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Angelo Fabiani, la strategia per rilanciare la Lazio: prima in solitaria dopo 16 anni

Dalla conoscenza del mercato alla capacità di costruire una squadra competitiva con risorse limitate: il lavoro del direttore sportivo biancoceleste trova riscontro nei risultati sul campo

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Prima le preoccupazioni per una stagione che si prospettava complicata, ora il primo posto in classifica. La Lazio ha ribaltato le aspettative e, dopo sedici anni, è tornata da sola in vetta alla Serie A. Il risultato ci deve far guardare oltre il campo, verso chi ha contribuito a costruire la squadra. Tra questiAngelo Fabiani, direttore sportivo biancoceleste, che grazie alla sua esperienza e conoscenza del mercato è riuscito a comporre un team di tutto rispetto con le risorse economiche che aveva a disposizione.

E pensare che c’è stato un momento in cui qualcuno arrivava persino a evocare lo spettro della Serie B. Oggi, invece, la Lazio conta 28 punti nelle prime dieci giornate e si posiziona al primo posto sul tabellone. A regalarle il primato solitario è stata la vittoria contro il Cagliari, mentre l’Inter scende al secondo posto dopo la sconfitta contro il Milan. Il risultato porta anche la firma di Angelo Fabiani: a decidere la partita Andrea Pinamonti, su assist di Alfonso Pedraza, due giocatori arrivati nell’ultima campagna acquisti.

Angelo Fabiani, una carriera costruita nel calcio

L’esperienza del direttore sportivo è frutto di una carriera costruita attraverso realtà e categorie differenti. Il suo percorso gli ha permesso di maturare conoscenze e capacità negoziali e gli ha insegnato a individuare opportunità anche quando il budget non consentiva grandi investimenti.

Alla Lazio Fabiani si è confrontato con vincoli economici e necessità di rinnovamento, tentando sempre di conciliare competitività e sostenibilità. Le cessioni di Castellanos e Guendouzi, così come gli arrivi di Taylor, Frattesi, Pinamonti e Sutalo, sono esempi della volontà di costruire una squadra in grado di rispondere alle esigenze tecniche senza perdere di vista gli equilibri finanziari.

Il lavoro di un direttore sportivo non consiste soltanto nell’acquistare e vendere calciatori, infatti bisogna conoscere gli equilibri dello spogliatoio, confrontarsi con l’allenatore, seguire i giocatori nel loro percorso di crescita e capire quando sia opportuno investire oppure rinunciare a un’operazione. E queste competenze Fabiani le ha maturate nel corso della lunga carriera.

E poi c’è da dire che il suo operato si inserisce in un ambiente in cui il rapporto tra società e tifoseria attraversa momenti di tensione. E le contestazioni inevitabilmente coinvolgono anche il direttore sportivo, spesso identificato con le decisioni della proprietà. E’ un’associazione comprensibile per il ruolo che ricopre, ma non dovrebbe essere l’unico criterio con cui valutare la sua professionalità.

Fabiani lavora per la Lazio, all’interno di una struttura societaria della quale deve rispettare indicazioni e possibilità economiche. È una responsabilità che appartiene al suo incarico, non un elemento che di per sé ne sminuisce il valore. Fare gli interessi della società vuol dire anche cercare di mettere la squadra nelle migliori condizioni possibili, utilizzando gli strumenti e le risorse disponibili.

Naturalmente, dieci giornate non bastano per tracciare un bilancio definitivo ma il primo posto della Lazio è un segnale importante. Il merito appartiene all’allenatore e ai giocatori ma anche a chi ha contribuito a costruire la squadra. Fabiani ha dedicato anni al calcio e le responsabilità e le scelte non sono state sempre semplici. Tutto sta nell’esperienza, quella di chi è in grado di costruire qualcosa di competitivo anche in condizioni poco ideali, lasciando che siano i risultati a parlare prima del resto.

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