La tecnologia sarà ilterreno decisivo”della sfida che è di fronte all’economia italiana, perchéintelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi“. Tuttavia, “la
rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso,ma deve essere governatae messa al servizio della persona e della società“. Parole che esprimono raccomandazioni sul futuro e si sforzano dipreservare ottimismoquelle del governatore della Banca d’Italia,Fabio Panetta, che oggi presenta la Relazione annuale dell’istituto.
Panetta: “Sull’IA è importante evitare di accumulare ritardi che frenerebbero la produttività”
Insomma, l’intelligenza artificiale ha tutte le carte in regola per divenireuna leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana. Il suo enorme potenziale, tuttavia, dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese, a partire da quellepiccole e medie, e dalla capacità diintegrarla nei processi produttivi. Il nodo principale è rappresentato dacosti iniziali molto elevatie, soprattutto, da una forte richiesta di competenze tecniche, ostacoli che secondo Panetta possono essere superati solamente attraverso un decisointervento pubblico.
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Nulla è perduto quindi e il tempo è dalla parte del legislatore. Secondo il governatore, infatti, “siamo ancora in unafase inizialee possiamo evitare che si ripeta l’esperienza degli anni novanta, quando nell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione,si accumularono ritardiche hanno poi frenato la produttività per decenni“.
Panetta: “IA ha potenziale per rendere duratura la crescita dell’economia italiana”
Il tema dell’intelligenza artificiale è dunque di strettissima attualità giacché per Panetta il contributo potenziale della sua adozione può essereassolutamente rilevante. Secondo le stime della Banca d’Italia, la produttività del lavoro potrebbe aumentare di0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di impiego lento, e di oltre1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva. E nell’ipotesi più favorevole i guadagni compenserebbero abbondantemente il calo del prodotto potenziale dovuto allacontrazione della popolazione in età da lavoro, rendendo possibile unacrescita duratura dell’economia italiana.
Tuttavia, al netto degli importanti sviluppi tecnologici, il criterio ultimo del successo del nostro Paese sarà la sua capacità di“offrire opportunità e futuro ai giovani“. Se questi ultimi non vengono valorizzati, avverte il governatore, si corre il rischio di “alimentare uncircolo vizioso: un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato eriduce gli incentivi a investire in istruzione, mentre la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie“. A tal proposito, Panetta ricorda amaramente che tra il 2020 e 2024100mila giovanihanno imboccato la via dell’esteroe che la nostra spesa in istruzione èun punto di Pil sotto la media europea.
“Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica:è il compito civile di questo tempo“, prorompe l’economista, rimarcando che solo in questo modo l’Italiapotrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, “trasformando la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro” .
Panetta: “Per aumentare la produttività serve combattere contro debolezze economiche decennali”
Alla luce di siffatte considerazioni, appare chiaro come la sfida per per il nostro Paesela sfida per la competitività non sia più rinviabile. L’Italia, rimarca il numero uno di Bankitalia, “conserva punti di forza rilevanti nellameccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità, ma la presenza degli esportatori nostrani restalimitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati“. Ecco che dunque, senza un aumento deciso della produttività, la penisola potrebbe restare ancorata a tassi di crescitastrutturalmente modesti.
Laquestione demograficaè un ulteriore tasto dolente. Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, infatti, non sarà possibile contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo. Per Panetta, la soluzione per innalzare la produttività è quella di affrontare le“debolezze decennali”che attanagliano l’Italia: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano ela dipendenza energetica, resa ancora più evidente dal recente conflitto in Iran e dallachiusura dello Stretto di Hormuz. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va dunque proseguito e reso più efficace, migliorando sempre di più laqualità dell’azione pubblica.
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