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Ucraina, Meloni scrive a Costa: “Entro dicembre Ue decida chi è nostro negoziatore”

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“Caro Antonio, alla luce dei più recenti sviluppi, sono costretta a tornare su un tema che ho più volte sollevato in Consiglio Europeo. Mi riferisco alla necessità, per l’Europa, di parlare con una sola voce sulla questione ucraina. Necessità ormai improcrastinabile“. E’ netta, intransigente, Giorgia Meloni nella lettera che ha inviato al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ripercorrendo quanto accaduto nell’ultimo mese, con incontri sparsi tra Usa, Scandinavia, Berlino, Bruxelles, Medio Oriente.

“A Miami un incontro ‘informale’ tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraine, e rappresentanti Nato e Ue è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi – ricostruisce il premier – Poi ci siamo riuniti a Oslo. Poi giorni dopo, a Helsinki, durante la sessione del Consiglio Nordico, il presidente Stubb e il primo ministro Store hanno sospeso i lavori per una telefonata ‘a titolo nazionale’ con il presidente russo Putin“.

Ebbene, dopo questi appuntamenti, come ricorda Meloni, è stata convocata per il 19 novembre a Berlino, una riunione della Coalizione dei Volenterosi, che riunisce 37 Stati. “Ma, una settimana prima, cioè il 12 novembre – margine della Comunità Politica Europea – siamo stati convocati a una riunione del cosiddetto ‘formato Berlino’, che ha una composizione ancora diversa da tutte le altre che ho citato“, spiega il presidente del Consiglio sollevando dubbi sull’azione a mosaico e frammentata con cui sta procedendo l’Unione per affrontare il tema dell’Ucraina.

“Come se non bastasse, apprendo che in questi giorni hanno luogo riunioni di livello tecnico a Bruxelles, e che è prevista una non meglio precisata presenza europea ai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana. E, nel frattempo, ci saremo visti al Consiglio Europeo informale di Dublino“. Insomma, una ricostruzione, quella del premier che spiegherebbe “più di qualsiasi parola quanto tutto questo ci stia rendendo poco credibili nella gestione di uno dei dossier più complicati con i quali le nostre Nazioni si confrontano”.

In sostanza, per Meloni, tutti gli attori impegnati nella questione si renderebbero conto di come, “dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso, non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui“. Quindi, è la conclusione del premier, tutto questo è “inaccettabile, atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza“.

La formula di una lettera, dunque, per mettere nero su bianco queste parole, come la stessa Meloni ha tenuto a spiegare. Perché vuole che rimanga agli atti “che non mi presto a questa dinamica, né intendo restare a guardare mentre si consuma“. Un intento che va anche oltre, ovvero “sgombrando il campo da qualsiasi equivoco: non sto chiedendo un posto per l’Italia in questo o quel formato. Tutt’altro: se può rendere la mia richiesta più credibile, sono pronta a dire che non chiedo questo ruolo né per me né per l’Italia“.

Anzi, Meloni non esita a far notare come “quando abbiamo potuto, non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo, e non lo faremo domani“, ma “non siamo disposti ad accettare che si negozino, in assenza di un mandato, impegni che anche la nostra Nazione sarà poi chiamata ad assumere“. Inoltre, sottolinea, il risultato ci sta molto più a cuore del formato, e perché “l’Europa possa ambire a determinarlo deve parlare con una voce sola, e autorevole”.

Ciò su cui Meloni insiste è che si decida una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in rappresentanza dell’Unione Europea, e con quale mandato: “Perché procedere in ordine sparso, con iniziative che si rincorrono e si accavallano non ci aiuterà, né con i nostri partner, né con chi dobbiamo convincere a fermare un’aggressione insensata“.

E quindi, un’unica finale richiesta “formale” al presidente Costa, a cui Meloni promette di dare sempre il suo “sostegno“. Ovvero, che nel prossimo Consiglio Europeo informale di Dublino venga discussa la questione, affinché il Consiglio europeo di dicembre sia in grado di formalizzare una decisione definitiva,“anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati. In caso contrario, temo che rischiamo di condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale“.

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