Un lungo percorso di cure all’Istituto Giannina Gaslini di Genova, iniziato dopo un grave incidente stradale, ha permesso a una bambina di cinque anni di tornare a camminare. G.F., trasportata d’urgenza in elicottero, aveva subito una seria lesione al midollo spinale e una frattura molto instabile della seconda vertebra cervicale. Oggi, dopo mesi di trattamenti e riabilitazione, può finalmente lasciare l’ospedale e tornare a casa. Le conseguenze dell’incidente, avvenuto mentre la bambina era in auto con la madre, sembravano inizialmente meno significative.
Subito dopo il trauma, infatti, la bambina era ancora in grado di muovere braccia e gambe e non mostrava segni evidenti di paralisi. Tuttavia, nel giro di poche ore, la sua condizione neurologica è peggiorata rapidamente fino a quasi perdere completamente la capacità di muovere gli arti. Gli accertamenti medici hanno rivelato la frattura dei peduncoli della seconda vertebra cervicale, la C2, creando una instabilità della colonna vertebrale. A ciò si aggiungeva una contusione del midollo spinale insieme a un considerevole edema esteso fino ai livelli C5-C6. Di conseguenza, la bambina ha sviluppato una tetraparesi, con una grave compromissione della mobilità.

Genova, bambina di 5 anni rischia la vita e l’uso di braccia e gambe: il lungo percorso di cure
“Quando è arrivata al Gaslini di Genova ci trovavamo davanti a una situazione estremamente grave: non era in gioco soltanto la possibilità di recuperare il movimento, ma la vita stessa della bambina – spiega Gianluca Piatelli, direttore della Neurochirurgia del Gaslini – Qualunque ulteriore disallineamento avrebbe potuto determinare un aggravamento della sofferenza del midollo cervicale, già contuso ed edematoso per diversi livelli”.
Per prevenire ulteriori danni, i medici hanno deciso inizialmente di non eseguire subito l’intervento definitivo. Hanno immobilizzato rigidamente la colonna cervicale utilizzando un dispositivo Halo, proteggendo così il midollo da ulteriori sollecitazioni. Dopo la riduzione dell’edema e il miglioramento delle condizioni neurologiche, si è potuto procedere con l’intervento chirurgico. Il 2 luglio, le squadre di Neurochirurgia e Ortopedia hanno eseguito l’intervento finale per stabilizzare la colonna, applicando anche innesti ossei estesi fino alla base del cranio per garantire una fusione stabile nel tempo.
“Nella fase iniziale – spiega Andrea Moscatelli, direttore dell’Emergenza e Accettazione e della Terapia Intensiva – ci siamo trovati a gestire una bambina con una grave compromissione neurologica e una lesione cervicale estremamente instabile. Il primo obiettivo è stato evitare che al danno provocato dal trauma si aggiungesse un danno secondario del midollo”. Nel percorso terapeutico è stata inserita anche l’ossigenoterapia iperbarica, effettuata presso il Centro dedicato dell’Ospedale Policlinico San Martino. La bambina ha affrontato circa quindici sedute, raggiungendo quotidianamente la struttura durante il ricovero al Gaslini e mantenendo sempre la stabilizzazione cervicale.
“L’ossigenoterapia iperbarica consiste nella somministrazione di ossigeno a elevata concentrazione all’interno di una camera pressurizzata, aumentando la quantità di ossigeno disponibile nei tessuti – spiega Paola Salvetti, responsabile del Centro di Ossigenoterapia Iperbarica del Policlinico San Martino – In questo caso il trattamento è stato inserito all’interno di una strategia terapeutica complessiva finalizzata a contrastare la sofferenza del midollo traumatizzato”. A essere decisiva è stata anche la collaborazione tra le diverse équipe mediche. Neurochirurgia, Ortopedia, Terapia Intensiva e Medicina Fisica e Riabilitazione hanno seguito la bambina nelle varie fasi, adattando progressivamente gli interventi alle sue condizioni.
“In casi complessi come questo Neurochirurgia e Ortopedia devono procedere necessariamente di pari passo – sottolinea Federico Canavese, direttore dell’Ortopedia del Gaslini di Genova– Abbiamo lavorato insieme fin dalle prime fasi: ero presente come chirurgo sia durante il posizionamento dell’Halo sia nell’intervento di stabilizzazione vertebrale”. Il recupero motorio è proseguito parallelamente alla fase chirurgica. La riabilitazione, iniziata già durante le prime fasi del ricovero, è stata intensificata man mano che le condizioni della bambina miglioravano. Il risultato è stato il progressivo recupero della funzionalità degli arti superiori e, soprattutto, la riacquisizione del cammino autonomo.
“Il programma riabilitativo intensivo multiprofessionale di Genova è stato progressivamente modulato in relazione all’evoluzione delle capacità motorie e al raggiungimento degli obiettivi condivisi con la famiglia- spiega Chiara Tacchino, direttrice della Medicina Fisica e Riabilitazione – La costante rivalutazione degli outcome ha documentato, nel corso della degenza, un significativo miglioramento del quadro funzionale, con la riacquisizione del cammino autonomo e il progressivo recupero della funzionalità degli arti superiori”.
Il ritorno a casa è quindi una fase significativa e un traguardo per i medici e la piccola, ma non segna la fine definitiva del percorso. Data la giovane età, sarà necessario continuare a monitorare la bambina nel tempo tramite controlli regolari per osservare lo sviluppo della colonna cervicale e l’evoluzione delle parti vertebrali che non sono state sottoposte a stabilizzazione.
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