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Morte avvelenate, lo sfogo di Gianni Di Vita e gli interrogatori dei professori

Dopo le perquisizioni volte a setacciare i 63 computer della scuola, sono stati ascoltati come persone informate sui fatti i professori del liceo classico frequentato da Sara Di Vita. Nel frattempo il padre e marito delle due donne morte avvelenate chiarisce: “Non ho nulla da nascondere, se fosse un delitto sarebbe una seconda tragedia”

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Proseguono senza sosta le indagini sul caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia presumibilmente morte avvelenate con la ricina. Si è svolto l’ennesimo giro di interrogatori un questura a Campobasso, questa volta sono stati ascoltati, come persone informate sui fatti, diversi professori del liceo Classico frequentato dalle sorelle Di Vita. Sulle indagini vige il massimo riserbo e al momento non sono stati resi noti dettagli sugli interrogatori.

Tutt’oggi nell’atrio della scuola c’è affisso sul muro un grande pannello con i messaggi dedicati a Sara scritti dagli alunni dell’Istituto. Il liceo è stato recentemente teatro di quattro perquisizioni disposte dalla procura di Larino, l’obiettivo era quello di setacciare i 63 computer presenti nella scuola per cercare eventuali tracce di ricerche inerenti la ricina.

Morte avvelenate, Gianni Di Vita si sfoga con i giornalisti: “Non ho nulla da nascondere”

Ormai è da dicembre scorso che la vicenda, denominata come “il giallo di Pietracatella”, ha monopolizzato le cronache. Le incessanti indagini, coadiuvate anche con esperti tedeschi, sono state per quanto possibile riportate nei dettagli, come qualsiasi interrogatorio di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate.

Così, dopo mesi di attenzione mediatica Gianni Di Vita intervistato a La Vita in Diretta e dall’emittente molisana Teleregione chiarisce la sua posizione: “Non vorrei che fosse stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia. Io spero, mi auguro, che la verità sia questa. È una speranza, ma non è del tutto infondata”. L’uomo ribadisce poi che vuole la verità “per mille motivi, per giustizia e perché io e Alice (sorella di Sara) non saremo mai sereni senza la verità”.

Poi lo sfogo: “In questi dieci mesi io ho cambiato quattro case, siamo dovuti scappare da Pietracatella perché Alice aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare una casa a Campobasso. Ma è possibile vivere così, tra l’altro da non imputato? Ogni giorno ne esce una nuova sulla stampa: dal segreto custodito da Sara al politico coinvolto. Posso rettificare tutti i giorni quello che la stampa si inventa oppure ricostruisce?”.

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