Draghi: «L’Ucraina deciderà quale pace accettare, non altri» 

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Il premier parla al Senato in un’informativa sulla guerra, arrivata ormai all’85esimo giorno di combattimenti. Fra i temi toccati anche gli avanzamenti sui negoziati, la questione energetica e gli ingressi di Finlandia e Svezia nella Nato

Il presidente del Consiglio Mario Draghi parla nell’aula del Senato della guerra in Ucraina. L’informativa del premier tocca gli sviluppi del conflitto: diversi gli argomenti sul tavolo, dalla situazione sui combattimenti e i negoziati fino agli sforzi italiani in favore del popolo ucraino. 

«La guerra è giunta all’85esimo giorno: la speranza di conquistare vaste aree del paese in tempi brevi da parte dei russi s’è scontrata con la resistenza del popolo ucraino», afferma il premier in apertura del discorso. 

«Il costo dell’invasione russa in termini di vite umane è terribile. 4 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie case e ci sarebbero quasi 6 milioni 700mila sfollati – aggiunge Draghi – La scorsa settimana sono state ritrovate fosse comuni anche a Kiev. Per questo l’Italia ha offerto sostegno per indagare sui crimini di guerra».  

L’impegno degli Italiani

Nel corso dell’informativa al Senato, Draghi esprime parole di orgoglio verso lo sforzo degli italiani per aiutare il popolo ucraino. 

«Rafforziamo la capacità di accoglienza e assistenza sanitaria: siamo un Paese ospitale, lo stiamo dimostrando e abbiamo intenzione di continuare a farlo – dice il presidente del Consiglio – Desidero ringraziare il ministro Bianchi, il personale della scuola e i bambini italiani per questa meravigliosa manifestazione di amore collettivo». 

Parole di stima anche verso l’ambasciatore italiano a Kiev, Pier Francesco Zazo, e i suoi sforzi per la messa in salvo di 100 persone: «La nostra ambasciata ha ripreso le sue attività e ringrazio Zazo e il suo personale per lo spirito di servizio e professionalità nonché per il grande coraggio dimostrato». Il Senato accoglie con un applauso questo passaggio. 

Lo sforzo diplomatico

Draghi parla del contenimento della guerra, auspicando la ripresa dei negoziati di pace fra Mosca e Kiev. «Sarà l’Ucraina a decidere quale pace accettare, non altri», ribadisce. La posizione dell’Italia sui concordati è allineata a quella degli altri Paesi europei e degli Stati Uniti. 

Draghi riprende anche il vertice avuto con il presidente Joe Biden a Washington: «Negli incontri avuti negli Usa ho riscontrato un apprezzamento per la solidità della posizione italiana, fermamente ancorata in campo transatlantico e all’Unione Europea. Questa posizione – aggiunge il premier – ci permette di essere in prima linea senza ambiguità nella ricerca della pace». 

L’economia fra gas, grano e rincaro dei prezzi

Il rischio della guerra è quello di una crisi alimentare, continua Draghi nell’informativa: «L’indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito, toccando a marzo massimi storici. Si rischiano effetti disastrosi, soprattutto per alcuni Paesi in Africa e Medio Oriente dove aumenta il rischio di crisi alimentari». 

Per la risoluzione della crisi del grano, Mario Draghi chiede uno sforzo comune da parte di tutti i Paesi europei affinché si arrivi a sbloccare le milioni di tonnellate di cereali ferme nei porti ucraini. 

Ma l’argomento sicuramente più complesso è la questione energetica: «Per diversificare i fornitori ci siamo mossi rapidamente con l’obiettivo di incrementare le forniture di gas naturale – ribadisce Draghi – le stime del governo indicano che potremmo essere indipendenti dal gas di Mosca nel secondo semestre del 2024». 

Grande attenzione anche sul punto delle energie rinnovabili, che in questo periodo sono rientrate nel dibattito italiano dopo i rincari delle bollette. Anche su questo punto il premier si mostra concorde con il presidente Usa: «Durante la mia visita a Washington ho condiviso con Biden la strategia energetica italiana e siamo d’accordo sull’importanza di preservare gli impegni sul clima». 

Intanto oggi nelle Camere parlamentari si discute sull’approvazione del decreto legge Ucraina bis.

L’espulsione dei diplomatici italiani da Mosca

Dopo che nella giornata di ieri 18 maggio la Federazione Russa ha comunicato l’espulsione di 24 diplomatici italiani, Draghi commenta l’accaduto: «È un atto ostile che ricalca decisioni simili a quelle prese verso altri Paesi europei. È essenziale mantenere canali di dialogo con Mosca poiché solo da tali canali potrà emergere una soluzione negoziale». 

I futuri ingressi nella Nato e Unione Europea

Il meeting avuto con la leader finlandese Sanna Marin ha ribadito l’allineamento di Roma ed Helsinki sull’impegno bellico. Per questo, Draghi parla oggi di un vertice da organizzare nel prossimo luglio ad Ankara, in Turchia, per velocizzare l’ingresso di Finlandia e Svezia nel Patto transatlantico. 

Durante l’informativa al Senato Draghi ha ribadito che l’Italia è favorevole anche all’ingresso dell’Ucraina in Ue. 

E sullo schieramento militare aggiunge: «La Nato ha intensificato le azioni sul fianco orientale e il contributo italiano è pari a 2500 unità e nel medio periodo siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno – dice il premier italiano – valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche alla Slovacchia nella difesa antiaerea». 

L’invio di armi a Kiev

Infine, sulla delicata questione dell’invio di armi in Ucraina, Mario Draghi commenta: «Voglio ringraziare il Parlamento, la maggioranza e la principale forza di opposizione per il sostegno al governo per affrontare la crisi sia dal punto di vista militare che umanitario. Bisogna tenere alta la pressione sulla Russia anche attraverso sanzioni e guidare in modo chiaro l’azione di governo per arrivare a una risoluzione». 

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