Italia, Serbia, Kosovo: cosa fare geopoliticamente?

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Il contesto geopolitico attuale si dovrebbe proporre con ancora più autorità nel superare le eredità del passato

Paradossalmente i contrasti interni tra serbi e kosovari possono rappresentare l’ennesimo dramma alle porte del nostro paese, ben più serio e pericoloso di quello già vissuto con il conflitto russo – ucraino, soprattutto dal punto di vista geoeconomico e geoenergetico.

Si dava per scontato un cambio di fronte nello scenario balcanico con l’avvio delle operazioni commerciali del gasdotto di interconnessione situato tra la Grecia e la Bulgaria – IGB – potendosi prefigurare anche una nuova era per la UE, soprattutto in termini di approvvigionamento energetico; tuttavia il riaccendersi di tensioni, non del tutto sopite e derivanti da una possibile ridistribuzione degli equilibri di potere tra i vari “regional players” (se così possono definirsi), mettono in difficoltà la sicurezza internazionale.

Il contesto geopolitico attuale si dovrebbe proporre con ancora più autorità nel superare le eredità del passato e impegnarsi in negoziati significativi su ciò che conta davvero per il Kosovo, la Serbia, il loro popolo e l’intera regione.

Fine ultimo, soprattutto per l’Unione Europea, non può che essere la normalizzazione delle relazioni tra le due parti come fattore chiave per far avanzare il loro rispettivo percorso europeo“, ha dichiarato l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE Josep Borrell, avvertendo altresì che “le tensioni in corso tra Serbia e Kosovo sono le più pericolose dal 2013”.

La Crisi Serbo-Kosovara potrebbe giocare un ruolo davvero fondamentale sia sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, sia sul problema dei migranti, alla luce della grave crisi energetica che negli ultimi tempi sta colpendo l’Ucraina, non passandosela climaticamente un granché bene durante la stagione invernale, con temperature rigidissime.

E allora l’Italia,  in una prospettiva geografica e geostrategica nel cosiddetto “Mediterraneo Balcanico”, non può esimersi dall’esercitare la propria ingerente ed autorevole posizione, forte dell’attuale contesto Unionale ed Internazionale.

Per cui l’Italia non deve fare altro che spendersi maggiormente in investimenti in quelle regioni, ma soprattutto rinnovare le già avviate attività diplomatiche e culturali. Pur non essendo a tutti gli effetti una potenza globale, con l’insediamento di questa nuova compagine governativa potremmo muoverci con molta più scioltezza all’interno di una cornice di riferimento europea e atlantista, senza dimenticare il pragmatismo che è parso trapelare a Bali. L’amicizia tra l’Italia e la Serbia ha ormai raggiunto livelli impensabili sotto l’aspetto economico – produttivo rispetto al 1993, in termini di delocalizzazione di imprese Italiane presenti sul territorio serbo: solo per citare alcune aziende che operano in modo costante vi sono Calzedonia, Fiat, Magneti Marelli, Intesa Sanpaolo Bank, Unicredit, UnipolSai , Delta Generali Spa, Ferrero. L’ultimo rapporto dice che sono presenti in Serbia circa 680 imprese, e sono sole alcune delle aziende presenti sul territorio serbo.

Ma la Serbia ha anche il grande vantaggio nel settore delle energie rinnovabili, tema tanto caro in questo momento per l’Europa, argomento di forte importanza sotto il profilo della collaborazione economica, nonché uno dei “principali pilastri delle eccellenti relazioni tra Italia e Serbia”, che qualche anno fa ha celebrato i 140 anni di rapporti diplomatici e i 10 anni di partenariato strategico. L’Italia è il secondo partner commerciale della Serbia, con un interscambio di 4 miliardi di euro, e il nostro Paese è tra i principali investitori esteri in Serbia con circa 680 aziende che danno lavoro a più di 30 mila persone.  Gli anni trascorsi dal conflitto sono ventitré, ma le tensioni interetniche sono ancora qui, irrisolte, pronte a riaffiorare, come con le barricate del luglio scorso alla frontiera tra Serbia e Kosovo. Speriamo che queste tensioni tra le due etnie possano cessare e che soprattutto il governo italiano sia protagonista di un patto di amicizia serio che possa durare per la pace dell’intera area balcanica.

Antonio Circosta – Francesco Serra

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