In Italia,la crisi idrica costa ai cittadini 227 euro pro capite l’anno, il doppio rispetto alla media europea, per un totale di13,4 miliardi di euro. È come se l’economia del Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno. Il preoccupante dato emerge dall’analisi contenuta nelLibro Bianco 2026 della Community Valore Acqua de think tank TehaGroup, che racconta un Paese tra i più esposti in Europa allostress idrico, tra siccità, alluvioni e difficoltà nella gestione dellapreziosa risorsa.
Crisi idrica, i pesanti effetti sul sistema produttivo
A destare particolare preoccupazione è il moltiplicarsi, negli ultimi anni, degli eventi estremi. Nel 2025 in Italia si sono registrati oltre1.100 episodi di precipitazioni intense e 139 allagamenti urbani, quando nei primi anni duemila sono stati rispettivamente 45 e 3. Tutto ciò comporta pesanti ricadute sul sistema produttivo, a partire dall’agricoltura, che negli ultimi 10 anni ha registrato un calo della produzione del 7,8%. Nel solo 2024, inoltre, i danni legati al clima hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro.
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“Senza acqua salta il 20% del pil italiano” ha avvertito Valerio De Molli, ceo e managing partner di Teha Group, sottolineando che la risorsa è un elemento fondamentale per quasi 2 milioni di imprese e genera complessivamente 384 miliardi di euro di valoreaggiunto. “Serve accelerare gli investimenti,modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera” ha spiegato il ceo.
Crisi idrica, investimenti insufficienti
Il principale problema è legato agliinvestimenti. La tariffa del servizio idricoè salita a 2,5 euro al metro cubo nel 2024, ma è ancoratra le più basse d’Europa: circa il 30% sotto la media Ue.Da sola non basta a sostenere il fabbisogno del settore, soprattutto con il concludersi del ciclo di finanziamenti del Pnrr. Secondo le stime, dal 2027 il capitale privato potrebbe coprire il 18% degli investimenti, portando la spesa pro capite fino a 98 euro, contro gli 83 previsti senza nuovi interventi.
Anche Cittadinanzattiva, nel suo rapporto sul servizio idrico integrato, lancia l’allarme sul rischio di uncrollo degli investimential termine dei fondi straordinari europei. “Gli investimenti nel settore idrico– spiega –sono passati da una media di 66 euro annui per abitante nel 2021 a 106 euro nel 2026(ultimo anno del Pnrr ndr) efino al 2029 si prevede una fisiologicariduzione di circa il 10%”.
Crisi idrica, l’Italia è il quarto Paese in Ue per stress idrico
In generale, l’Italia è uno dei Paesi che fa maggiormente i conti con il cambiamento climatico, tra alluvioni, allagamenti e periodi di siccità. Come certifica l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel 2025 le precipitazioni totali nel nostro Paese sono state pari a 963,4 millimetri, in calo di circa il 9% rispetto al 2024, un anno particolarmente piovoso. L’Italia è inoltre il quarto Paese in Unione Europea per stress idrico e quattro delle sette regioni europee con uno stress idrico massimo sono Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia.
Un’altra criticità è quella rappresentata dalle precipitazioni nevose e la scomparsa dei ghiacciai al Nord e anche al Centro, con quelli delle Alpi che sono tra i più vulnerabili alla crisi climatica. Sempre sulle Alpi, inoltre, i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000. Ne derivano effetti rilevanti sulla disponibilità di acqua, sulla portata dei fiumi, sulla produzione idroelettrica e sull’equilibrio degli ecosistemi montani. Infine,le precipitazioni nevose nel 2025 sono risultate inferiori all’81% della media storica, i laghi naturali hanno registrato minimi storici e si sono resi necessari1.300 interventi emergenziali in centinaia di comuni.
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