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Rapporto Inps, Fava: ‘Rafforzare l’occupazione per rendere più solide le pensioni’

Per il presidente dell'Inps, che oggi ha presentato il suo Rapporto annuale, "non esiste pensione solida senza un impiego stabile, regolare e dignitosamente retribuito", giacché "la sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre e coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro"

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“La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso“. Con queste parole, pronunciate nella Sala della Regina alla Camera, il presidente dell’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale)Gabriele Fava ha presentato il Rapporto annuale dell’ente.

In esso, tra i tanti argomenti trattati, si sottolinea come, di fronte a una sfida demografica senza precedenti, sia assolutamente necessario rafforzare l’occupazione, quantitativamente e qualitativamente, per rendere più solide le pensioni di domani. Per Fava, infatti, “non esiste pensione solida senza un impiego stabile, regolare e dignitosamente retribuito“, giacché “la sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre e coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro“.

Rapporto Inps, l’età media delle pensioni di vecchiaia è 67 anni

Restando sul tema, il presidente ha osservato che negli ultimi 30 anni l’età media di pensionamento per i dipendenti privati è aumentata di oltre 7 anni: per il totale delle pensioni rispetto ai 57 anni e 7 mesi
del 1995 si è passati a 64 anni e 10 mesi, ovvero 7 anni e 3 mesi in più. In questo senso, l’età media sale anche se si considera l’insieme dei lavoratori dipendenti privati e pubblici: nel 2025 è stata di 64 anni e sette mesi, contro i 64 anni e 5 mesi del 2024 e i 61 anni e 7 mesi del 2012.

L’aumento è particolarmente evidente per le pensioni di vecchiaia, la cui età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni a partire dal 2020. Quelle anticipate seguono invece una dinamica più irregolare: dopo il
massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l’età media si attesta a 61,7 anni nel 2025, risentendo maggiormente dei canali di flessibilità in uscita.

Occupazione ai massimi storici, ma inferiore alla media europea

Per quanto riguarda l’occupazione, essa, con più di 24 milioni di lavoratori, ha raggiunto “massimi storici, trainata dal lavoro dipendente a tempo indeterminato“. Tuttavia, il rapporto mette in luce anche sensibili debolezze strutturali: il tasso di occupazione resta inferiore alla media europea ed è caratterizzato da forti divari di genere. Inoltre,il numero di lavoratori è aumentato soprattutto nel settore dei servizi, dove però l’occupazione è più intermittente, la produttività stagnante, i salari bassi.

Il lavoro da remoto ha effetti positivi sulla fecondità

Infine, per Fava gli incentivi economici alle famiglie, come l’assegno unico e universale e altri bonus alla
natalità, possono favorire un aumento, “seppur contenuto”, delle nascite, ma rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non accompagnati da interventi complementari. Per questa ragione, strumenti come il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto si rivelano particolarmente efficaci nel sostenere l’occupazione femminile, riducendo i costi e le difficoltà legati alla cura dei figli.

In particolare, l’accesso al bonus asilo nido ha determinato un aumento della probabilità di occupazione per le madri di circa 6 punti percentuali, mentre lo “smark working” si conferma uno strumento efficace per ridurre fino all’87% la “child penalty“, ovvero la penalizzazione delle carriere derivante dall’avere un figlio, e per aumentare le retribuzioni, facendo riscontrare “effetti positivi anche sulla fecondità”.

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