Scuola, il diritto allo studio frena la linea dura del governo: ora la parola a Mattarella

Dal confronto con il Quirinale il testo sulla scuola esce più equilibrato. Saltano le misure più dure sui genitori stranieri e si rafforzano inclusione e prossimità degli studenti. Ora il decreto passa al vaglio di Mattarella

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Alla fine, ildiritto allo studiosembra aver prevalso sull’istinto alla linea dura. È quanto emerge daltesto del decreto sulla scuolaapprovato ieri dal Consiglio dei ministri, nel quale compare più volte il principio che il diritto dello studente debba essere tutelato prima di ogni altra considerazione.

Era proprio questo uno dei punti sui quali il Quirinale aveva chiesto al governo di intervenire. E il risultato finale è molto diverso dalle prime bozze circolate nelle settimane scorse. Un percorso segnato da una lunga interlocuzione con il Colle e da quella che, sul piano costituzionale, si potrebbe definire unacomplessa opera di mediazione.

Dalle misure più dure alla mediazione

Nelle prime versioni del provvedimento erano previstemisure particolarmente severenei confronti deigenitoridegli alunni stranieri che non avessero rispettato l’obbligo di frequentarecorsi di italiano. Si era arrivati a ipotizzare il ricorso al tribunale per i minorenni, attraverso i servizi sociali, fino alla possibilità di intervenire sulla responsabilità genitoriale. In un’altra bozza era comparsa persino l’ipotesi delmancato rinnovo del permesso di soggiorno.

Alla fine, queste misure non sono entrate nel testo. Una scelta che tiene conto anche di una memoria storica difficile da ignorare:l’Italia è stata per decenni un Paese di emigrati. Negli anni Sessanta e Settanta, molti italiani che si trasferivano in Svizzera non parlavano tedesco o svizzero-tedesco e, nei rapporti con la scuola, erano spesso i figli a fare da tramite con insegnanti e istituzioni.

Il nodo del niqab

Un altro punto sul quale il confronto con il Quirinale ha prodotto modifiche riguardail niqab e il burqa.L’ipotesi di sanzionare con una multa fino amille euroi genitori che si fossero presentati a scuola con il volto coperto è stata rivista. Il ragionamento attribuito al presidente della RepubblicaSergio Mattarellaè duplice: da una parte ilrispetto della libertà religiosa dell’adulto, dall’altra lanecessità di non allontanare il genitore dalla scuola e dal dialogo con l’istituzione.

Il rischio, infatti, sarebbe quello di trasformare una misura pensata per favorire l’integrazione in uno strumento diemarginazione, con possibili conseguenze anche sul piano della radicalizzazione.

Il tetto del 30% e la vicinanza agli studenti

Un’altra indicazione del Quirinale riguarda gli studenti stranieri che non rientreranno neltetto del 30%previsto per la presenza di alunni stranieri nelle classi. Il principio inserito nel provvedimento è quello dellaprossimità: uno studente non dovrebbe essere costretto a spostarsi lontano dalla propria zona di residenza esclusivamente per effetto del limite previsto dalla norma.

Anche in questo caso, dunque, l’obiettivo è evitare che una misura generale produca conseguenze sproporzionate sul singolo studente.

Ora la parola passa al Quirinale

Il testo approvato dal governo dovrà oraessere esaminato dal presidente della Repubblica. Mattarella, rientrato ieri sera da Torino, avrà davanti i dodici articoli del decreto e dovrà valutarne il contenuto nella versione definitiva.

L’intensa interlocuzione avuta nelle settimane precedenti fa pensare a unpercorso ormai avanzato. Anche la presenza di risorse specifiche per l’attuazione della riforma va nella direzione dell’immediata applicazione delle misure: sono previsti, tra l’altro, 17 milioni di euro per il potenziamento dell’offerta linguistica.

I tempi sono stretti anche perché alcune misure richiedono unaprogrammazionegià in vista del prossimo anno scolastico.

I dubbi sulla costituzionalità

Restano, tuttavia, alcune questioni aperte. Il costituzionalistaAlfonso Celotto, ordinario di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre, ha espressoperplessitàsoprattutto sul divieto di utilizzare nelle aule scolastiche indumenti che coprano interamente corpo e volto e sulla relativa sanzione per i genitori.

Secondo Celotto, sul tema si pone unproblema di equilibrio tra i diritti individuali e il rispetto delle regole dell’ordinamento italiano. Il punto, ha osservato, riguarda anche la questione di quanto debba essere tutelata la libertà di chi entra nel nostro ordinamento e quanto, invece, debba essere richiesto il rispetto delle sue regole.

Il riferimento costituzionale resta però l‘articolo 34, secondo cui“la scuola è aperta a tutti”. Lo stesso principio richiamato da Mattarella ad Amatrice e che ora rappresenta il punto di riferimento per l’esame del decreto.

Dopo la mediazione con il governo, il testo appare quindipiù equilibratorispetto alle prime ipotesi. Ma restano da verificare sia la suatenuta costituzionalesia lapossibilità di applicare concretamente normeche, tra deroghe e condizioni, rischiano di rivelarsi più complesse di quanto appaiano sulla carta.

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