Quando ci si ritrova di fronte a un CUP sovraccarico o a delle liste di attesa che sembrano interminabili, il Servizio Sanitario Nazionale lascia emergere una delle sue criticità più evidenti: il tempo. C’è infatti un momento cruciale in cui il diritto alla salute smette di essere un ideale astratto e si trasforma in una realtà tangibile: quando cerchi di prenotare una visita medica.
In Italia, oggi, l’attesa non è più un’eccezione, ma è diventata la regola. Secondo un’indagine presentata al Investing for Life Health Summit, quasi sei italiani su dieci individuano nelle liste di attesa il principale problema della sanità pubblica. Non si tratta semplicemente di un disservizio, ma di un vero e proprio ostacolo che limita l’accesso alle cure. E questa percezione trova riscontro nei fatti. Un numero sempre maggiore di cittadini si rivolge al settore privato per superare tempistiche che giudicano ormai insostenibili. La questione va oltre l’efficienza: riguarda la fiducia nel sistema.

Liste di attesa: il cortocircuito delle prescrizioni quando la domanda diventa eccesso
Negli ultimi anni, ad aver incrementato la fragilità delle liste di attesa, è stato l’aumento significativo della domanda di servizi sanitari, sebbene il sistema non sia in grado di stare al passo. Il risultato è un autentico cortocircuito. Richieste in continua crescita, capacità di risposta insufficiente e, di conseguenza, tempi di attesa sempre più lunghi. Tra i fattori spesso trascurati, ma essenziali in questo squilibrio, si tende fare leva sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, riportati da Il Sole 24 Ore, circa il 20% delle prescrizioni per visite ed esami risulta superfluo. A ciò si aggiunge un ulteriore 10% di pazienti che non si presenta agli appuntamenti prenotati. Questi elementi combinati creano un impatto significativo sul sovraffollamento del sistema sanitario. Si tratta di una dinamica con effetti concreti. Esami prescritti senza reale necessità, duplicazione di diagnostiche e accertamenti ripetuti senza solide indicazioni cliniche.
Anche Roberto Grassi, presidente della Fondazione Fism (Federazione italiana società scientifiche), intervenuto oggi a Roma durante il convegno “Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide” si è espresso sul tema: “Le regioni stanno lavorando per affrontare il problema delle liste di attesa, anche se si tratta di una questione complessa che richiede un’analisi più ampia“. Da una parte, sottolinea Grassi, ci sono aspetti positivi: aumenta la domanda di servizi sanitari e, in Italia, l’accesso alle cure è gratuito, permettendo a un numero maggiore di persone di ricevere assistenza.
Tuttavia, questi stessi fattori comportano alcune difficoltà. “La gratuità delle cure può portare talvolta a richieste non sempre appropriate o necessarie. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento del bisogno di servizi sanitari contribuiscono a far crescere la domanda. A complicare il quadro, la sanità odierna risulta più costosa rispetto al passato, a causa dei progressi in diagnostica, tecnologie e terapie, che hanno costi più elevati“, ha concluso il presidente della Fondazione Fism.
Liste di attesa, tra organizzazione e disuguaglianze: il progetto pilota condotto da Agenas
Il tema delle liste di attesa continua a essere ancheal centro del dibattito politico da anni, senza trovare una soluzione concreta. Le misure messe in atto, come l’estensione degli orari e le prestazioni straordinarie, si scontrano regolarmente con problemi strutturali di fondo. Tra questi, la carenza di personale, un’organizzazione disarticolata e la marcata regionalizzazione del sistema sanitario. A tali criticità si aggiunge il problema dei cosiddetti “no show“, ovvero i mancati appuntamenti da parte di pazienti che bloccano slot disponibili senza usufruirne, non presentandosi senza alcun preavviso.
Questo fenomeno, a sua volta, alimenta inefficienze e sprechi, rallentando ulteriormente l’accesso alle cure per altri cittadini. Nel contempo,l’utilizzo del privato continua a crescere, non sempre come una scelta libera, bensì spesso come una necessità imposta dalle circostanze. Questo fenomeno si afferma a un dato ancor più allarmante: il numero crescente di persone che, per i tempi delle liste d’attesa, rinunciano del tutto alle cure mediche. Chi ha disponibilità economica infatti, può pagare per riceverecure tempestive; chi invece non può permetterselo è costretto ad attendere, o peggio, a rinunciare.
Nel frattempo, mentre il dibattito sulle riforme, sugli investimenti e sulle liste di attesa prosegue, emergono nuove sperimentazioni: progetti pilota condotti da Agenas – ente pubblico italiano il cui compito è fornire supporto tecnico a Stato e Regioni per promuovere il miglioramento della qualità, dell’efficienza e dell’equità del Servizio Sanitario Nazionale – stanno testando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per ottimizzare l’appropriatezza prescrittiva.
I primi risultati mostrano miglioramenti significativi, indicando che una parte del problema potrebbe essere risolta intervenendo sul piano organizzativo e decisionale. Tuttavia, il sistema sanitario universale non si giudica unicamente per ciò che è in grado di offrire, ma anche per la tempestività con cui rende effettivi i propri servizi. E oggi, in Italia, proprio questa è la ferita aperta. Il diritto alla salute è sancito, ma troppo spesso arriva con un ritardo che lo rende vano.
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