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Garlasco, Sempio: la Procura di Pavia chiede il rinvio a giudizio, qual è il futuro di Stasi

Dopo quasi due anni di indagini, la Procura di Pavia sostiene che Andrea Sempio abbia ucciso Chiara Poggi e che la ricostruzione dei fatti possa mettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi. Nei prossimi mesi un giudice deciderà se rinviare Sempio a giudizio

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Dopo due anni dalla riapertura delle indagini sul caso Garlasco, la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Ci sono delle prove che sono emerse che hanno dimostrato come determinate indagini, 18 anni fa, pare non siano state svolte correttamente. Ci sono diversi elementi che non sono stati considerati abbastanza: come il dna sulle unghie delle vittime, l’impronta del palmo della mano:una traccia fresca, ‘bagnata’…

Tra le altre coseun alibi “falso”, ottenuto grazie ad uno scontrino di un negozio a Vigevano messo a disposizione dalla madre. A ciò si aggiungono le tre telefonate a casa della vittima in quei giorni caldissimi dell’agosto 2007 mai chiarite del tutto e che oggi nella rilettura della Procura di Pavia. Si parla di ossessione nei confronti di Chiara che avrebbero potuto portare Sempio al gesto tragico.

A tutto questo si aggiungono errori, negligenze e sottovalutazioni nelle prime indagini, elementi che portarono alla condanna di Alberto Stasi. Proprio queste criticità hanno spinto la Procura di Pavia ad aprire due nuovi filoni d’inchiesta: uno sui carabinieri del Ris di Parma che eseguirono gli accertamenti scientifici nel 2007 e un altro sui militari dell’Arma di Pavia, accusati di aver “addomesticato” la prima indagine su Andrea Sempio nel 2017. Sullo sfondo emerge inoltre una ricostruzione del delitto di Garlasco che si discosta profondamente da quella cristallizzata nelle sentenze definitive, a partire dall’orario della morte, ora collocato più avanti nella mattinata del 13 agosto, fino all’ipotesi di una colluttazione tra Chiara Poggi e il suo assassino.

Garlasco, cosa accadrà nei prossimi mesi

Quasi due anni di indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dai magistrati della Procura di Pavia, guidati da Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, hanno portato alla ricostruzione di uno scenario che potrebbe riscrivere la storia del delitto di Garlasco. Una ricostruzione che, soprattutto, finirebbe per escludere dalla scena del crimine Alberto Stasi, l’unica persona condannata per l’omicidio, dopo undici anni trascorsi in carcere.

Nei prossimi mesi, probabilmente all’inizio del nuovo anno, il caso approderà davanti al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a decidere se rinviare o meno a giudizio Andrea Sempio. Un passaggio cruciale per un’inchiesta che negli anni ha profondamente diviso l’opinione pubblica, alimentando un acceso scontro tra colpevolisti e innocentisti nei salotti televisivi e sui media nazionali, mentre la famiglia Poggi ha sempre guardato con diffidenza alla nuova attività investigativa.

L’inchiesta, però, è diventata anche qualcosa di più: il possibile tentativo della giustizia di correggere i propri errori, qualora l’impianto accusatorio della Procura di Pavia trovasse conferma. Uno scenario che potrebbe aprire la strada persino a una revisione del processo di Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione dopo cinque gradi di giudizio.

Sempio era già stato ascoltato nelle prime indagini, tra il 2007 e il 2008. Gli vennero chiesti chiarimenti sulle telefonate effettuate nei giorni precedenti all’omicidio e lui sostenne di trovarsi a Vigevano la mattina del delitto, consegnando anche il celebre scontrino considerato parte del suo alibi. Successivamente emersero irregolarità nella verbalizzazione delle sue dichiarazioni e non fu registrato un malore che lo avrebbe colpito durante un interrogatorio, circostanze finite al centro di ulteriori accertamenti.

Restano infine le ombre sull’inchiesta del 2017, oggi richiamate nel nuovo fascicolo aperto per concussione, e il sospetto di depistaggi che avrebbero accompagnato diverse fasi investigative. Dopo diciannove anni, la Procura di Pavia ritiene di aver individuato la soluzione del caso. Sempio, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa. Spetterà ora al tribunale pronunciarsi per la prima volta sul nuovo impianto accusatorio.

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