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Sogin, Artizzu rilancia il dibattito: ‘Il nucleare è sempre più sicuro’

Tra vecchie paure e nuove prospettive, si riapre il confronto sull’energia nucleare in Italia. All'Avvenire punto di vista dell’ad di Sogin Gian Luca Artizzu tra innovazione, sicurezza e convenienza economica delle nuove tecnologie

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Iltema del nuclearetorna a farsi strada nel dibattito pubblico italiano, trascetticismimai del tutto sopiti enuove aperture legate all’evoluzione tecnologica. In questo scenario, un ruolo centrale lo giocaSogin(Società Gestione Impianti Nucleari), la società nata nel 1999 che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali italiane e della gestione dei rifiuti radioattivi.

A intervenire è il suo amministratore delegato,Gian Luca Artizzu, che in un’intervista al quotidianoAvvenireprova a rimettere ordine tra timori e dati tecnici, spiegando perché oggi il nucleare venga guardato con occhi diversi rispetto al passato.

Sicurezza: Artizzu spiega cosa è cambiato davvero

Uno dei nodi più sensibili resta quello della sicurezza. Artizzu sottolinea come lenuove tecnologie abbiano fatto passi avanti significativi.In sostanza, spiega che i reattori di ultima generazione sono progettati per “auto-proteggersi”: anche in caso di errore umano, entrano in funzione sistemi passivi basati sulle leggi fisiche del reattore che impediscono conseguenze gravi.

Il messaggio è chiaro: già in passato i livelli di sicurezza del nucleare occidentale erano molto alti, ma oggi lo sono ancora di più. Non si tratta quindi, nella sua lettura, di una tecnologia fragile, bensì diun sistema che ha raggiunto standard paragonabili, se non superiori, ad altri settori industriali.

Reattori di nuova generazione: meno scorie e più efficienza

Guardando al futuro, Artizzu cita letecnologie di quarta generazione, ancora in fase avanzata di sviluppo ma già molto promettenti. Qui il punto è semplice: questi nuovi reattori saranno in grado diriutilizzare parte del combustibile, producendo più energia e riducendo drasticamente le scorie. Secondo le stime, i rifiuti radioattivi più pericolosi potrebbero diminuire fino al90%.

Un altro aspetto meno noto riguarda il “fine vita” delle centrali. Sogin, che oggi si occupa di smantellare impianti del passato, viene già coinvolta nella progettazione di quelli futuri. L’obiettivo ècostruire centrali pensando già a come smontarle, rendendo il processo più rapido e meno costoso rispetto a oggi.

Il nodo dei costi: nucleare vs rinnovabili

Il confrontoeconomicoè il terreno più concreto del dibattito. Artizzu prova a semplificarlo così:se si vuole energia continua, disponibile 24 ore su 24, il nucleare può risultare competitivo. Nel caso del fotovoltaico, infatti, bisogna considerare anche i costi dei sistemi di accumulo e dell’energia prodotta ma non utilizzata.Sommando tutto, sostiene, il nucleare risulterebbe meno costoso.

Rispettoall’eolico, invece, il divario sarebbe più contenuto. Il nucleare costerebbe leggermente di più, ma questo confronto, precisa, si basa su dati delNord Europa, dove il vento è molto più favorevole rispetto all’Italia.

C’è poi un altro elemento spesso trascurato: nei costi del nucleare sono già inclusi quelli per losmantellamento degli impianti,mentre per altre fonti questo non sempre accade. Infine una centrale nucleare può arrivare a80 anni di vita, contro i 20-25 anni medi di impianti fotovoltaici ed eolici. Un fattore che, sul lungo periodo, pesa parecchio nei conti.

Un dibattito che resta aperto

Il contributo di Sogin non chiude al confronto, ma lo rende più concreto. Da una parte restano lepaure storiche legate al nucleare, dall’altra emergonodati e tecnologie che ne cambiano profondamente il profilo.

La questione, in fondo, è tutta qui: capire se l’Italia sia pronta a riconsiderare una scelta abbandonata decenni fa, alla luce di un contesto energetico completamente diverso.

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