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La sera a Roma, Enrico Vanzina racconta le fragilità umane con un giallo del 2018

Presentato alla Festa del Cinema di Roma, La sera a Roma è un racconto sull'amore adulto, sul tempo che passa e sulle verità che a volte preferiamo nascondere. Enrico Vanzina intreccia il mistero alle contraddizioni dell'essere umano e sceglie Massimo Ghini tra i protagonisti

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Non c’è solo la Roma che tutti conoscono, quella dei monumenti e della Grande bellezza, perchè ce n’è anche un’altra, più intima, di segreti e vite che si intrecciano. È proprio quest’ultima che Enrico Vanzina sceglie di raccontare ne La sera a Roma, il film presentato alla Festa del Cinema di Roma che porta sul grande schermo il suo romanzo del 2018.

La nuova pellicola di Vanzina è un giallo dietro cui si nasconde però una riflessione ancora più profonda: quanto delle nostre vite è costruito su ciò che scegliamo di non raccontare? Perché in realtà non sono soltanto le verità a definire le persone, ma anche le bugie con cui cercano di proteggere se stesse e gli altri.

Nel cast figurano Massimo Ghini, Carlo Buccirosso, Martina Stella, Rocío Muñoz Morales, Ricky Memphis, Luca Ward, Nicoletta Romanoff, Vittorio Viviani, Florence Nicolas, Elvira Zingone, Riccardo Terrana, Gabriella Germani e Sofia Bar.

La sera a Roma: “Un film di maturità”

Durante la conferenza stampa, Vanzina ha spiegato come il progetto rappresenti per lui un passaggio importante, tanto da definirlo “un film di maturità, espressivamente e cinematograficamente”. Al centro della vicenda c’è Federico, interpretato da Massimo Ghini, un personaggio nel quale lo sceneggiatore riconosce molto di sé e della propria esperienza personale.

“Volevo parlare dell’amore adulto, delle fragilità umane e delle bugie. Tutti vivono male perché tutti hanno delle bugie”, ha raccontato Vanzina, individuando proprio nelle contraddizioni dei suoi personaggi il cuore del film. Un racconto che non cerca però di distinguere nettamente chi ha ragione da chi ha torto. A guidare questa scelta è anche un insegnamento ricevuto da Ettore Scola: “Quando si fanno le commedie non bisogna mai essere moralisti, ma bisogna rispettare le ragioni degli altri, che sono anche le mie” dichiara Vanzina.

E quindi da qui bisogna partire per capire il film, osservando le debolezze degli esseri umani senza condannarle, riconoscendo che dietro ogni scelta, anche quella apparentemente più sbagliata, può nascondersi una fragilità. La trama prende forma quando Federico, giornalista e sceneggiatore affermato, incontra un giovane aspirante attore che, poche ore dopo, viene trovato morto. Da quel momento il protagonista si ritrova coinvolto in un’indagine che finirà per mettere in discussione anche la sua vita privata.

A fare da sfondo è una capitale che diventa parte integrante del racconto. Vanzina ha spiegato di aver voluto rendere omaggio non soltanto al cinema popolare, scegliendo attori profondamente legati a questa tradizione, ma anche alla città che ha accompagnato gran parte della sua vita. Un riferimento cinematografico importante è La donna della domenica di Luigi Comencini, modello di un giallo capace di mescolare mistero e commedia.

“Non è un film da festival, ma da Festa del Cinema di Roma”, ha sottolineato il regista, ribadendo la volontà di realizzare un’opera accessibile a un pubblico ampio, senza rinunciare a raccontare le complessità della vita. Durante la conferenza stampa, anche Massimo Ghini si è soffermato sul ruolo del cinema e del giornalismo nella società contemporanea. Interrogato sulla possibilità che rappresentino ancora due baluardi della libertà, l’attore ha osservato come non esista una verità assoluta, soprattutto nel mondo della cultura.

A intervenire è stato anche Carlo Buccirosso, che nel film interpreta il commissario Margiotta. L’attore ha raccontato il piacere di potersi immergere in mondi differenti, sottolineando come questa sia stata per lui la prima occasione di confrontarsi con un giallo vero e proprio, cercando comunque di far emergere quell’ironia che lo accompagna anche nella vita quotidiana. La sera a Roma non è più quindi solamente un’indagine su un omicidio, ma diventa anche un racconto sul tempo, sull’amore e sulle contraddizioni che accompagnano ogni fase dell’esistenza. E il vero mistero non è solo scoprire chi abbia commesso un delitto, ma comprendere quanto siamo disposti a mentire pur di non affrontare la verità.

© Riproduzione riservata

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