La doppia debacle consecutiva subita contro Lazio e Genoa ha ufficialmente aperto la crisi in casa Juventus, mettendo prepotentemente sotto osservazione la posizione di Luciano Spalletti. Nonostante l’ex ct della Nazionale abbia incassato proprio ieri una rinnovata fiducia pubblica da parte della società nei confronti suoi e del suo gruppo di lavoro, l’aria alla Continassa resta pesantissima. È chiaro a tutti che i prossimi risultati saranno decisivi per il suo destino. Dal canto suo, l’allenatore bianconero si dice convinto di poter invertire la rotta e svoltare già a partire dal prossimo, delicatissimo match di campionato contro il Napoli. Nel frattempo, però, la dirigenza si tutela: sono diversi i tecnici finiti sul taccuino per il medio e lungo termine in caso di separazione.
La suggestione del grande ritorno, lo scoglio economico e il nodo del subentro
Il grande sogno della tifoseria juventina porta inevitabilmente il nome di Antonio Conte, l’uomo che aprì la storica striscia dei nove scudetti consecutivi vincendo i primi tre. Una sua avventura bis a Torino non sarebbe però una opzione facilmente percorribile, a partire dai costi. Conte è reduce dall’esperienza al Napoli dove percepiva un ingaggio da 8 milioni netti all’anno; una cifra monstre per una Juventus vincolata alle stringenti prescrizioni del settlement agreement firmato con la Uefa, specie considerando che a Spalletti andrebbero comunque garantiti 5 milioni netti a stagione fino al 2028. C’è poi un fattore storico: in carriera Conte ha accettato di prendere una squadra in corsa in una sola occasione. Di certo, il suo eventuale approdo ricompatterebbe all’istante l’ambiente, garantendo un impatto caratteriale immediato e la capacità conclamata di rigenerare i calciatori in rosa.
Il profilo del traghettatore e l’ombra dell’ultimo esonero
Una pista decisamente più percorribile per l’immediato conduce a Stefano Pioli. Reduce da una parentesi drammatica sulla panchina della Fiorentina, dove è stato esonerato dopo aver raccolto l’esiguo bottino di appena 4 punti in 10 partite, il tecnico emiliano vanta però una storia da perfetto “normalizzatore” quando si tratta di subentrare. Lo ha già dimostrato all’Inter nel 2016/17, riportando la squadra in corsa per la Champions prima del crollo finale, e soprattutto al Milan, dove nel 2019 arrivò per fare il traghettatore dopo Giampaolo e finì per vincere lo scudetto nel 2022. Pioli avrebbe dalla sua la capacità di creare rapidamente un gruppo coeso nello spogliatoio, anche se il freschissimo fallimento a Firenze pesa inevitabilmente sulla valutazione generale della dirigenza.
Inzaghi rimane soltanto un opzione per l’anno prossimo
Quella che porta a Simone Inzaghi è invece un’opzione futuribile, valutabile esclusivamente in vista della prossima stagione. L’ex tecnico dell’Inter è infatti attualmente legato all’Al-Hilal da un contratto faraonico da 25 milioni netti all’anno in scadenza a giugno. A deporre a favore della sua candidatura ci sono gli straordinari risultati ottenuti in nerazzurro, dove ha dimostrato di saper vincere uno scudetto e raggiungere due finali di Champions League lavorando in un regime di forti ristrettezze economiche e valorizzando al massimo il materiale umano a disposizione. Il grande punto interrogativo, in questo caso, resterebbe legato al suo riadattamento alle pressioni e ai ritmi della Serie A dopo un biennio vissuto in un contesto calcistico totalmente differente come quello arabo.
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