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Morti sul lavoro, l’allarme non si ferma: mille vittime in un anno

Nonostante l’appello del Presidente Sergio Mattarella, il 2025 si apre con nuove tragedie. Crescono i numeri delle “morti bianche” e restano forti le disuguaglianze tra territori, settori e lavoratori

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Rispetto della vita, della sicurezza di chi lavora. Non possono più bastare parole di sdegno: occorre agire”. Con queste parole, nel suo discorso di fine anno,il Presidente della Repubblica Sergio Mattarellaaveva richiamato il Paese a una presa di responsabilità collettiva sul tema degli incidenti sul lavoro. Un appello che, però, sembra essere rimasto inascoltato.

Il 2025 si è infatti aperto con nuove tragedie. Tra le prime vittime ci sono Francesco Stella, operaio di Lamezia Terme, morto dopo una caduta da un’impalcatura, e Carmelo Longhitano, deceduto precipitando dal tetto di una carrozzeria a Trescore Cremasco. Episodi che si aggiungono a una lunga scia di sangue che ha segnato anche il 2024.

I dati sulle morti bianche

Secondo i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, la mappa delle morti bianche in Italia evidenzia forti squilibri territoriali. Nella cosiddetta “zona rossa”, con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (31 morti ogni milione di lavoratori), figurano Basilicata, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige, Campania, Sardegna e Sicilia. Seguono le regioni in fascia arancione e gialla, mentre Veneto e Marche risultano le più sicure.

Lombardia al primo posto

In termini assoluti, è laLombardiaa registrare il numero più alto di vittime sul lavoro(121), seguita daCampania(73),Emilia-Romagna(68) eLazio(67). Numeri che confermano come il fenomeno sia diffuso su tutto il territorio nazionale, senza risparmiare le aree economicamente più sviluppate.

I settori più colpiti

A livello settoriale, il comparto più pericoloso resta quello delle costruzioni, con 147 decessi, seguito datrasporti e magazzinaggio (99),attività manifatturiere (94) e commercio (51). Proprio la manifattura guida anche la classifica delle denunce di infortunio, superando quota 65 mila casi.

Un dato particolarmente allarmante riguarda i lavoratori stranieri.Le vittime non italiane sono state 164 su 731 decessi in occasione di lavoro, con un rischio più che doppio rispetto agli italiani: 69,1 morti per milione contro 26,7. A incidere sono spesso barriere linguistiche, condizioni contrattuali più fragili e minore accesso alla formazione sulla sicurezza.

L’età, un fattore che aumenta i rischi

Il rischio cresce inoltre con l’età. Il tasso di mortalità più elevato si registra tra gli over 65 (131,5), mentre la fascia tra i 55 e i 64 anni è quella più colpita in termini assoluti di infortuni. Anche le donne pagano un prezzo significativo: 50 vittime sul lavoro e 30 durante il tragitto casa-lavoro.

Nel complesso, da inizio 2024 a fine novembre, si contano circa 1.000 morti sul lavoro, in aumento rispetto alle 968 dello stesso periodo del 2023. Un bilancio che conferma come quella delle “morti bianche” resti una delle emergenze più gravi e irrisolte del Paese.

Le parole di Mattarella restano dunque più attuali che mai: prevenire è possibile, ma servono interventi concreti, controlli più stringenti e una cultura della sicurezza che non può più essere rimandata.

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