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Adinolfi esce dal carcere e torna ai domiciliari dopo i post pubblicati

Il leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, si trovava in carcere e dopo aver utilizzato i social nonostante il divieto. Dopo un mese dalla misura è stata accolta l’istanza di scarcerazione e il giornalista torna ai domiciliari

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È stata accolta l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia. Il giornalista è accusato di truffa aggravata e continua, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi. Per le accuse a suo carico il politico si trovava ai domiciliari dallo scorso 8 luglio, poi i 23 post sulla piattaforma Facebook e 49 articoli pubblicati a sua firma tramite il suo blog. Nel frattempo sempre a luglio scorso, il Tribunale di Torino ha condannato il giornalista per discriminazione nei confronti dell’Islam per alcuni post pubblicati tra il 19 e il 26 gennaio scorso.

Tornando ad oggi, la custodia cautelare in carcere sarebbe poi scattata a causa di alcune violazioni delle prescrizioni, tra le quali l’utilizzo dei social. A margine della decisione il legale difensore del giornalista, Pablo De Luca, si dice soddisfatto per “l’affievolimento della misura cautelare”. Già da quando il provvedimento era scattato il giornalista si era fermamente opposto alla misura, pubblicando un nuovo post sul suo profilo di Facebook.

Mario Adinolfi e il post dove ha comunicato che lo portavano in carcere

In particolare, il 21 settembre scorso il politico pubblica proprio il decreto tramite il quale veniva mandato al carcere romano Regina Coeli. Insieme alla foto del provvedimento la scritta:“Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”. Secondo quanto emerso, le accuse della Procura si basano su tre siti che Adinolfi avrebbe promosso, spingendo presumibilmente numerosi utenti ad acquistare delle “quote” di gruppi scommettitori. In particolare, si tratta di “Scommessa Collettiva”, “VIP Coppa” e “VIP Plus”. L’accusa spiega che questo tipo di sistema sarebbe stato promosso tramite social e passaparola. Per questo, dopo la misura cautelare ai domiciliari vi era l’obbligo per il giornalista di “non utilizzare in alcun modo, salvo per contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici”.

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