Aggiornamenti su diversi fronti in Medio Oriente. In merito alle elezioni in Israele, il blocco del premier Benjamin Netanyahu resta in vantaggio ma non dispone dei numeri necessari per governare autonomamente. Con il 92,7% dei voti scrutinati, le proiezioni assegnano 53 seggi allo schieramento del premier, 48 al blocco guidato dall’oppositore Gadi Eisenkot e 19 ai partiti arabi, su un totale di 120 seggi alla Knesset. Delle oltre 400mila schede speciali, ne risultano scrutinate circa 29mila.
La polizia israeliana ha smentito le accuse di brogli rivolte dal Likud ai partiti arabi. Secondo Channel 12, il presidente della Commissione elettorale, Noam Sohlberg, avrebbe chiesto allo Shin Bet di indagare su possibili interferenze straniere. L’ipotesi riguarda presunti trasferimenti di denaro destinati a incentivare illegalmente la partecipazione al voto degli elettori arabi, con un possibile coinvolgimento del Qatar.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha auspicato la formazione di un nuovo governo israeliano e chiesto di fermare le violenze dei coloni. Sul fronte regionale, il leader di Hezbollah Naim Qassem ha dichiarato che il movimento continuerà la propria “resistenza” contro Israele indipendentemente dall’esito delle elezioni, escludendo di discutere il disarmo finché proseguirà quella che definisce l’occupazione.
Iran, Trump annuncia la fine della guerra ma valuta nuovi raid
Resta aperto poi il confronto tra Washington e Teheran. Durante un discorso in Ohio, il presidente americano Donald Trump ha assicurato che concluderà “molto rapidamente” la guerra contro l’Iran, sostenendo che le forze iraniane siano state “duramente sconfitte“.
Parallelamente, secondo il Wall Street Journal e l’Associated Press, funzionari statunitensi avrebbero avvertito i Paesi del Golfo e altri alleati regionali di prepararsi all’eventualità di nuovi raid dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre e a possibili rappresaglie iraniane. Al momento non è stata annunciata alcuna decisione.
Intanto, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il generale Brett Sylvia, responsabile della pianificazione militare, senza fornire spiegazioni sulle ragioni della decisione.
Trump ha negato di aver incaricato formalmente il vicepresidente JD Vance di riaprire i negoziati con l’Iran. Ha tuttavia confermato di avergli dato un assenso informale per contattare Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, presentando l’iniziativa come legata all’invio di medicinali e aiuti.
Secondo il Wall Street Journal e il New York Times, una lettera trasmessa attraverso il Qatar avrebbe proposto colloqui diretti, anche sul programma nucleare iraniano. Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha ribadito che il governo continua a esaminare le possibilità diplomatiche e mantiene i contatti con i mediatori nell’ambito del proprio piano di sette giorni.
La guida suprema Mojtaba Khamenei, secondo i media iraniani, ha invece insistito sul rispetto delle condizioni poste da Teheran per porre fine alla guerra e sul mantenimento del controllo dello Stretto di Hormuz.
Hormuz, nave in fiamme e drone Usa abbattuto
Le tensioni si concentrano anche sullo Stretto di Hormuz. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha segnalato una nave in fiamme a nove miglia nautiche a nord di Khasab, in Oman, sulla base della segnalazione del comandante di un’altra imbarcazione. Non sono note le condizioni dell’equipaggio né le cause dell’incidente.
I Pasdaran hanno inoltre rivendicato l’abbattimento di un drone MQ-1 di fabbricazione statunitense a est dello stretto. Secondo l’agenzia iraniana Irna, non è stato precisato chi stesse utilizzando il velivolo.
Yemen, missile intercettato e crisi umanitaria
Il conflitto continua a coinvolgere anche la penisola arabica. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato un missile balistico lanciato dagli Houthi yemeniti verso la provincia orientale del regno.
In Yemen, le forze governative hanno attribuito agli Houthi un attacco contro l’aeroporto di Aden, che avrebbe provocato feriti tra i civili e danni materiali.
Le nuove ostilità aggravano una situazione umanitaria già drammatica. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), dall’inizio di agosto oltre 281mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case. A Taiz, secondo il Programma alimentare mondiale, più di 800mila abitanti risultano isolati dagli aiuti e circa tre quarti della popolazione dipendono dall’assistenza umanitaria. Tra le persone coinvolte figurano almeno 200mila donne e bambini.
Gaza e Cisgiordania, nuovi morti e arresti
Nella Striscia di Gaza, secondo Al Jazeera, nuovi attacchi israeliani hanno provocato almeno quattro morti e oltre trenta feriti nella zona di al-Mawasi. Altre undici persone sono rimaste ferite in un bombardamento contro un’abitazione a est di Gaza City, secondo fonti dei soccorsi.
In Cisgiordania, l’agenzia palestinese Wafa ha riferito di operazioni israeliane a Nablus, Jenin e Betlemme, con quattordici arresti. A Hebron sarebbero state arrestate altre sette persone e due sarebbero rimaste ferite, nel settimo giorno di operazioni militari.
Sempre nell’area di Hebron, la polizia israeliana ha fermato due attivisti-giornalisti dopo uno scontro con alcuni coloni ripreso in video. La dinamica degli eventi resta da chiarire.
Energia, l’Ue discute prezzi e sicurezza degli approvvigionamenti
Le conseguenze economiche della guerra sono al centro dell’attenzione europea. I ministri dell’Energia dell’Ue sono attesi in Lussemburgo per discutere l’andamento dei prezzi e la sicurezza degli approvvigionamenti. Le scorte di gas si attestano al 75%, contro l’83% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Secondo un’analisi commissionata da Greenpeace Germania, dall’inizio del conflitto in Iran l’industria petrolifera europea avrebbe accumulato 36 miliardi di euro di extraprofitti, di cui 5,06 miliardi in Italia.
L’associazione ambientalista chiede l’introduzione di un’imposta permanente sugli utili straordinari dei settori dei combustibili fossili e militare.
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