Non è stato un attacco diretto ma a molti è sembrato così. Ospite ieri sera a “5 Minuti” suRai 1, la presidente del Consiglio,Giorgia Meloni, ha replicato al commento del presidente della Repubblica,Sergio Mattarella,in merito allaproposta sul decreto scuola. La premier ha definito “norma di buon senso” quella risalente agli anni Novanta e sottoscritta dal Capo dello Stato quando era nelle vesti di ministro, che stabiliva un limite numerico in classe.
“Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmentenon la leggo così“. “Il Presidente della Repubblica“, ha aggiunto Meloni “dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti”.
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Meloni delucida sul decreto scuola
Il monito di Mattarella era infatti stato: “La scuola è inclusione, no ai ghetti“. Ma Meloni ha continuato a difendere l’ipotesi dellasoglia limiteper gli studenti stranieri o di seconda generazione che hanno difficoltà con la lingua italiana.
Secondo la premier infatti, inserire un bambino straniero in un contesto classe composto da bambini che non parlano italiano favorirebbe la ghettizzazione. Invece, distribuire equamente gli alunni nelle classi porterebbe a classi più equilibrate.
A supporto della sua proposta, la leader dell’esecutivo ha richiamato direttamente i precedenti normativi del passato, citando le direttive emanate nel triennio1989-1990 da Mattarella.
La reazione delle opposizioni
Il quirinale ha scelto di non commentare la precisazione della leader di Fratelli d’Italia. Ma leopposizioni, al contrario, hanno reagito immediatamente. I rappresentanti diAlleanza Verdi e Sinistra,insieme alla segretaria del Partito DemocraticoElly Schlein,hanno bollato l’uscita come unaprovocazioneaperta verso la massima carica dello Stato.
Per la minoranza, trascinare la Presidenza della Repubblica dentro una contrapposizione di carattere ideologico sarebbe stato un grande errore. Sembrerebbe infatti evidente che le circolari difine anni Ottantaavessero scopi puramenteinclusiviin un quadro dove gli iscritti stranieri rappresentavano lo 0,2% del totale, a differenza dell’attuale 11,6% della popolazione scolastica.
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