Geneviève Dulude-De Celles presenta alla Festa del cinema di Roma Nina Roza, nella sezione Best of. Il film racconta di un esperto d’arte, Mihail (Galin Stoev), bulgaro che dal Canada torna nella sua terra d’origine per rintracciare una bambina prodigio. I video di Nina sono diventati virali, dopo che sua cugina l’ha filmata mentre dipingeva opere d’arte. Così, essendo anche un gallerista, Mihail decide di andare fino al suo paesino bulgaro per rintracciare la bambina e capire se è davvero lei l’artista della casa.
Questo viaggio sarà per lui un ritorno al passato, ma soprattutto un modo per riallacciarsi alle proprie origini. Andare in Bulgaria significa tornare nel Paese da cui era scappato quando, 28 anni prima, sua moglie si era ammalata ed era poi morta.
Nina Roza, tornare nella propria terra d’origine: il valore simbolico
Nina Roza è un titolo che nasce da due bambine di due generazioni differenti e che cambiano l’interiorità del protagonista in maniera diversa. Roza è sua figlia che 28 anni fa l’ha seguito a Montreal. Col tempo il rapporto si è un po’ deteriorato, a causa di Mihail, che non è riuscito a fare i conti col passato, preferendo non ricordare tutto ciò che riguardasse sua moglie. A distanza di anni, quando ormai sua figlia è grande, lui si trova a tornare in Bulgaria e a fare i conti con Nina, che ha 8 anni – gli stessi che aveva sua figlia quando sono andati via. Ciò è come se gli permettesse di riallacciare i ponti col passato e di chiudere un cerchio che era rimasto incompleto.
Mihail per anni ha detestato tutto ciò che riguardasse la Bulgaria, tanto che ha iniziato perfino a pensare in francese. Ma il ritorno nel Paese d’origine gli farà bene per chiudere dei conti rimasti in sospeso. Tornare dopo 28 anni significa trovare un posto cambiato, perché i primi ad essere cambiati siamo noi. All’inizio ci sembra tutto così differente ma, se riusciamo a mettere i pregiudizi da parte e ci affacciamo a questo mondo con una nuova mentalità, allora potremmo tornare ad apprezzare ciò che prima amavamo.
L’avvicinamento tra Mihail e la Bulgaria avviene attraverso una bambina, una piccola artista, che, al contrario di lui, non ha alcuna intenzione di lasciare il suo paesino e la sua famiglia, sebbene i galleristi abbiano altri progetti per lei. Questa contrapposizione, tra chi è sempre fuggito e chi non lo vuole affatto, regala allo spettatore una lotta interiore, perché tutti ci siamo trovati dall’una o dall’altra parte.
© Riproduzione riservata

