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Spari contro attivisti dell’Anpi il 25 aprile: condannato a 4 mesi

Il gup ha fatto cadere l’accusa di tentate lesioni aggravate riconoscendo quella meno grave di percosse. Il giovane aveva reso dichiarazioni spontanee nelle quali si scusava per quanto avvenuto

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Il 25 aprile scorso si verificarono momenti di forte tensione durante una manifestazione in occasione della Liberazione. Un giovane di 22 anni, Eitan Bondì, a bordo del suo motorino raggiunse la zona di Parco Schuster a Roma e probabilmente sparò alcuni colpi con un’arma softair dei colpi in direzione di alcuni militanti dell’Anpi. Due attivisti dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia rimasero feriti.

Oggi arriva la decisone del gup al termine di un processo svolto con il rito abbreviato. Il giudice ha condannato l’imputato a 4 mesi, facendo cadere l’accusa di tentate lesioni aggravate e riconoscendo quella meno grave di percosse. Il giovane, presumibilmente appartenente alla comunità ebraica romana, è stato anche assolto dall’accusa di porto abusivo di armi.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il giovane ferì un uomo e una donna, Nicola Fasciano e Rossana Gabrielli, che indossavano il fazzoletto dell’Anpi. Il 22enne finì in carcere con l’accusa di tentato omicidio e durante l’udienza di convalida dinanzi al gip, Bondì si avvalse della facoltà di non rispondere, scegliendo di rendere delle dichiarazioni spontanee.

Spari contro attivisti dell’Anpi il 25 aprile, le dichiarazioni spontanee e le tensioni con la comunità ebraica

“Mi assumo le responsabilità di questo gesto deplorevole. Mi vergogno di quanto ho fatto ed esprimo solidarietà verso le persone ferite e verso chi si è sentito offeso dal mio gesto”. Sono queste le parole pronunciate dall’imputato nel carcere di Regina Coeli, che in seguito specifica: “Non faccio parte di nessun gruppo. Non ci sono movimenti politici e ideologici dietro il mio gesto: nessun legame con la Brigata Ebraica e non l’ho mai rivendicato”.

Le tensioni tra l’Anpi e la comunità ebraica esplosero il 16 ottobre scorso, in occasione della commemorazione al Ghetto ebraico di Roma per gli 83 anni dal 16 ottobre del 1943, quando 1.254 persone furono deportate ad Auschwitz. Alcuni componenti della comunità romana urlarono contro l’Associazione dei partigiani: “Ve ne dovete andare”, e “vergognatevi”. La presidente dell’Anpi, Marina Pierlorenzi, spiegò che: “Siamo stati attaccati, dicendoci che siamo pro-pal e che non possiamo stare in questa piazza”. Nel comunicato dove l’associazione confermava la sua presenza era stato anche ricordato l’episodio del 25 aprile.

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