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Marco Gervasio: quando i sogni diventano realtà | INTERVISTA

Il disegno è passione, è puro flusso creativo ed ardore. Disegnare le storie di Topolino e di Paperino è realizzare il sogno dell'autore romano nel cui animo convivono due personalità, diverse ma non opposte, accomunate dall'amore profondo per la Disney. Influenzato stilisticamente da grandi maestri del fumetto italiano, si è poi differenziato creando anche nuovi personaggi. Emozione, felicità e soddisfazione nei momenti di incontro e di confronto, dai quali si apprendono i gusti dei lettori che cambiano con l'evolversi dell'attualità

15 Min di lettura

Marco Gervasio è disegnatore, illustratore e sceneggiatore, da 29 anni nello staff della Disney. Ex allievo della Scuola Romana dei Fumetti, dove tutto ha avuto origine ed attualmente è insegnante. Entusiasmo e creatività caratterizzano le aule, le stanze. Persino nei corridoi si respira la stessa elettrizzante atmosfera. Ragazzi e ragazze disegnano, si confrontano, creano e si agirano, agiscono in quegli spazi nel cuore della capitale con una gioia contagiosa.

Il disegno è passione. È una fiamma, è puro flusso creativo ed ardore che nasce e si manifesta nei primi anni di vita. Marco Gervasio inizia a disegnare, infatti, quando frequenta le scuole elementari. Alla lettura dei fumetti di Topolino ed il Corriere dei Piccoli comprende la volontà di voler disegnare, ma non un qualsiasi fumetto. Poter realizzare le storie di Topolino e Paperino diventa il suo sogno.

Nella storia di ogni persona ci sono eventi che aiutano, favoriscano, indirizzano ad approfondire una vocazione, a percorrere una strada. Per Marco Gervasio quando si è accesa la fiamma per la passione come disegnatore? e quando ha capito che il fumettista sarebbe stato il suo ‘mestiere’?

La fiamma si è accesa subito. Ho iniziato a disegnare fumetti quando ero alle elementari e leggevo Topolino e il Corriere dei Piccoli. Da quelle prime letture compresi di voler disegnare le storie di Topolino e di Paperino. Ero alle elementari e nel tempo libero disegnavo, male, ma disegnavo. Ho continuato con questa passione del disegno durante tutto il periodo della mia carriera scolastica: disegnavo alle medie, al liceo e anche quando mi sono laureato in Economia e Commercio. Non ho mai smesso di disegnare. Era sicuramente quello che volevo maggiormente fare. Ogni qual volta mi domandavano cosa volessi fare da grande rispondevo senza alcun dubbio di voler fare proprio il disegnatore di fumetti di Topolino, nient’altro. È arrivata tardi la consapevolezza che quello potesse essere un vero e proprio lavoro, quando avevo già la laurea in mano. Mi sono iscritto alla Scuola Romana dei Fumetti, dove attualmente insegno. In un velocissimo anno ho appreso le tecniche che mancavano alla mia formazione ed ho disegnato numerosissime tavole di Topolino. Alla fine di quell’anno ho avuto l’occasione di incontrare Giovan Battista Carpi, che al tempo, era il direttore artistico della prestigiosa Accademia Disney. Ha apprezzato le mie tavole e da 29 anni lavoro alla Disney.

Marco Gervasio ha mai tradito Topolino?

Di solito nella vita ogni persona ha sviluppatoparticolari doti artistiche dopo aver incontrato qualcuno che si è poi rivelato un vero e proprio mentore. Anche per Marco è valsa questa regola?  

Due sono state le mie figure di riferimento: Corrado Mastantuono che mi ha permesso di avvicinarmi alla Disney e Giovan Battista Carpi invece di entrarvi. Giovan Battista Carpi è stata la persona che, dopo aver visto le mie pagine a fumetti, che tecnicamente si chiamano tavole, mi ha portato a Milano nella redazione di Topolino. Mi ha dato la possibilità di farne parte. Prima, però, ho avuto l’occasione di conoscere, tramite una comune amicizia,Corrado Mastantuono, un disegnatore romano di Topolino che insegnava saltuariamente alla Scuola Romana dei Fumetti, dove mi sono iscritto in virtù della sua presenza. Era il mio riferimento quando disegnavo le pagine di prova e da lui ricevevo le indicazioni in merito a modifiche e correzioni da apportare alle stesse.

Un fumettista si rapporta con vari generi narrativi, il cui stile è influenzato da sensibilità, eventi e persone. Marco da cosa e da chi è stato influenzato?

Mi influenza un po’ tutto: un film o una serie tv che guardo, un libro che leggo. Gli input su cui lavorare, l’idea per scrivere una nuova storia mi può entrare nella testa da qualsiasi elemento: chiacchierare con amici, navigare su internet. Il mio modo di disegnare, il mio stile si rifà a Giorgio Cavazzano. Maestro e disegnatore della Disney, è stato per me, come anche per altri disegnatori dello stesso periodo, il riferimento stilistico degli inizi, per poi differenziarmi successivamente. Cavazzano ha portato il classicismo dei personaggi Disney nella modernità che conosciamo.

Marco Gervasio da chi è stato influenzato?

Un pilota ha bisogno di una hostess e degli assistenti per condurre bene il volo, in sala operatoria un medico interagisce con un ferrista. Come fa Marco invece a gestire insieme il ruolo di disegnatore e sceneggiatore?

È molto raro che un disegnatore al contempo scriva, che sia quindi un autore completo. Nasco disegnatore, ma la voglia di raccontare mi ha portato, dopo un po’ di anni, a voler scrivere qualcosa che non vedevo nelle storie che uscivano o che mi venivano assegnate. Per raccontare i personaggi occorre, molto più di quando li si disegni, conoscerli alla perfezione. Anche trattandosi di Dylan Dog si dovrebbe sapere perfettamente chi è il personaggio, cosa fa e qual è la sua situazione editoriale. Lo stesso vale per Topolino. Conosco i personaggi Disney ormai da una vita, sono miei amici. Parlo di loro senza difficoltà, anche se poi c’è sempre la Disney che ha l’ultima parola.

Quando scrivo divento un’altra persona. È come, in un certo senso, se avessi due personalità: quella che scrive e quella che disegna. Nel momento in cui scrivo non penso che poi dovrò disegnare la storia, è come se la dovessi dare a qualcun altro per disegnarla. In quel momento è prevalente il voler raccontare: mentre scrivo immagino già disegnata la storia, ma non la scrivo pensando di doverla anche disegnare, diversamente mi faciliterei il compito scrivendo la vignetta in una maniera meno complessa. Ed invece no, la scrivo al meglio. Se ci saranno eventuali problemi nel disegnarla, ci penserà il disegnatore. Tant’è vero che, quando si palesa Marco Gervasio disegnatore, mi capita di sovente riflettere su quanto sia particolarmente complicato quello che mi appresto a disegnare. Disegnare una folla di personaggi è, ad esempio, difficilissimo, farli stare tutti in una vignetta è una bella sfida e spesso mi capita di farlo, ma è l’unico modo per realizzare una bella storia.

Il disegnatore e lo sceneggiatore sono due personalità diverse, ma non opposte: uno disegna quello che l’altro ha scritto, pensando di aver ricevuto la sceneggiatura da un’altra persona. Con entrambe le personalità amo profondamente la Disney.

Un fumettista si rivolge al proprio pubblico interpretandone i gusti. Tra i tuoi personaggi ha riscosso grande successo Topolino, che come è noto, riscuote il favore di un pubblico sia giovane che adulto. In quasi 30 anni di carriera al suo fianco, come ritieni sia cambiato il gusto dei lettori?

In 29 anni di carriera tanto è cambiato, gli stessi lettori sono cambiati. I ragazzini e le ragazzine, oggi adulti, che leggevano Topolino quando ero piccolo sono diversissimi rispetto agli attuali. Considerando un target con la stessa età occorre valutare gli svariati stimoli a cui sono quotidianamente sottoposti: la playstation, YouTube, i numerosi social network non erano così diffusi vent’anni fa. Ricordo che la televisione non aveva la miriade di canali odierni, addirittura quando nacque Topolino ce ne erano al massimo due, e le piattaforme che ti permettono di vedere tutto ciò che desideri, non esistevano durante la mia infanzia. Negli adolescenti, inoltre, è predominante la lettura dei manga, i fumetti giapponesi, e delle anime. Più complesso il discorso per i fumetti in generale e di Topolino in particolare. La strategia che viene applicata, che in realtà è stata sempre applicata, è di rimanere molto vicini al gusto dei lettori, a ciò che interessa loro. Realizzare, ad esempio, storie che non tengano conto degli smartphone sarebbe impensabile, considerando che gli adolescenti non vivono senza. Dovendo disegnare Paperino che chiama Paperina, gli faccio usare un cellulare. Non lo faccio tornare a casa per utilizzare il telefono con il filo, quello sul quale si componeva il numero, sarebbe decisamente obsoleto ed anacronistico, fuori contesto e non avrebbe lo stesso impatto emotivo, lo stesso vale per il computer ed i social network.

Marco Gervasio Inedito per Caterina Sabusco

Dall’inizio del mio lavoro in Disney è cambiata l’attualità ed anche le storie devono adeguarsi al tempo che passa. I giovani lettori attuali iperstimolati e con una soglia dell’attenzione molto bassa mantenuta per poco tempo, necessitano di leggere nuvolette più brevi, rispetto a quelle storiche, leggibili, con frasi concise, affinché il lettore non si perda in troppe parole. Gli interessati a vignette più articolate, il cui target è solitamente più adulto, si diletteranno a leggere altri fumetti.

Per i quarant’anni di Totti è stato creato un personaggio Disney. Come avviene questa iniziativa nei confronti di alcuni VIP?

Per i quarant’anni di Francesco Totti ho creato un personaggio Disney a lui dedicato: Papertotti. Ho realizzato la copertina e ben quattro storie. L’esperienza è stata bellissima e con eccezionali riscontri. Quando ho incontrato il Capitano si è mostrato molto contento di essere il protagonista di divertenti vignette. Ma chi non vorrebbe diventare un personaggio Disney? Chi non vorrebbe essere paperizzato e messo a vivere in Paperopoli insieme a personaggi come Paperino? Molti VIP sono stati entusiasti di partecipare nelle vignette alla vita dei simpatici paperi.

Marco Gervasio Papertutti
Marco Gervasio – Papertotti

Nel tuo lavoro quanto ritieni sia importante avere un rapporto diretto con il tuo pubblico? E ci sono luoghi specifici dove il rapporto empatico trova la sua massima forza?

Il rapporto con il pubblico è importantissimo. Sono i momenti più belli quelli che condivido durante qualche incontro. I giovani che leggono le mie storie sanno esattamente quello che ho scritto e disegnato: a volte me lo raccontano nei minimi particolari evidenziando cosa è piaciuto loro di una vicenda o di uno specifico personaggio. Il coronamento del mio lavoro è far divertire i miei lettori, che siano adulti o giovani. I bambini sono quelli che mi appassionano maggiormente. Incontro chi si è appassionato ed ha passato del tempo a divertirsi leggendo le mie storie: è la massima soddisfazione, è un premio morale che mi riempie di felicità.

Le numerose fiere di fumetto mi permettono di entrare spesso in contatto con il mio amato pubblico di lettori. Le più importanti vengono organizzate a Roma, Napoli, Milano, Lucca, Torino, ma ce ne sono altre anche in tanti paesi. I laboratori su Topolino rappresentano un ulteriore momento di confronto, scambio e condivisione con gli appassionati. Recentemente ne ho tenuto uno a Milano e a Roma e prossimamente sarà la volta di Torino.

Nella Scuola Romana dei Fumetti insegno a studenti di varie età. Alcuni leggono Topolino altri fumetti diversi. Io mi approccio indagando i loro gusti e presentando la visione che ho del fumetto.

Il mio è un lavoro molto solitario, studio, scrivo o disegno, e le possibilità di confronto ed incontro rappresentano la parte più emozionante dello stesso e di fondamentale importanza per i progetti futuri.

Marco Gervasio ed i progetti futuri

Ti andrebbe di parlarmi dei prossimi progetti a cui stai lavorando?

Sì, ma non posso raccontare proprio tutto perché ho il divieto di spoiler. Sto finendo una storia con Paperinik che è un po’ il mio pupillo. È un personaggio che creò Giovan Battista Carpi con Guido Martina. L’ho ripreso ed ho fatto ritornare, collaborando con il direttore di Topolino Alex Bertani, la versione delle origini: l’alter ego furfantesco di Paperino, il diabolico vendicatore dei torti subiti. Devo cominciare una nuova storia di Fantomius, personaggio molto sfaccettato, che ho creato e per il quale sono notevolmente riconoscibile. Fantamius è un ladro gentiluomo degli anni ’20, un ladro positivo che vive in un’epoca diversa da quella attuale. È una sorta di incrocio tra Robin Hood e Arsenio Lupin e per farmi comprendere anche dai ragazzini, Lupin III, che è più noto. Terminate queste due urgenze devo realizzare la seconda di otto stagioni di una saga di fantascienza con il personaggio di Topolino, La ciurma del sole nero, che sarà possibile acquistare nelle librerie come Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli. La prossima parte dell’anno sarà un periodo particolarmente impegnativo, ma sicuramente molto stimolante.

Tra passione, studio e immaginazione, Marco Gervasio continua a trasformare in storie quel sogno nato tra i banchi di scuola e le pagine di Topolino. Un percorso fatto di talento, dedizione e amore autentico per il fumetto, capace ancora oggi di emozionare lettori di ogni età.

© Riproduzione riservata

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