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Manovra, via libera dal governo. Irpef al 33% fino a 55mila euro e fondo previdenziale per nuovi nati

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Luce verde dal governo alla Manovra dal valore complessivo di 26 miliardi di euro, che ha ottenuto il lascia passare al primo testo di quella che diventerà la Legge di Bilancio 2027, e che ora dovrà affrontare l’esame del Parlamento. Lavori intensi per arrivare a una quadra, trattative serrate nella maggioranza e un confronto con Bruxelles sui margini di flessibilità dei conti pubblici fino all’ultimo.

Tra le novità emerge un fondo previdenziale per i neonati, con un contributo dello Stato di 100 euro all’anno fino al compimento dei 18 anni, fortemente voluto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Inoltre, è confermato l’intervento sul secondo scaglione Irpef, che verrà alzato a 55 mila euro e, come specificato dal premier Giorgia Meloni, il taglio al bollo diventa strutturale e definitivo. Resta invece la pecora nero del Consiglio dei ministri il decreto bollette, che avrebbe dovuto introdurre nuove misure contro il caro energia, compreso un tetto al prezzo del gas.

Una manovra, l’ultima della legislatura prima delle elezioni politiche, che arriva in un contesto socio-politico estremamente delicato, segnato dalla pressione sui bilanci delle famiglie, dalle difficoltà delle imprese e dalla necessità di trovare coperture per gli interventi su fisco, pensioni e sostegni sociali.

Quanto al taglio dell’Irpef per il ceto medio, le discussioni sono state intense. Fino alle ultime ore il governo ha lavorato per trovare le risorse necessarie ad ampliare lo sconto fiscale, confermato alla fine dal presidente del Consiglio. In sostanza, viene alzata da 50 mila a 55 mila euro la soglia di reddito entro la quale applicare l’aliquota del 33%. Un intervento dunque ridimensionato rispetto agli annunci dei mesi scorsi, quando si parlava di un tetto a 60 mila euro. “Il beneficio massimo”, ha spiegato infatti Meloni in conferenza stampa è pari a 500 euro l’anno. 

Chiaramente si tratta di un intervento che richiede nuove coperture, che potrebbero essere individuate in un ulteriore aumento del prelievo su banche e assicurazioni, oltre ai già 5 miliardi previsti a carico del settore finanziario. Una soluzione che rischia però di riaprire le tensioni nella maggioranza, soprattutto con Forza Italia, contraria fin dall’inizio a un inasprimento della tassazione sugli istituti di credito.

Sul decreto bollette non affrontato in Cdm, stando a fonti qualificate citate dalle agenzie,tra le misure anticipate figura un price cap sul gas fissato a 58,9 euro per megawattora, con una durata prevista di 12 mesi, prorogabile fino a un massimo di 18. Il tetto annunciato riguarda il prezzo del gas, ma restano da chiarire il mercato di riferimento, il funzionamento del meccanismo e le modalità con cui l’eventuale beneficio si trasferirà sulle bollette.

L’obiettivo del decreto è contenere il costo dell’energia per famiglie e imprese, particolarmente esposte alle oscillazioni dei prezzi internazionali. Insomma, con il rinvio della discussione, per ora, il price cap resta una misura annunciata e non ancora approvata.

Un salvadanaio previdenziale che comincia a riempirsi fin dalla nascita, quando la pensione è ancora un orizzonte lontanissimo. È questa l’idea alla base di una delle novità della manovra. A partire dal 2027, secondo quanto riferito da fonti di governo, lo Stato verserà 100 euro all’anno per ogni nuovo nato, fino al compimento del diciottesimo anno di età. In totale, ipotizzando 18 versamenti annuali, il contributo pubblico raggiungerebbe 1.800 euro per ciascun beneficiario, senza considerare eventuali rendimenti.

La proposta, sostenuta da Giorgetti e condivisa dagli alleati di maggioranza, riprende un progetto lanciato durante l’estate dal presidente dell’Inps. Il meccanismo originario prevedeva l’apertura di una posizione previdenziale intestata al bambino, con la possibilità per genitori e nonni di aggiungere risorse e, una volta raggiunta la maggiore età, per il giovane di continuare ad alimentare il proprio capitale. La versione definitiva dovrà chiarire se queste caratteristiche saranno confermate, come verranno investite le somme e quando potranno essere utilizzate.

In manovra anche la riforma dell’artigianato che dà la possibilità di aumentare i limiti dimensionali e un decreto legislativo con varie semplificazioni e una norma in manovra. Nel caso di aziende con un’anzianità di iscrizione di almeno 7 anni, si leggeva nella bozza, è possibile l’incremento per un massimo del 20% dei limiti vigenti per le singole categorie, mantenendo la qualifica di impresa artigiana. La misura che aumenta i limiti dimensionali prevede una predita di gettito e verrà inserita in legge di Bilancio. In forza delle vigenti agevolazioni contributive e previdenziali previste per il datore di lavoro artigiano e per i lavoratori del settore, infatti, le disposizioni creano una perdita di gettito quantificato in 202,9 milioni in 10 anni.

Nella manovra “rendiamo strutturale il bollo auto, secondo come lo avevamo licenziato in uno degli ultimi consigli di ministri”, spiega il premier nel punto stampa post Cdm specificando che non ci sarà bollo auto sulle auto di piccola e media potenza, fino a 80 kilowatt, e sulle moto. Parliamo di circa il 70% dei veicoli in circolazione”.

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