Si complica il futuro del Monte dei Paschi di Siena. L’assemblea degli azionisti di Mps ha respinto il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca, segnando una battuta d’arresto in un percorso di riorganizzazione che continua a dividere i soci. Il 63,65% dei voti espressi si è pronunciato contro l’operazione, mentre i favorevoli si sono fermati al 32,91%. Gli astenuti sono stati il 3,42%, con una partecipazione al voto pari al 65,86% del capitale sociale.
Un risultato che, tuttavia, secondo l’amministratore delegato Luigi Lovaglio non rappresenta ancora una decisione definitiva sul destino dell’istituto senese. Durante l’assemblea, il manager ha sottolineato come il quadro dell’operazione resti ancora incompleto, soprattutto alla luce delle verifiche antitrust che dovranno chiarirne gli sviluppi.
“Tra il voto di oggi e l’obiettivo dichiarato dall’offerente c’è ancora una strada lunga”, ha dichiarato Lovaglio, ricordando che soltanto al termine dell’iter regolamentare sarà possibile valutare con precisione le condizioni dell’operazione e gli eventuali interventi richiesti dalle autorità competenti.
Mps, Lovaglio sull’offerta di Intesa Sanpaolo: “Abbiamo difeso il valore del Monte”
Al centro del confronto anche l’offerta pubblica di acquisto e scambio avanzata da Intesa Sanpaolo su Rocca Salimbeni. Lovaglio ha espresso perplessità sulla possibilità di assumere decisioni prima che siano stati definiti tutti gli elementi della proposta. “Decidere prima, senza avere i termini dell’operazione, alla cieca, è un evento inusuale”, ha osservato, evidenziando la particolarità di una situazione nella quale gli azionisti sono chiamati a esprimersi senza conoscere ancora il quadro completo.
Nonostante le incertezze, l’amministratore delegato ha rivendicato i risultati ottenuti dalla strategia adottata dal Monte dei Paschi, sostenendo che la posizione assunta dalla banca abbia contribuito a rafforzarne il potere negoziale nei confronti dell’offerente.
“Abbiamo difeso il valore del Monte”, ha affermato Lovaglio, spiegando che l’iniziativa dell’istituto avrebbe spinto Intesa Sanpaolo a rivedere al rialzo la propria proposta, garantendo condizioni potenzialmente più vantaggiose agli azionisti. Per il vertice della banca, dunque, il risultato dell’assemblea non chiude la partita, ma apre una nuova fase di valutazioni. Insomma il futuro di Mps resta ancora da definire e il voto del 29 ottobre rappresenta un momento significativo, ma non necessariamente conclusivo, di una vicenda che inciderà sugli equilibri del settore bancario italiano.
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