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Dossieraggi, la Commissione Antimafia approva la relazione della maggioranza

La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza sul filone d’inchiesta dedicato ai dossieraggi. Il testo è stato approvato con 29 favorevoli, i rappresentanti di Italia Viva si sono astenuti, l’opposizione ha presentato relazioni alternative

4 Min di lettura

Il caso Dossieraggio torna a far parlare di sé grazie al via libera della Commissione parlamentare Antimafia alla relazione di maggioranza sul filone d’inchiesta dedicato proprio a questo argomento. La questione fa riferimento alla possibile raccolta illecita di informazioni riservate, documenti o dati riguardanti persone, solitamente figure politiche o pubbliche, con lo scopo di ricattare, manipolare o vendere informazioni nel mercato nero.

Si tratta di una delle vicende più delicate degli ultimi mesi perché si concentra sul rapporto tra apparati dello Stato, politica e gestione delle informazioni sensibili. Il testo è stato approvato con 29 voti favorevoli contro 11 contrari, mentre i rappresentanti di Italia Viva si sono astenuti sul documento complessivo votando però a favore del paragrafo relativo alle denunce del senatore Matteo Renzi. L’opposizione ha invece presentato relazioni alternative.

L’indagine parlamentare che ha dato un corpo alla relazione sul Dossieraggio

Al centro del lavoro della Commissione, presieduta da Chiara Colosimo, la ricostruzione delle attività legate agli accessi abusivi alle banche dati riservate, che avrebbero riguardato esponenti politici e del mondo economico. Un’indagine parlamentare costruita su una mole imponente di materiale, 66mila pagine provenienti dalla Procura di Roma, e sulle audizioni svolte a Palazzo San Macuto.

Secondo la relazione approvata, non si tratterebbe di episodi isolati ma dell’emersione di un sistema caratterizzato da accessi abusivi “sistematici”, vulnerabilità organizzative e scelte discrezionali ritenute non obbligate, con atti contestati da più uffici giudiziari. Un quadro che la presidente Colosimo ha definito come “un vero e proprio attacco alle istituzioni democratiche“, sottolineando la volontà di consegnare al Parlamento un documento capace di rendere leggibile anche ai non addetti ai lavori una vicenda complessa e stratificata.

Figura centrale del filone d’inchiesta è quella del tenente della Guardia di finanza, Pasquale Striano, in servizio alla Direzione nazionale antimafia, attorno al quale ruota una parte significativa degli accertamenti sugli accessi alle banche dati.

Il caso dossieraggi separa il mondo politico

La spaccatura politica si riflette nella scelta delle opposizioni di votare contro il testo di maggioranza e di depositare proprie relazioni. Una è stata sottoscritta dal gruppo del Partito Democratico insieme a esponenti del Movimento 5 Stelle (con l’esclusione di Scarpinato e De Raho) e di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre i pentastellati hanno presentato anche un documento autonomo. Segno di una lettura dei fatti che resta profondamente divisa sul piano politico oltre che istituzionale.

L’approvazione della relazione non produce effetti giudiziari diretti, ma ha un peso rilevante sul piano politico. Diventa innanzitutto la posizione ufficiale della Commissione Antimafia e poi una bussola per orientare il confronto parlamentare e pubblico su una vicenda delicata. Una storia che affonda le sue radici in temi importanti come la sicurezza dei dati, l’uso delle informazioni e l’equilibrio tra poteri dello Stato. L’approvazione è quindi un passaggio che, più che chiudere il caso, ne consolida la dimensione politica.

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