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Vance volta le spalle a Trump e spacca i Maga: “La sconfitta è colpa della guerra in Iran”

Il numero due della Casa Bianca tenta di riposizionarsi rispondendo a una duplice urgenza strategica. Ovvero, sopravvivere politicamente alla disfatta e avviare la faticosa riconquista dei moderati del Gop rimasti da tempo ai margini di ogni decisione ed ora pronti a chiedere il conto

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E’ resa dei conti nel Gran Old Party dove i contraccolpi della sconfitta elettorale alle midterm hanno aperto una faglia tra la vecchia leadership e i suoi presunti eredi. Ebbene, con il Congresso nelle mani dei democratici, tra i rossi si cercano i capri espiatori per giustificare la batosta e i due delfini della galassia Maga, JD Vance e Marco Rubio, sono in prima linea esposti al fuoco incrociato delle correnti repubblicane.

Il numero due della Casa Bianca, che aveva rimandato qualsiasi decisione sulla corsa alla presidenza a dopo le midterm, prova ora a smarcarsi e riconquistare l’ala più moderata del partito da tempo apatica sull’operazione in Iran volta da Donald Trump. “il vero motivo per cui abbiamo perso è chiaro a tutti, è la guerra“, scrive in un lungo post su X, e non senza stilettate polemiche: “Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi 6 anni sia stato un prezzo accettabile, allora fatelo“.

E così, mentre il segretario di Stato Rubio è rimasto in religioso silenzio nell’arco dell’intera amara giornata, le parole di Vance sono state interpretate da molti come una manovra di sganciamento dall’ombra ingombrante del tycoon al quale però in questi due anni non è mancato a fare sviolinature di ogni genere. Insomma, ora, il numero due tenta di riposizionarsi rispondendo a una duplice urgenza strategica. Ovvero, sopravvivere politicamente alla disfatta e avviare la faticosa riconquista dei moderati rimasti da tempo ai margini di ogni decisione ed ora pronti a chiedere il conto.

Conti che arriveranno anche sulla scrivania di Pete Hegseth. Dopo voci rilanciate dai media a stelle e strisce secondo cui Trump fosse impegnato in consultazioni con i consiglieri sull’opportunità o meno di rimuovere il segretario alla Difesa dall’incarico, lo stesso presidente ha smentito i rumors: “Non sto valutando di rimuoverlo, sta facendo un ottimo lavoro“, ha assicurato. Ma l’ascia non sembra essere stata sepolta.

In assoluto, comunque, Vance e Rubio si muovo su binari differenti. Il vicepresidente si è esposto parecchio nel corso della campagna elettorale per sostenere la volata dei candidati repubblicani. Al contrario il segretario di Stato, ha avuto un approccio molto più defilato sulle midterm. Comprensibile considerando che potrebbe lavorare la conferma della Florida, il suo Stato, rimasto saldamente in mani rosse. Le sue posizioni infatti, sono più vicine a quelle repubblicane tradizionali, inclusa l’ostilità verso la Russia e la Cina, che lo mettono nelle condizioni migliori per divenire un punto di riferimento in un Gop che cerca nuovi orizzonti.

Dalla batosta elettorale, in altri termini Trump ha invece abbandonato la sua nave. Il grande successo del tycoon del 2016, oltre alla sconfitta di Hillary Clinton, fu quello di convincere milioni di americani di rappresentare un cambiamento rispetto allo stagno politica verso cui avevano maturato una profonda sfiducia.

Criticando ad esempio la guerra in Iraq, rimproverando i repubblicani per gli errori in politica estera e quindi promettendo di porre fine al ciclo di infiniti interventi militari che avevano reso gli States più poveri e deboli. Una promessa che ha perso completamente consistenza con la guerra contro l’Iran scatenata proprio da lui.

Insomma, in sintesi, la lettura ideale arriva dalle parole di Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’Onu nel primo mandato del tycoon, che ha spiegato come la sconfitta delle midterm sia maturata “perché Trump ha snaturato i repubblicani“.

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