. Il leader del Likud sostiene che soltanto una leadership esperta e consolidata possa garantire stabilità in una fase caratterizzata da minacce militari e da un contesto geopolitico complesso. Sul fronte delle responsabilità relative al 7 ottobre, Netanyahu ha difeso la propria linea, sostenendo la necessità di affrontare le questioni legate alla sicurezza senza compromettere la gestione dei conflitti ancora aperti. 

In Israele, la competizione elettorale si sviluppa all’interno di un sistema parlamentare nel quale gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro, ma votano per una lista di partito. Accanto al Likud e ai suoi alleati, tra cui le formazioni ultraortodosse Shas e Giudaismo unito della Torah e i partiti della destra nazionalista e religiosa, l’opposizione comprende Yashar, la lista Beyachad guidata da Naftali Bennett, Yisrael Beiteinu e I Democratici. 

Alla chiusura dei seggi sono attesi i primi exit poll, mentre lo spoglio manuale proseguirà durante la notte in Israele. Il risultato ufficiale, secondo il calendario elettorale indicato, sarà certificato dalla Commissione elettorale centrale il 4 novembre. Fino ad allora, il quadro politico resterà aperto per determinare non soltanto il nome del prossimo premier, ma anche la direzione che Israele intenderà seguire nei prossimi anni.

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