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Midterm, tsunami democratico travolge gli Usa. La Casa Bianca: ‘Trump è ancora il vostro presidente’

Una fragorosa battuta d'arresto per i repubblicani di Donald Trump che vedono i democratici prendersi la maggioranza dei seggi dia alla Camera che al Senato, nonché vittorie blu anche negli Stati considerati da sempre roccaforti conservatrici. Eletto in Michigan il medico musulmano Abdul El-Sayed

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Gli Stati Uniti si tingono di blu. In una frastornante bocciatura dei primi due anni di presidenza di Donald Trump, gli elettori si sono recati alle urne scegliendo il cambiamento e consegnando nelle mani dei democratici la Camera e il Senato. Le elezioni midterm, considerate di fatto un referendum sull’operato del presidente, sono state cartina tornasole delle preferenze cambiate rispetto a due anni fa anche per quegli Stati roccaforte dei repubblicani come il Texas e il Kansas.

Per il tycoon, che per mesi si è detto convinto della sua vittoria a mani basse, la sconfitta è un macigno, e lo rende un’anatra zoppa legandogli in gran parte le mani per i prossimi due anni fino quando il suo mandato finirà. “Il mio messaggio è congratulazioni ai democratici, non vediamo l’ora di lavorare con voi“, ha commentato a caldo Trump assicurando che avrebbe accettato i risultati del voto. Ma mentre seguiva lo spoglio dalla East Room della Casa Bianca con i suoi fedelissimi e si capiva già che sarebbe stata una serata negativa per i repubblicani il presidente ha espresso una certa frustrazione via X: “Se il mio nome fosse stato sulla scheda avrei vinto a valanga“.

Solo in seguito ha smussato i toni, complimentandosi con i liberal per come si sono battuti e tendendo loro la mano: “Non vediamo l’ora di lavorare con voi“, ha affermato assicurando che non effettuerà cambi all’interno della sua amministrazione dopo una sconfitta che “non c’entra nulla con il governo” e che in parte, ha ammesso il tycoon, è responsabilità della guerra in Iran. Parole ottimiste e misurate che sono durate ben poco considerando che subito dopo Trump ha postato su Truth la foto di un cappellino rosso stile Maga ma con la scritta “Veto“.

In questo scenario tutti i candidati scelti personalmente dal presidente hanno subito pesanti sconfitte. Da Darline Graham in South Carolina che ha gettato la spugna contro Anni Andrews, fino a Ken Paxton in Texas che contro James Talarico, il primo dem a essere eletto al Senato nello Stato dal 1998, ha perso ogni speranza. Infatti, proprio il Texas da sempre roccaforte dei repubblicani si è perso per strada anche il governatore conservatore Greg Abbott contro la democratica Gin Hinojosa, che diventa così la prima democratica a guidare lo Stato dai tempi di Ann Richards negli anni ’90.

I liberal hanno invece espugnato il rosso Kansas, facendo eleggere Adam Hamilton, primo dem dal 1932. Un importante successo lo hanno ottenuto anche in Maine, dove Troy Jackson ha battuto la veterana repubblicana Susan Collins. In Georgia il senatore Jon Ossoff è stato riconfermato e può guardare, se decidesse di correre, con ottimismo alle presidenziali del 2028.

Insomma, vittorie di un certo peso specifico che diventano ora anche il banco di prova per il partito democratico costringendolo a una resa dei conti tra le due sue anime, ovvero quella moderata e quella progressista. Al momento, però, tutto è rimandato a quando si entrerà nel vivo delle trattative politiche. Perché ora occorre cavalcare l’onda della vittoria per rilanciarsi e tentare di archiviare definitivamente la batosta del 2024, dalla quale non è mai guarita del tutto.

© Riproduzione riservata

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