Ambientato quasi per tutta la sua durata negli spazi aperti, in un tempo che sembra durare pochissimo ma che in realtà racchiude un’intera estate, Me, You racconta una vicenda che affonda le sue radici nella storia. Quella dopo la Seconda Guerra Mondiale. Siamo nel 1950, la Germania è stata già rasa al suolo dagli Alleati e la sua ricostruzione è appena iniziata: è il cosiddetto Miracolo Economico Tedesco. Proprio durante questo periodo prende luogo la storia di Marco, un quattordicenne londinese in vacanza in Italia con la sua famiglia.
Il film ispirato al romanzo di Erri De Luca, dal titolo Tu, mio, racconta un amore quasi impossibile. Ma non è questo il punto, perchè i temi vanno ancora più in profondità. La pellicola parla di un incontro che cambia la vita di Marco. Il giovanetto conosce infatti Caia, una ragazza ebrea, rimasta orfana durante la guerra, ed è nel corso di una sola estate che il loro legame si rafforza, trasformandosi in un percorso di crescita per entrambi.
Ma a fare da filo conduttore del racconto è il trauma della guerra, costantemente viva nei dialoghi dei personaggi. “E’ questo che la guerra fa alle persone, le sradica, le lascia sole” afferma Marco, ormai vecchio e giunto quasi al termine della sua vita. E’ proprio qui che si intuisce quale vuole essere il messaggio di Bille August, regista del film: il dolore lasciato e gli effetti psicologici che l’evento storico ha provocato sulle persone che hanno vissuto il periodo.
Nel cast c’è anche Massimiliano Caiazzo, volto noto al pubblico italiano, che prende parte a una storia in cui il passato continua inevitabilmente a condizionare il presente. Ed è qui che nasce una riflessione che va ben oltre la vicenda raccontata sul grande schermo: quando finisce davvero una guerra? Quando vengono deposte le armi o quando chi l’ha vissuta riesce finalmente a liberarsi dal dolore? Forse la risposta è che alcune guerre non finiscono mai del tutto. Continuano a vivere nella memoria di chi è sopravvissuto, nelle assenze di chi non è mai tornato e infine nelle ferite di intere generazioni. Se ricostruire una città distrutta può essere possibile, ricostruire una vita spezzata è una battaglia molto più difficile.
Ma quello della guerra non è l’unico tema, infatti anche la memoria e il passaggio dall’infanzia all’adolescenza fanno parte della pellicola, e sono raccontati perfettamente attraverso i protagonisti, Caia e Marco. Così come il primo amore, quello innocente, puro e che lascia una cicatrice nel cuore. E’ proprio questo che succede al quattordicenne londinese, ormai perdutamente innamorato della ragazza ma costretto a lasciarla andare dopo una lunga estate passata insieme.
“Se fossi più grande?…” domanda Marco a Caia, lasciando intendere che, forse, se la differenza di età non fosse stata così marcata, i due avrebbero potuto continuare la loro storia. Ma sarebbe potuto essere realmente così? Ciò che è certo è che nonostante la separazione fisica, Caia resterà per sempre nel cuore e nella testa di Marco, che anche a distanza di 65 anni, continuerà ancora a raccontare la straordinarietà di questa donna. “E’ lei che mi ha fatto crescere” dice dopo tanto tempo, consapevole del fatto che è stata proprio la donna ad avergli dato la lezione di vita più importante.
Me, You vuole arrivare esattamente qui: non tutte le persone che incontriamo sono destinate a rimanere nella nostra vita, ma alcune sono capaci di cambiarla per sempre. Crescere significa anche imparare a lasciare andare, accettare che non tutti gli amori possano avere un futuro e comprendere che, a volte, il valore di un sentimento non si misura dalla sua durata, ma da ciò che riesce a insegnarci. Se da una parte la guerra ci ricorda quanto sia facile perdere ciò che amiamo, dall’altra la storia di Marco e Caia ci dimostra che esiste qualcosa che nemmeno il tempo, la distanza o la morte possono cancellare: la memoria di chi ci ha insegnato a diventare ciò che siamo.
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