Dopo mesi di tensioni, liti interne alla maggioranza, contatti e proposte, trattative tra gli sherpa,Forza Italia e Legatirano il freno a mano e fanno inversione con sgommata sull’asfalto torrido di questi giorni, su uno dei punti più masticati e dibattuti della nuovalegge elettoraleattesa in aula a Montecitorio. Ovvero,le preferenze.
All’assemblea del gruppo convocata per mezzogiorno il presidente dei deputati azzurri Enrico Costa annuncia il cambio di orientamento sull’emendamento per reintrodurre lepreferenze sebbene con sistema semi-bloccato. Emendamento depositato proprio allo scadere del termine, quandoFdIdecide di giocarsi il tutto e per tutto depositando una proposta di modifica sul tema conNmeUdcma sotto la quale mancavano le firme dei forzisti e Carroccio. In sostanza, l’emendamento proposto da FdI e Noi moderati, prevede che il capolista indicato dalle segreterie di partito e scelta degli altri candidati attraverso un gioco di crocette che, in prospettiva,finirebbe per penalizzare l’alternanza di genere.
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Insomma, un clamoroso dietrofront dai partiti dei vicepremier che, da un lato ha visto cedere prima Forza Italia per poi essere seguita dai leghisti. Infatti, come si legge dalla nota diffusa dal Carroccio, il partito di Matteo Salvini si è riusnito per valutare l’emendamento e avendo riscontrato che si prevede unsistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territoriper la scelta dei propri rappresentati, “il partito darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di esprimere un voto favorevole all’emendamento in oggetto“.
Nella coalizione di governo, quindi, non manca più nessuno all’appello per un Sì all’emendamento, ma non è detto che basterà. Intanto, anche oltrescranno si muovono le acque. IlPdche questa mattina ha riunito i suoi per le 9,ha invocato il voto segreto su tutti gli emendamentiper i quali è consentito dal regolamento, incluso quello sulle preferenze. A stretto giro, infatti, i dem insieme a M5s e Avs hanno formalmente chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che la proposta di legge sulla riforma elettorale sia integralmente votata a scrutinio segreto.
Uno scenario per il qualeal riparo dall’urna può succedere di tutto, e ciò che si è manifestato apertamente, potrebbe svanire dietro il segreto della votazione. E se a destra entreranno in azione ifranchi tiratorinon è scontato che la modifica voluta dal premier Meloni riuscirà a passare. In questa cornice, il presidente del Consiglio sfida le opposizioni a non chiedere il voto segreto, “ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani“.
Certo è che per entrambi i vicepremier, quella del voto, specialmente se segreto, può rivelarsi una prova interna di un certo calibro. Non a caso nelcentrodestra non manca chi è pronto a scommettere di poter contare, nel segreto dell’urna,anche su qualche sostegno da malpancisti dem.
Ma nell’opposizione, tra alcuni colleghi del campo largo si è manifestato anche un certo risentimento per la mossa delMovimento 5 Stelle di presentare una proposta di modifica in materia di preferenze. Fuor di taccuino, difatti, si riferisce che la proposta pentastellata non è passata inosservata visto che la linea finora mantenuta era di una legge elettorale di fatto inemendabile. Difficile, sottolinea qualcuno, che, alla fine, ci sia la scelta dell’Aventino.
Intanto, anche il Generalissimo, Roberto Vannacci, anche se con polemica di sottofondo, ha riferito che Futuro nazionale voterà a favore dell’emendamento: “Anche sulle preferenze prevale la politica dell’inciucio” perché “questo emendamento, proposto da FdI, Nm e Udc, che mantiene il potere delle segreterie di partito e poi dà il contentino per le posizioni successive: noi non siamo d’accordo, vorremmo effettivamente che tutti i parlamentari fossero eletti con le preferenze, ma voteremoa favore perché sicuramente è meno peggio e riporta, se non altro, un minimo di sovranità popolare“.
E così, il capitolo delle preferenze è la patata bollente che crea dissapori interni alle coalizioni. Tanto che a poche ore dall’avvio delle votazioni a Montecitorio sui 200 emendamenti presentati, è ancora del tutto incerto l’esito della partita e, con esso,forse anche quello dell’intera riforma.
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