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Nucleare, Patassini (Lega): ‘Avere indipendenza energetica significa rafforzare sicurezza nazionale’

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“L’Italia pone le basi normative per ilritorno del nucleare, proprio mentre la domanda di elettricità si prepara a crescere, spinta dall’elettrificazione dei consumi e dalla manifattura avanzata, con un sistema paese che chiede energia a basse emissioni, programmabile e disponibile a ogni ora, capace di affiancare le rinnovabili“. Ne è convintoTullio Patassini, responsabile nazionale del Dipartimento Energia della Lega, commentando la riapertura dell’Italia all’energia atomica grazie al via libera del Senato con a favore i partiti della maggioranza più Azione, Italia Viva astenuta e l’opposizione contraria.

E così, dopo il decreto del governo Berlusconi nel 2010 per riavviare il programma nucleare, poi abrogato da un referendum nel 2011 in seguito all’incidente di Fukushima, la nuovalegge delega il governo ad adottare entro un anno una disciplina organica e un programma nazionale per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, gestione delle scorie radioattive e sicurezza, istituzione degli organi di controllo, produzione di idrogeno tramite energia nucleare.

“Produrre in Italia energia a costi stabili e prevedibili per decenni vuol dire contribuire ad alleggerire le bollette di famiglie e imprese, oggi legate al prezzo del gas, che importiamo per circa il 95 per cento e rafforzare la sicurezza nazionale, poiché l’indipendenza energetica è parte essenziale della sovranità di un Paese“, spiega l’onorevole sottolineando come il Carroccio abbia contribuito al raggiungimento dell’obiettivo ottenendo l’entrata nella legge del principio della neutralità tecnologica.

Un dettaglio non indifferente che permette di affidare “alla ricerca e agli standard di sicurezza la scelta delle soluzioni migliori, a partire dai piccoli reattori modulari, gli SMR (Small modular reactor,ndr), i più vicini fra le tecnologie innovative, fino alla fusione, orizzonte di lungo periodo nel quale la scienza e l’industria italiane sono già protagoniste dei grandi programmi internazionali“.

Il governo infatti punta a riportare in Italia non le grandi centrali tradizionali, come quelle francesi, ma i piccoli reattori modulari. Si tratta in pratica di motori di sommergibili chiusi in un tubo d’acciaio. Si costruiscono in fabbrica e si trasportano nella centrale, installandoli in serie di quattro o più. Sono impianti economici e più sicuri di quelli tradizionali. Le versioni più moderne poi bruciano le scorie delle vecchie centrali, e sono raffreddate a piombo liquido: in caso di guasto, il reattore si spegne e non esplode. Gli Smr sono ancora alla fase sperimentale, ma i produttori contano di metterli sul mercato nella prima metà degli anni Trenta.

Come puntualizzato dall’on. Patassini, la Lega ha inoltre voluto “che il testo valorizzasse le filiere nazionali ed europee, affinché per il nucleare diventi sviluppo industriale e lavoro qualificato per il nostro paese e che indicasse la strada delle compensazioni ambientali e territoriali, anche economiche“.

Quindi, ora che il dado è tratto, i primi passi da compiere riguardano in prima battuta i decreti attuativi, su cui lavorare nell’immediato “perché questa ultima riforma pensata per le nuove generazioni e per l’Italia dei prossimi decenni, diventi al più presto realtà“.

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