“Non se lo aspettano neanche questa volta“. Nella sede del Partito Democratico domina un marcato entusiasmo dopo la svolta impressa al percorso per la costruzione dell’alternativa. I quattro storici leader dell’opposizione si sono riunti, seppur in videoconferenza, per un confronto schietto.
Il risultato è la definizione di una crono-tabella ufficiale che stabilisce tempi e perimetri del fronte progressista. Per la dirigenza dem, il cammino verso l’unità è ormai irreversibile e cresce la convinzione di poter raggiungere l’obiettivo di sempre: superare Giorgia Meloni, conquistare il governo e rinnovare il Paese.
La leadership di Elly Schlein e il fattore europeo
Al Nazareno nessuno dubita che la guida della coalizione spetterà a Elly Schlein, favorita sia nella consultazione di febbraio sia nella sfida delle elezioni generali. A sostenere la candidatura della segretaria non ci sono soltanto il peso politico del PD, il radicato patrimonio territoriale e una solida macchina organizzativa, ma anche uno scenario internazionale favorevole.
Viene evidenziato infatti come, in caso di sconfitta della sinistra in Spagna, una vittoria in Italia farebbe del Paese l’unico governo a guida socialista seduto nel Consiglio europeo.
Il calendario dei gazebo e il rischio logoramento
Per concretizzare il progetto serve precisione su ogni dettaglio. La stesura della piattaforma programmatica procederà parallelamente alla definizione delle regole per le primarie, fissate per febbraio 2027. Schlein ha avallato la data, sebbene permanga il timore che un’investitura troppo anticipata, soprattutto se il voto politico si terrà a scadenza naturale in autunno e non in primavera, possa esporre la candidatura a una lunga usura.
Inoltre, la vicinanza alle festività natalizie ridurrà al minimo i tempi di propaganda, con il rischio di un calo dell’affluenza.
Regole del voto e l’ipotesi doppio turno
Tra i problemi principali l’organizzazione delle candidature. Data l’impossibilità di negare uno spazio ai partiti minori, l’ipotesi più accreditata è l’introduzione di un doppio turno sul modello delle primarie del 2012.
Nelle ultime settimane la segretaria ha lavorato per favorire la convergenza delle forze moderate in un unico polo centrista, riducendo i contendenti e superando l’avversione di Giuseppe Conte nei confronti di Matteo Renzi. Il leader del M5S continua infatti a sottolineare che un’eventuale presenza dell’ex premier in coalizione rischia di allontanare l’elettorato pentastellato, compromettendo la vittoria finale.
Il nodo del programma: nessuna deroga sulla politica estera
Lo scoglio finale riguarda il programma d’intesa, che per il PD dovrà essere definito in maniera analitica e vincolante prima della consultazione, in particolare sui temi di politica estera e sulle spese militari per l’Ucraina. Al Nazareno si esclude la possibilità di accordi parziali o rimandati dopo il voto delle primarie, ma la fiducia nella tenuta dell’alleanza resta salda
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