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Ex Ilva, lavoratori occupano la Prefettura di Genova nel terzo giorno di sciopero

“L’Ilva di Genova non si chiude”, lo slogan dei lavoratori che hanno occupato la Prefettura di Genova nella terza giornata di sciopero. Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto parla di “segnale positivo” in merito allo schema di decreto legge approvato ieri

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È il terzo giorno di sciopero e un gruppo di lavoratori dell’ex Ilva ha occupato la Prefettura di Genova facendo irruzione nell’edificio dal presidio di protesta in corso in largo Eros Lanfranco. Gli operai stanno scioperando per ottenere garanzie dal Governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Genova Cornigliano che al momento non sono arrivate.

Così i lavoratori hanno deciso di sedersi nell’atrio della Prefettura e alcuni al secondo piano hanno iniziato a battere i caschi gridando lo slogan: “L’Ilva di Genova non si chiude”. Secondo quanto emerso, gli operai dell’ex Ilva hanno occupato il primo piano della Prefettura e la loro intenzione sarebbe quella di passare la notte nel presidio. Nel frattempo, dopo le prime 24 ore del 12 ottobre gli operai dell’ex Ilva di Novi Ligure hanno proclamato altre 48 ore di sciopero con le Rsu aziendali e le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm.

Ex Ilva, Confindustria Taranto: “Decreto del Consiglio dei ministri rappresenta un segnale positivo”

Il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, intanto si esprime sul decreto legge approvato ieri sera: “L’investimento e l’attenzione dimostrati dal decreto del Consiglio dei ministri rappresentano un segnale positivo e concreto della presenza dello Stato e del Governo nel dare un futuro a questo territorio in attesa del giudizio della Cassazione del 20 ottobre”.

A spiegare in cosa consiste il lo schema di decreto legge è la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone durante una conferenza stampa: “Il provvedimento si compone di tre capi. Il primo è dedicato alle misure urgenti per i lavoratori”. Poi è prevista una “protezione importante” per la cassa integrazione dell’indotto, oltre che ad autorizzare i commissari a “mantenere in condizioni di riscaldo gli impianti nell’area fusoria per evitare il danneggiamento irreparabile, ovviamente dino alla pubblicazione della motivazione della sentenza della Cassazione”.

Per il presidente di Confindustria questo è “un momento molto complesso perché c’è una drammaticità. Naturalmente tutti vogliamo evitare una bomba sociale, ce lo stiamo dicendo”. Soprattutto è anche “un momento particolare per avviare una trasformazione”. Toma specifica che il decreto “sicuramente non risolve la problematica, perché per porter realizzare i nuovi progetti ci vogliono almeno dai tre ai cinque anni”. Il punto nevralgico è proprio la chiusura dell’area a caldo che potrebbe essere “qualcosa di devastante per i dipendenti diretti e indiretti che non possono vivere in cassa integrazione”.

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