Dopo il giro sulla Papamobile tra i fedeli, Papa Leone ha parlato in Piazza San Pietro nella catechesi all’Udienza generale, dedicata questa mattina alla Costituzione conciliare Gaudium et spes. Il pontefice si è pronunciato in una lunga meditazione sui temi della guerra e della politica.
“La guerra è fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”. Queste le parole di Leone – ispirate dall’enciclica Fratelli tutti del suo predecessore Francesco- che ha poi continuato con un encomio per la politica come “ mezzo per prendersi cura delle ferite dei popoli e di quanti subiscono ingiustizia”.
Papa Leone: “Squilibri sociali e discriminazioni minacciano la pace”
Il pontefice si è pronunciato anche sull’argomento dei rapporti materialistici ed etici che caratterizzano la società moderna, definendo gli “squilibri sociali e le discriminazioni contro deboli e migranti un affronto alla pace, come già evidenziato dai Padri conciliari”.
“Una visione lungimirante, che purtroppo trova conferma nella parte finale del secolo e che più ancora riscontriamo oggi”. Questo quanto espresso da Papa Leone, che offre poi i mezzi necessari per un’inversione di marcia, tanto necessaria quanto obbligatoria, riprendendo la sua meditazione sui documenti del Concilio Vaticano II: ” Non basta lo sviluppo tecnico, si richiedono riforme nella struttura economico-sociale e un mutamento di mentalità e abitudini di vita”.
Ecco, quindi, che Gaudium et spes rappresenta perfettamente “la visione cristiana dello sviluppo economico, che deve essere sempre al servizio dell’uomo e sotto il controllo dell’uomo”.
Papa Leone: “La politica è speranza. La comunità politica esiste in funzione del bene comune”
Leone ha continuato il discorso appellandosi alla politica, vista come “speranza per l’avvenire dell’umanità”. Protagonisti della politica dovranno essere i giovani che il pontefice incoraggia a “seguire l’esempio di quegli uomini e quelle donne che in questi ambiti hanno dato buona testimonianza”.
Il Papa si è poi riferito, più specificamente, alla comunità politica, definita come “struttura esistente in funzione del bene comune“. Essa, perciò, deve operare nel rispetto e nell’intento di raggiungere “quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione”.
Il suo esercizio, continua Leone, deve essere sempre indirizzato “al bene comune”. Non importa, perciò, quali siano le autorità e le forme secondo cui si strutturi la comunità stessa, ma l’importante è che abbia a cuore “il bene dell’intera famiglia umana”.
Il pontefice ha, infine, parlato del rapporto tra la comunità politica e quella ecclesiastica che, nonostante siano completamente autonome e indipendenti l’una dall’altra, devono perseguire lo stesso fine, ossia essere “ a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini”. Più esse riusciranno a collaborare genuinamente più svolgeranno questo stesso servizio in maniera ottimizzata.
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