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Fairuz, madre e diva: l’addio a Ziad Rahbani come un’icona sacra

Il giorno del funerale di suo figlio, la star libanese si è trasformata da leggenda del canto arabo a simbolo universale di maternità spezzata

23 Min di lettura

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🇮🇹 Nel comune montano di Bikfaya, tra cipressi fermi e quiete assordante, il Libano si è riunito intorno alla bara di un simbolo. Lo scorso 28 luglio, le spoglie di Ziad Rahbani, musicista, autore e idolo di intere generazioni, sono state accolte nella Chiesa della Dormizione di Nostra Signora a Mhaydseh. A pochi passi da lui, avvolta in un abito nero, velata e taciturna, c’era Fairuz: madre e celebrità, donna e diva.

Durante il triste evento, la Divina del canto arabo, con lo sguardo nascosto dietro le lenti scure, era la mamma che non avrebbe mai voluto sopravvivere alla propria progenie. Nella struggente Qāmat Maryam, che lei stessa ha interpretato, la Madonna assiste, immobile e spezzata, al decesso del Figlio diletto. Allo stesso modo, Fairuz era dritta davanti al feretro del suo Ziad e, come Maria, non ha gridato e non è crollata.

Fairuz: “Ana al-Umm al-Ḥazyna”

Nella liturgia maronita, Qāmat Maryam è l’emblema della forza e della spiritualità nel dolore più disumano. Suo malgrado, l’Ambasciatrice del Libano presso le Stelle ha riprodotto quel ruolo. La sua sofferenza è stata composta e dignitosa, ma assoluta. Dentro il suo corpo fragile scorre lo stesso tormento sospirato in Ana al-Umm al-Ḥazyna (Sono la Madre Addolorata), che aveva intonato anni fa, calandosi nei panni della Santa Vergine. Quelle parole si sono rivelate profetiche.

Eppure, Fairuz non ha pianto in pubblico, non apertamente. Nonostante la maturità e la profonda afflizione, ha custodito il suo status di leggenda ultraterrena. Ha preferito che le lacrime si confondessero con il nero degli occhiali da sole, permettendo ai presenti di intravedere solamente il leggero tremolio delle sue labbra.

Icona mediorientale, ma anche genitrice affettuosa e protettiva, trafitta dallo strazio di dover sopravvivere alla perdita della carne della propria carne. Non è la prima volta che il destino mette alla prova la star col peggiore degli incubi. Da suo marito, Assi Rahbani, ebbe quattro figli, di cui ne restano due. Ziad è morto a 68 anni per uno scompenso cardiaco; Hali, colpito da una meningite infantile, è affetto da gravi disabilità; Layal, compositrice di talento, è scomparsa nel 1988 a 28 anni, stroncata da un ictus. Per un conforto, forse inefficace, rimane Rima.

Fairuz sofferente
Fairuz

Ziad Rahbani: figlio, genio e rivoluzionario della musica araba

Ziad, oltre ad essere il discendente della personificazione dell’unità panaraba, è stato colui che aveva offerto alla famosa Nuhād Ḥaddād un’ulteriore giovinezza. Quando la sua carriera sembrava avviarsi verso un vicolo cieco creativo, ci ha pensato il giovane Rahbani a scuoterla. Lui ha letteralmente reinventato la canzone araba. Grazie alle sue idee, essa ha iniziato a rispettare un’innovativa grammatica musicale. Conservando potenti radici orientali, ha introdotto elementi occidentali, tra cui: jazz, bossa nova e funk.

Fairuz e suo figlio Ziad Rahbani
Fairuz e suo figlio Ziad Rahbani

Tutto ciò non era unicamente melodia, ma anche pensiero, satira e denuncia. I suoi testi erano rivoluzionari direttamente nel contenuto. Esprimevano l’illogicità, la frustrazione, la rassegnazione lucida di chi aveva vissuto il conflitto civile, l’instabilità e il settarismo. Esistenze vere, descritte mediante la crudezza del dialetto beirutino. Un esempio è Kyfak Inta (Come stai?), uno dei brani più popolari di Fairuz, che narra la passione per un uomo sposato. Ziad ha avuto il coraggio di spostare gli interessanti motivi che proponeva dagli estremi del dramma romantico verso le zone intermedie dell’amore: la malinconia, il rimpianto, la confessione.

La sua opera viene costantemente riscoperta: ristampe in vinile, campionamenti da DJ, frammenti delle sue pièces tradotti e condivisi sui social dai giovani che non erano nemmeno nati quando le aveva scritte. Ma non si tratta di nostalgia, né di moda rétro. È una vitalità che resiste alle epoche, come la sua nazione: lacerata, ma mai silente.

Rahbani era frutto e padre di un nuovo modo di raccontare. Il 28 luglio, la sua salma è stata accompagnata dai singhiozzi di un Paese intero. Non una folla, ma un popolo, perché ogni cittadino ha dentro di sé una frase o un ritmo concepiti da lui. Fairuz, segnata dalle sue imminenti 90 primavere e da una sentita assenza, ha mantenuto intatta la sua posizione di monumento vivente. Varcando la soglia della Casa di Dio in silenzio, ha raffigurato l’essenza del lutto: con la sua presenza, con la sua disperazione, con la sua memoria.

Fairuz, la tribolazione della madre del Libano

Oggi si compie il mistero: la dea scenica, che in passato rappresentava Maria con i suoi acuti, ora La incarna mentre è accanto al suo primogenito defunto. Una mamma che, immersa nella preghiera, non urla e non cade, ma salva e sostiene. Come l’Immacolata ai piedi della Croce, anche Fairuz vive l’assurdo della fede e della maternità: l’ordine naturale interrotto, il cerchio della vita disgregato. La pena, celata sotto il velo e gli occhialoni scuri, traspare in ogni respiro trattenuto.

Le immagini del funerale di Ziad Rahbani

Nel giorno dell’addio a un grande artista, Fairuz ha fatto fronte ad una sfida che neanche un mito può raccogliere senza ferite. Il tempo, nell’istante in cui la vedette è entrata nel luogo di culto, si è fermato. Però, lei non era più l’eroina della Patria che ipnotizzava le platee con l’accorato Li Bayrūt (Per Beirut) – noto pezzo sulla bellezza della capitale libanese martoriata dalla guerra civile e trasformata in una città fantasma, con la tragica aria di Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo –. Lo squarcio non è più sulla bandiera col Cedro, ma nell’anima di una madre, consapevole che il figliolo adorato non tornerà più dal proprio viaggio.

In quella circostanza, chiunque ha riconosciuto in lei l’universalità della figura materna e in Ziad la creatura straordinaria che nessuno avrebbe voluto lasciar andare. Il visionario, che ha dato voce a chi non ne aveva, non c’è più, ma ha trasmesso un’eredità che nessun silenzio potrà zittire, nemmeno quello del sonno eterno.


Fairuz, mother and diva: the farewell to Ziad Rahbani as a sacred icon

Tagline Eng - Fairuz
Fairuz e Ziad Rahbani
Fairuz and Ziad Rahbani

🇬🇧 / 🇺🇸 In the mountain village of Bikfaya, among still cypress trees and deafening quiet, Lebanon gathered around the coffin of a symbol. On July 28, the remains of Ziad Rahbani, musician, writer, and idol of entire generations, were received at the Church of the Dormition of Our Lady in Mhaydseh. Just a few steps away, dressed in black, veiled and silent, stood Fairuz: mother and celebrity, woman and diva.

During the sorrowful event, the celestial voice of the Arabic song, her gaze hidden behind dark glasses, was the mother who never wanted to outlive her offspring. In the poignant Qāmat Maryam, which she herself performed, the Virgin Mary stands, motionless and broken, before the death of her beloved Son. Similarly, Fairuz stood upright before the casket of her Ziad and, like Mary, did not scream and did not collapse.

Fairuz: ‘Ana al-Umm al-Ḥazyna’

In the Maronite liturgy, Qāmat Maryam is the emblem of strength and spirituality in the face of unbearable agony. Unwillingly, the Ambassador of Lebanon to the Heavens fulfilled that role. Her suffering was composed and dignified, yet absolute. In her fragile body flowed the same torment she expressed in Ana al-Umm al-Ḥazyna (I Am the Doleful Mother), a piece she sang years ago in the role of the Holy Virgin. Those words turned out to be prophetic.

And yet, Fairuz did not cry openly. Despite her maturity and deep anguish, she preserved her status as an otherworldly legend. She let her tears blend into the blackness of her sunglasses, allowing those present to glimpse only the slight trembling of her lips.

Middle Eastern icon, she is also a loving and protective mother, pierced by the torment of having to survive her own flesh and blood. This was not the first time destiny had tested the star with a parent’s worst nightmare. With her husband Assi Rahbani, she had four children, two of whom are still living. Ziad died at 68 of heart failure; Hali, struck by childhood meningitis, lives with severe disabilities; Layal, a talented composer, passed away in 1988 at the age of 28, cut down by a stroke. Perhaps impotent comfort remains in Rima.

Fairuz sofferente
Fairuz

Ziad Rahbani: son, genius and revolutionary of Arabic music

Ziad, beyond being the descendant of the personification of pan-Arab unity, was the one who gifted the famous Nuhād Ḥaddād a new youth. When her career seemed headed toward a creative dead end, it was young Rahbani who shook it up. He literally reinvented Arabic music. Thanks to his vision, it adopted an innovative musical grammar. While preserving strong Eastern roots, he introduced Western elements like jazz, bossa nova, and funk.

Fairuz e suo figlio Ziad Rahbani
Fairuz and her son Ziad Rahbani

And it wasn’t just melody, but thought, satire, and critique. His lyrics were revolutionary in content. They communicated the absurdity, frustration, and clear-eyed resignation of those who had lived through civil conflict, instability, and sectarianism. Real lives, portrayed in the rawness of the Beirut dialect. A prime example is Kyfak Inta (How are you?), one of Fairuz’s most notorious songs, telling of passion for a married man. Ziad had the courage to shift the emotional content of Arabic song from romantic extremes toward the grey areas of love: melancholy, regret, confession.

His work continues to be rediscovered: vinyl reissues, DJ samples, fragments of his plays translated and shared on social media by youth who weren’t even born when he wrote them. But this is not a matter of nostalgia or retro trends. It’s a vitality that transcends time, like his nation: torn, but never silent.

Rahbani was both the fruit and father of a new storytelling mode. On July 28, his body was accompanied by the sobs of an entire country. It wasn’t just a crowd but a people, because every citizen carries within them a phrase or rhythm composed by him. Fairuz, marked by her approaching 90 years and her profound absence from the public eye, retained her stature as a living monument. Entering God’s house in silence, she embodied mourning’s essence: through her presence, her grief, her memory.

Fairuz, the tribulation of Lebanon’s mother

Today the mystery is accomplished: the stage goddess, who once represented Mary through her high notes, now becomes Her, standing beside her lost firstborn. A mom, immersed in prayer, who neither cries out nor falls, but instead saves and sustains. Like the Immaculate at the foot of the Cross, Fairuz too experiences the absurdity of faith and motherhood: the natural order shattered, the circle of life broken. The pain, hidden beneath her veil and oversized glasses, reveals itself in every restrained breath.

The images of Ziad Rahbani’s funeral

On the day of farewell to a great artist, Fairuz faced a trial no myth can endure unscathed. Time froze the moment the diva entered the sacred place. But she was no longer the patriotic heroine mesmerizing audiences with the heartfelt Li Bayrūt (For Beirut) – the well-known piece about the beauty of the Lebanese capital ravaged by civil war and turned into a ghost city, set to the tragic air of Joaquín Rodrigo‘s Concierto de Aranjuez –. The wound is no longer on the flag with the Cedar but in the soul of a mother, aware that her beloved son will never return from his journey.

In that moment, everyone recognized in her the universality of the maternal figure and in Ziad the extraordinary being no one wanted to let go. The visionary who gave voice to the voiceless is gone, but he left a legacy that no silence can erase, not even that of eternal sleep.


Fayrouz, mère et diva : l’adieu à Ziad Rahbani comme une icône sacrée

Tagline Fra - Fayrouz
Fairuz e Ziad Rahbani
Fayrouz et Ziad Rahbani

🇫🇷 Dans la commune montagneuse de Bikfaya, parmi les cyprès figés et le silence assourdissant, le Liban s’est réuni autour du cercueil d’un symbole. Le 28 juillet dernier, la dépouille de Ziad Rahbani, musicien, auteur et idole de générations entières, a été accueillie dans l’Église de la Dormition de Notre-Dame à Mhaydseh. À quelques pas de lui, vêtue de noir, voilée et silencieuse, se trouvait Fayrouz : mère et célébrité, femme et diva.

Lors de ce triste événement, la Divine du chant arabe, les yeux cachés derrière ses lunettes noires, était une maman qui n’aurait jamais voulu survivre à sa progéniture. Dans la bouleversante Qāmat Maryam, qu’elle a elle-même interprétée, la Madone assiste, immobile et brisée, au décès de son Fils bien-aimé. De la même manière, Fayrouz se tenait droite devant la bière de son Ziad et, comme Marie, elle n’a ni crié ni flanché.

Fayrouz : « Ana al-Umm al-Ḥazyna »

Dans la liturgie maronite, Qāmat Maryam est l’emblème de la force et de la spiritualité dans la douleur la plus inhumaine. Bien malgré elle, l’Ambassadrice du Liban auprès des Étoiles a reproduit ce rôle. Sa souffrance était contenue et digne, mais absolue. Dans son corps fragile coulait le même tourment soupiré dans Ana al-Umm al-Ḥazyna (Je suis la Mère Peinée), qu’elle avait chantée des années auparavant, dans la peau de la Vierge Sainte. Ces mots se sont révélés prophétiques.

Et pourtant, Fayrouz n’a pas pleuré en public, pas complètement. Malgré sa maturité et sa profonde affliction, elle a préservé son statut de légende presque surnaturelle. Elle a préféré que ses larmes se confondent avec le noir de ses lunettes, ne laissant entrevoir qu’un léger tremblement de ses lèvres.

Icône moyen-orientale, elle est aussi une mère affectueuse et protectrice, transpercée par le supplice de devoir survivre à la chair de sa chair. Ce n’est pas la première fois que le destin met la star à l’épreuve avec le pire des cauchemars. Avec son mari, Assi Rahbani, elle a eu quatre enfants, dont deux sont encore en vie. Ziad est mort à 68 ans d’une insuffisance cardiaque ; Hali, touché par une méningite infantile, a un lourd handicap ; Layal, compositrice talentueuse, est disparue en 1988 à 28 ans, emportée par un ictus. Pour un peu de réconfort, peut-être illusoire, il y a Rima.

Fairuz sofferente
Fayrouz

Ziad Rahbani : fils, génie et révolutionnaire de la musique arabe

Ziad, en plus d’être le descendant de la personnification de l’unité panarabe, était celui qui avait offert à Nuhād Ḥaddād une autre jeunesse. Alors que sa carrière semblait s’essouffler créativement, le jeune Rahbani a su la raviver. Il a littéralement réinventé la chanson arabe. Grâce à ses idées, elle s’est dotée d’une grammaire musicale novatrice. En gardant des racines orientales puissantes, il a introduit des éléments occidentaux, tels que le jazz, la bossa nova et le funk.

Fairuz e suo figlio Ziad Rahbani
Fayrouz et son fils Ziad Rahbani

Tout cela n’était pas seulement de la mélodie, c’était aussi de la pensée, de la satire, de la dénonciation. Ses textes étaient révolutionnaires dans leur contenu. Ils exprimaient l’illogisme, la frustration, la lucide résignation de ceux qui avaient vécu le conflit civil, l’instabilité, le sectarisme. Des vies réelles, décrites avec la cruauté du dialecte beyrouthin. Un exemple est Kyfak Inta (Comment vas-tu ?), l’un des morceaux les plus populaires de Fayrouz, racontant la passion pour un homme marié. Ziad a eu le courage de déplacer les tempos habituels du drame romantique vers les zones intermédiaires de l’amour : la mélancolie, le regret, la confession.

Son œuvre est sans cesse redécouverte : rééditions vinyles, échantillons par des DJ, extraits de ses pièces traduits et partagés sur les réseaux sociaux par des jeunes qui n’étaient même pas nés quand il les a écrites. Mais il ne s’agit ni de nostalgie ni d’une mode rétro. C’est une vitalité qui traverse les époques, comme sa nation : déchirée, mais jamais silencieuse.

Rahbani était le fruit et le père d’une nouvelle manière de raconter. Le 28 juillet, son corps a été accompagné des sanglots de tout un Pays. Ce n’était pas une foule, mais un peuple, car chaque citoyen porte en soi une phrase ou un rythme à lui. Fayrouz, marquée par ses presque 90 printemps et une absence impressionnante, a conservé sa stature de monument vivant. En franchissant en silence le seuil de la Maison de Dieu, elle a reflété l’essence du deuil : par sa présence, sa douleur, sa mémoire.

Fayrouz, la tribulation de la mère du Liban

Aujourd’hui, le mystère s’accomplit : la déesse de la scène, qui représentait jadis Marie par ses aigus, L’incarne désormais aux côtés de son fils défunt. Une maman qui, plongée dans la prière, ne crie ni ne tombe, mais sauve et soutient. Comme l’Immaculée au pied de la Croix, Fayrouz vit aussi l’absurde de la foi et de la maternité : l’ordre naturel détruit, le cercle de la vie interrompu. Le chagrin, caché sous le voile et les grosses lunettes, transparaît dans chaque souffle retenu.

Les images des funérailles de Ziad Rahbani

Le jour de l’adieu à un grand artiste, Fayrouz a affronté une épreuve qu’aucun mythe ne peut traverser indemne. Le temps, à l’instant où la vedette est entrée dans le lieu de culte, s’est arrêté. Mais, elle n’était plus l’héroïne de la Patrie qui envoûtait les foules avec le poignant Li Bayrūt (Pour Beyrouth) – célèbre morceau sur la beauté de la capitale libanaise dévastée par la guerre civile et devenue ville fantôme, sur l’air tragique de Concierto de Aranjuez de Joaquín Rodrigo –. La blessure n’est plus sur le drapeau au Cèdre, mais dans l’âme d’une mère, consciente que son fils adoré ne reviendra plus de son voyage.

En ce moment-là, chacun a reconnu en elle l’universalité de la figure maternelle et en Ziad l’être extraordinaire que personne n’aurait voulu perdre. Le visionnaire, qui a donné une voix à ceux qui n’en avaient pas, n’est plus, mais il a laissé un héritage qu’aucun silence ne pourra faire taire, pas même celui du sommeil éternel.

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