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Schillaci “Medici di famiglia nelle Case di comunità? Arriva l’accordo” | INTERVISTA

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Stiamo lavorando per finalizzare un accordo con i medici di medicina generale per le Case di comunità.Ancora non è stato siglato ma siamo fiduciosi che si possa arrivare a questa definizione nell’interesse dei cittadini“. La notizia è arrivata a margine della chiusura dell’Assemblea di Farmindustria, ed è stata rilanciata dal ministro della SaluteOrazio Schillaciai nostri microfoni al convegno al Senato sull’umanizzazione delle cure e il diritto alla salute.

Le parole del titolare del Palazzo dell’Eur, seppur caute, aprono uno spiraglio di consistente ottimismo dopo settimane di confronti incrociati e polemiche tra gli scranni bipartisan. E finalmente sembra essere arrivata la svolta:ministero alla Salute, Regioni e sindacati hanno trovato una quadra sull’accordo di basee domanifirmeranno la nuova convenzione dei medici di famigliache entreranno in servizio in questimega ambulatoriche nelle intenzioni del governo offriranno ai cittadini, sotto casa, le cure non legate a urgenza ed emergenza, quali compiti da lasciare agli ospedali.

La sigla dell’accordo, oltre all’importanza di dotare ilServizio sanitario nazionale di una visione più moderna che è quella della medicina territoriale, si presenta come unairbagper il governo che doveva assicurare entro il 30 giugno l’avvio delle Case di comunità. Un’rgenza che nasceva dalla scadenza di fine mese prevista dal Pnrr per il rafforzamento della medicina territoriale, per la quale sono stati stanziati per l’Italia 2 miliardi di euro.

Urgenza che incombeva sull’esecutivo dopo che lo stesso ha caracollato nelle scorse settimane la riforma sulla medicina generale, in seguito al pressing di Forza Italia e della categoria dei medici di base, che temevano molto la riforma in quanto introduceva, per una parte residuale di loro e per gli specialisti,la dipendenza dal Sistema sanitario e non più convenzione. In sostanza, la maggioranza aveva chiesto al proprio ministro tecnico un tuffo indietro, comunicando alle Regioni che questa riforma fatta per decreto ministeriale non poteva più andare in porto.

Quindi per non mancare completamente i target europei, il ministero ha portato avanti una normaalleggeritasulle “sei ore” che i camici bianchi dovrebbero obbligatoriamente destinare alle Case di comunità. Insomma, nonostante la contrarietà dei partiti di maggioranza su un provvedimento studiato ad hoc atteso da mesi, il ministro Schillaci ha perseguito l’obiettivo di organizzare “una medicina territoriale più vicina ai cittadini con i medici di famiglia nelle Case di comunità,il cui funzionamento non dipenderà solo dai medici di famigliama anche da specialisti per dare ai pazienti un’assistenza completa“.

E in quest’ottica, il senatoreLucio Malanha ricordato quanto il percorso di assistenza e quindi di cura di ogni paziente sia un percorso di speranza, di speranza di riuscire a tornare alla normalità delle proprie vite. E siccome “il sistema sanitario italiano è unico al mondo“, bisogna far in modo “che questa straordinaria risorsa che noi abbiamo continui a essere talefacendo tutto quello che serve per usare bene le risorse che ci sono e che vanno fornite in adeguata quantità“.

Perché ilrafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, in coerenza con il Pnrr, attraverso una maggiore integrazione tra ospedale, distretto, medici di medicina generale, personale infermieristico e reti di supporto, sarà la base indispensabile affinché il progresso tecnologico non faccia passare in secondo piano il paziente. Perchéinnovazione e umanizzazione nella sanità devono progredire di pari passo.

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