Nucleare, Artizzu (Sogin): “Il decommissioning italiano non costa più di quello estero”

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“L’attenzione nei nostri confronti e nei confronti del nucleare credo sia lo spirito dei tempi attuali. Da quando si parla di nuovo nucleare è più che corretto che anche il vecchio venga curato nel dettaglio“. Gian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin (Società gestione impianti nucleari), è appena uscito dall’audizione in Ecomafia, e negli occhi ha la soddisfazione di un professionista che ha trovato dinanzi a sé una commissione attenta nonché pronta ad affrontare tutti i temi in sospesi e ad accogliere possibili soluzioni.

“Abbiamo avuto la possibilità di esprimerci liberamente su alcuni dati e fatti oggettivi, che molto spesso vengono trascurati o dati per scontati”, spiega infatti Artizzu ai microfoni de Il Difforme, volgendo lo sguardo anche a quei dossier abbandonati da anni, che richiederebbero invece impegno e prospettive a lungo termine. Insomma, un lavoro che del resto, come fa notare, non sarebbe altro che una delle caratteristiche cardine del settore nucleare.

E in questa cornice, dinanzi alla commissione prende particolare spessore il tema del decommissioning. Ebbene, questo processo di smantellamento delle centrali nucleari, di cui Sogin è portabandiera, resta spesso nella penombra per mancanza di adeguata informazione. “Il decommissioning italiano – spiega Artizzu– non costa di più di quello degli altri paesi anzi, su alcuni impianti costa anche molto meno“.

Come ha tenuto a specificare l’Ad in audizione, l’attuale amministrazione della società non ha fatto sconti né a se stessa né alle precedenti gestioni, caratterizzate purtroppo da alcuni annosi problemi di conflitti interni ed esterni, anche con altre aziende di Stato, e dalla presenza di progetti molto importanti per la riuscita del decomissioning, più volte falliti nel corso degli anni.

Insomma, ancora un volta, credibilità tecnica e capacità di rendere comunicabili scelte complesse, impresa e reputazione pubblica, si sono rivelate i pilastri portanti per costruire il cambiamento. Linee guida che prendono consistenza soprattutto quando ci si ritrova a dialogare in un clima particolarmente positivo come quello che Artizzu ha riconosciuto in commissione.

“Le domande sono state davvero di confronto sui fatti e questo noi l’abbiamo molto apprezzato perché lo possiamo considerare una prima tappa” e soprattutto “abbiamo visto l’attenzione ai dettagli che per noi è anche una novità“. Spesso, puntualizza l’Ad ci si fermava molto prima nelle fasi processuali, “invece credo che questo possa essere l’inizio addirittura di una collaborazione perché ho capito che in questo caso una domanda tira l’altra“.

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