Chi c’è dietro un treno che viaggia? Vi siete mai chiesti cosa muove davvero l’industria che ogni giorno permette a milioni di persone di spostarsi da una parte all’altra in poco tempo? Dietro un convoglio che parte, percorre centinaia di chilometri e arriva a destinazione c’è un mondo che il singolo passeggero difficilmente vede: chilometri di binari da costruire e mantenere, linee elettriche, sistemi di segnalamento, macchinari altamente specializzati, tecnologie sempre più avanzate e migliaia di persone che lavorano perché tutto funzioni con precisione.
È proprio questo “universo” a diventare protagonista di InnoTrans, la grande fiera internazionale dedicata alla tecnologia dei trasporti che ogni due anni porta a Berlino i principali attori dell’industria ferroviaria mondiale. La manifestazione abbraccia praticamente l’intera filiera attraverso cinque grandi aree: Railway Technology, Railway Infrastructure, Public Transport, Interiors e Tunnel Construction. L’obiettivo è mettere nello stesso luogo industria, operatori ferroviari, gestori delle infrastrutture, istituzioni, fornitori e clienti provenienti da tutto il mondo.
Ed è proprio in questo mercato internazionale che l’Italia ha moltissimo da raccontare. Se moda, design e automotive rappresentano alcuni dei volti più conosciuti del Made in Italy, decisamente meno evidente agli occhi del grande pubblico è infatti il peso raggiunto dall’industria ferroviaria. Un comparto che costituisce uno dei fiori all’occhiello dell’industria nazionale.
E sono i numeri a parlare: nel 2025 la filiera italiana dei trasporti ferroviari ed elettrificati ha superato gli 8,1 miliardi di euro di fatturato, con circa 22.800 addetti. Soltanto quattro anni prima il giro d’affari si fermava intorno ai 4 miliardi. In pochi anni, quindi, il valore della filiera è sostanzialmente raddoppiato.
Una crescita dietro la quale non ci sono soltanto i treni che vediamo sfrecciare sui binari. Il comparto comprende aziende specializzate nella costruzione e manutenzione dell’infrastruttura, nell’elettrificazione, nel segnalamento, nella diagnostica, negli impianti tecnologici e nella produzione di macchinari e mezzi d’opera. Un insieme di competenze che ha permesso a numerose imprese italiane di crescere e portare tecnologia e know-how anche oltre i confini nazionali.
Ma c’è un altro elemento che rende particolare questa industria e che i grandi numeri rischiano di nascondere. Dietro fatturati da centinaia di milioni di euro, e in alcuni casi superiori al miliardo, continua spesso a esserci un’imprenditoria italiana di stampo tradizionale. Imprese nate dall’iniziativa di singoli imprenditori o famiglie, cresciute generazione dopo generazione e diventate grandi realtà industriali senza perdere necessariamente il legame diretto tra proprietà e gestione.
È il caso di Salcef Group. Quella che era un’impresa specializzata nell’armamento ferroviario si è trasformata negli anni in un gruppo internazionale capace di operare lungo buona parte della filiera: dalla costruzione e manutenzione dell’infrastruttura all’elettrificazione e al segnalamento, fino alla produzione di materiali e mezzi ferroviari.
Proprio all’interno del gruppo opera infatti SRT, specializzata nella progettazione, costruzione e manutenzione di mezzi ed equipaggiamenti ferroviari, che nell’arco di pochissimi anni si è candidata ad essere tra le principali realtà del settore insieme alla competitorSVI. Perché sui binari non viaggiano soltanto i convogli destinati al trasporto di passeggeri e merci: esiste un intero parco di mezzi d’opera necessario per costruire, rinnovare e mantenere l’infrastruttura sulla quale quei treni dovranno poi circolare.
Ma oltre Salcef ci sono anche altre realtà, tra queste un’altra storia dell’imprenditoria ferroviaria italiana è quella di GCF – Generale Costruzioni Ferroviarie, cresciuta intorno a una storica specializzazione nell’armamento ferroviario, alla quale si sono aggiunte nel corso degli anni competenze nell’elettrificazione, nel segnalamento ed ora anche nel civile con l’acquisizione di Sveco.
Se ci muoviamo lungo la filiera ci sono poi le imprese il cui core business è la trazione elettrica e gli impianti tecnologici. Una di queste è CEMES, che nel corso di oltre novant’anni ha ampliato progressivamente le proprie attività, lavorando nei settori dell’elettrificazione ferroviaria, dell’energia e degli impianti tecnologici. E poi ancoraElettri-Fer, specializzata nella progettazione, realizzazione e manutenzione degli impianti di trazione elettrica ferroviaria, oltre che nel segnalamento, nelle sottostazioni elettriche e nelle telecomunicazioni.
Tutte queste realtà pur restando differenti per storia, dimensioni e specializzazione, permettono comunque di evidenziare un fatto: nel ferroviario italiano c’è ancora spazio per un’imprenditoria fatta di proprietà riconoscibili, famiglie e continuità generazionale. Aziende che nel tempo hanno raggiunto dimensioni da grande industria, creando occupazione per migliaia di persone, senza necessariamente trasformarsi in realtà lontane dalla proprietà che le ha fondate o fatte crescere.
Ma i nomi citati sono soltanto alcuni esempi di un tessuto industriale molto più ampio, composto da numerosi operatori che, con competenze e specializzazioni differenti, partecipano alla costruzione, alla manutenzione e all’evoluzione della rete ferroviaria. Essere parte di questa filiera, però, non significa automaticamente riuscire ad accedere alle lavorazioni più complesse o alle grandi commesse. È qui che entra in gioco un altro elemento fondamentale del settore: la capacità di selezionare e qualificare le imprese che hanno struttura, competenze e solidità sufficienti per operare su un’infrastruttura strategica.
Non è infatti un mercato nel quale basta crescere per riuscire a rimanere competitivi. Operare sull’infrastruttura ferroviaria significa anche confrontarsi con sistemi di qualificazione particolarmente selettivied è così che solo le imprese più solide riescono a operare nel settore.
Il ferroviario italiano continua a essere anche un’industria di imprenditori. Dietro ai grandi numeri ci sono aziende solide che investono, assumono, formano personale specializzato e danno lavoro ogni anno a migliaia di persone. Realtà che hanno saputo trasformare un’imprenditoria spesso nata su base familiare in organizzazioni industriali capaci di competere su mercati internazionali e di raggiungere risultati economici importanti.
La domanda iniziale –chi c’è dietro un treno che viaggia? – trova così una risposta diversa da quella che ci si aspetterebbe: non solo binari, rotaie, o tutto ciò che è visibile al passeggero, mavere e proprie imprese che, generazione dopo generazione, hanno fatto del ferroviario il proprio mestiere.
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