Congo Boy è stato presentato oggi alla Festa del cinema di Roma, nella sezione in concorso Progressive, con la regia di Rafiki Fariala. La storia vede come protagonista un giovane immigrato del Congo che si trova con i fratello nella Repubblica Centro africana, mentre i suoi genitori si trovano in carcere perché immigrati in maniera illegale.
La sua è una storia attuale, molto simile a quella del regista, che ha deciso di portare al cinema un racconto in parte autobiografico. Robert si trova a soli 16 anni a gestire i suoi 4 fratelli, a trovare un modo per vivere, a far uscire dal carcere i suoi genitori, ad andare a scuola, affrontare la maturità e poi realizzare il suo sogno: diventare un rapper di successo.
Congo Boy: la musica come riscatto
La musica diventa strumento di rivalsa, un modo per mostrare di esserci, in una comunità dove a volte è meglio essere trasparenti. Robert si impegna, cerca di soddisfare le esigenze di tutti i suoi cari ma poi, di nascosto, cerca anche di realizzare il suo sogno. Ed è bravo con la musica, riesce a farsi notare sia dal pubblico sia da potenti produttori, ma il dover star dietro a tutti i suoi problemi familiari ed economici, lo costringe a dover mettere da parte la sua passione, che riesce a coltivare solo raramente.
Questa è la storia di un ragazzo che ha fatto di tutto per amore della sua famiglia. Un racconto vero che ci fa immergere a pieno in una comunità dove anche avere un pezzo di pane sembra conquistare l’oro. Qui la sicurezza è sempre a repentaglio e nemmeno essere bambini significa vivere in serenità. Robert, nonostante ciò, cerca di far vivere ai suoi fratelli delle giornate spensierate.
C’è una scena molto bella all’interno del film, dal grande valore morale e simbolico. Sua sorella ha le prime mestruazioni e non ha la mamma o un’altra sorella più grande a cui fare riferimento e quindi va da lui. Robert sa cosa significa ma non sa aiutarla nel pratico, però fa il possibile. L’accompagna a comprare i “fazzoletti da donna” e cerca di capire insieme a lei come si mettono. Una scena tenera ma anche potente, che rappresenta la semplicità e bontà d’animo di questo ragazzo.
E sarà proprio quella bontà che gli verrà restituita. Congo Boy ci insegna che il bene che facciamo ci torna sempre indietro e, nonostante a volte possa sembrare difficile, la via della generosità e dell’altruismo sono quelle che poi ci ripagheranno nel futuro.
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