Si è concluso lo scrutinio delle elezioni parlamentari in Israele, ma il risultato non consegna una maggioranza alla Knesset. Il blocco del premier Benjamin Netanyahu ha ottenuto 53 seggi su 120, otto in meno rispetto ai 61 necessari per governare. Lo schieramento del Cambiamento, guidato da Gadi Eisenkot, si è fermato a 48 seggi, mentre i partiti arabi ne hanno conquistati complessivamente 19.
Secondo quanto riferito da Haaretz, il conteggio risulta completato sulla base del 99% dei voti inseriti nel sistema. Il Likud di Netanyahu ha guadagnato un seggio rispetto alle precedenti proiezioni, salendo a 27.
La distribuzione dei seggi tra i partiti
Nel dettaglio, Yashar, il partito guidato da Eisenkot, ha ottenuto 21 seggi, seguito dall’alleanza Bennett-Lapid con 12 e dalla Lista Araba Unita con 11.
I Democratici e Ra’am hanno conquistato otto seggi ciascuno. Israel Beiteinu, il partito di Ben Gvir e Giudaismo Unito della Torah si sono attestati a sette seggi ciascuno. Shas e Sionismo Religioso, guidato da Bezalel Smotrich, hanno ottenuto sei seggi a testa.
Smentite accuse di brogli elettorali in Israele
Intanto la polizia israeliana ha smentito le accuse di brogli rivolte dal Likud ai partiti arabi. Secondo Channel 12, il presidente della Commissione elettorale, Noam Sohlberg, avrebbe chiesto allo Shin Bet di indagare su possibili interferenze straniere.
L’ipotesi riguarda presunti trasferimenti di denaro destinati a incentivare illegalmente la partecipazione al voto degli elettori arabi, con un possibile coinvolgimento del Qatar.
Risultati ufficiali attesi il 4 novembre
La Commissione elettorale centrale ha precisato che i risultati ufficiali saranno proclamati mercoledì 4 novembre, dopo un ulteriore controllo sull’integrità delle operazioni elettorali.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha auspicato la formazione di un nuovo governo israeliano e chiesto di fermare le violenze dei coloni. Sul fronte regionale, il leader di Hezbollah Naim Qassem ha dichiarato che il movimento continuerà la propria “resistenza” contro Israele indipendentemente dall’esito delle elezioni, escludendo di discutere il disarmo finché proseguirà quella che definisce l’occupazione.
Il risultato definitivo conferma dunque una situazione di stallo politico: nessuno dei due principali schieramenti dispone autonomamente dei numeri necessari per formare un governo. La composizione della prossima maggioranza dipenderà dalle possibili alleanze e dalle consultazioni successive alla proclamazione ufficiale dei risultati.
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