Arriva, dopo un braccio di ferro durato mesi, la decisione della Svizzera di “rinunciare a titolo eccezionale al rimborso” delle spese mediche sostenute per la cura dei feriti italiani nel drammatico rogo di Capodanno a Crans-Montana nel quale morirono 41 persone e 117 rimasero ferite. Secondo quanto emerso, il rimborso ammontava a circa 1,5 milioni di franchi. La premier Giorgia Meloni è stata informata della svolta dal presidente della Confederazione, Guy Parmelin, come specificato in una nota divulgata dall’esecutivo elvetico.
Il presidente della Confederazione svizzera inoltre sottolinea che “il Governo svizzero è pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite”. Appena appresa la notizia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso soddisfazione per la decisione della Svizzera, ringraziando anche il capo del dipartimento federale degli Affari Esteri svizzero, Ignazio Cassis.
Le reazioni dei familiari dei feriti
Non sono tardate ad arrivare anche le risposte dei familiari dei giovani rimasti feriti della drammatica notte. Rispondendo all’Ansa, il padre di Elsa, 15enne di Biella rimasta gravemente ferita, commenta: “È assolutamente una buona notizia. Nel senso che a me sembra anche una specie di ammissione di colpa per la Svizzera fare questo tipo di azione ammissiva”. L’uomo sottolinea che “siccome siamo in trattativa, potrebbe essere un segnale positivo”.
La giovane studentessa fu proprio tra i ragazzi che vennero ricoverati in un primo momento al Kinderspital di Zurigo. Ora il padre racconta che Elsa è “tornata a scuola, sta dando il massimo ma è chiaramente in una situazione di sali e scendi a livello umorale, è anche in una fase di vita molto complessa. I 15 e i 16 anni sono sicuramente dei periodi di difficoltà enorme”.
Umberto Marcucci invece affida il suo commento all’Agi. L’uomo è il padre di Manfredi, 16enne rimasto ferito nel rogo scoppiato al Constellation. Fu proprio Marcucci a far emergere nell’aprile scorso il caso delle fatture inviate ai familiari delle vittime: “È un bel segnale di rinnovata vicinanza”, commenta l’uomo in merito al passo indietro della Svizzera sul rimborso.
Crans-Montana, dalle fatture inviate alle famiglie alla richiesta del rimborso
A fare particolarmente scalpore furono le copie delle fatture da parte dell’ospedale di Sion a tre famiglie di feriti italiani. Da subito l’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, provò a gestire la situazione parlando di “un disguido”, esplicitando al Corriere che “non pagheranno nulla né i pazienti, né i loro familiari”.
Successivamente nel quadro si inserisce uno degli incontri più importanti per la vicenda dei rimborsi, ovvero il colloquio tra l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Cantone del Vallese, Mathias Reynard. A margine della riunione il diplomatico italiano chiarì fermamente che il nostro Paese “non pagherà le spese sanitarie per i feriti di Crans-Montana, di cui la Svizzera ha intenzione di chiedere il rimborso”.
Lo scontro si accese quando la Svizzera non mostrò alcuna intenzione di fare un passo indietro, anzi. Doria Bianchi, direttrice dell’ufficio federale delle assicurazioni sociali in uno dialogo diretto con Cornado sostenne di aspettarsi “che il vostro ministero della Salute mandi a LaMal le spese di ricovero dei pazienti svizzeri in Italia”, facendo riferimento alle vittime che sono state ricoverate al Niguarda di Milano. Insomma, alla fine la spinosa vicenda si è conclusa con la Svizzera che rinuncia al rimborso.
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