Una manifestazione pacifica si è trasformata in uno scontro all’ultimo sangue e a pagarne il prezzo sono state decine di persone. Tra i 31 poliziotti feriti durante il corteo contro lo sgombero di Askatasuna, c’è Alessandro Calista, 29 anni, agente del reparto mobile di Padova, in servizio a Torino per garantire l’ordine pubblico. Da ieri il video dell’aggressione rimbalza sui social e lascia attoniti: Alessandro viene accerchiato, colpito con calci, pugni e persino colpi di martello, travolto da una violenza che appare cieca, sproporzionata e disumana. A sottrarlo a quello che ha assunto i contorni di un vero e proprio linciaggio è stato l’intervento dei colleghi.
Ora il giovane agente è ricoverato al pronto soccorso chirurgico in un ospedale di Torino con contusioni multiple e una ferita da martello sulla coscia sinistra. Tra le prime dichiarazioni dopo gli interminabili momenti di terrore: “Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati, non so quanti fossero, ma erano tanti, sono finito per terra, ho perso il casco mentre mi prendevano a calci, ho provato a proteggermi la testa, poi ho sentito un dolore terribile alla coscia“. E poi con una lucidità che colpisce: “Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza, ho fatto solo il mio dovere“.
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Giorgia #Meloni: “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile.
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Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi,… pic.twitter.com/yEkBQxKYBb
Le parole della premier e la visita a Torino
Una vicenda sconcertante che ha suscitato l’immediato intervento del presidente del consiglio Giorgia Meloni, intervenuta prima sui social e poi recandosi a Torino per far visita agli agenti feriti: “Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni“. Meloni ha ricordato che il Governo ha rafforzato gli strumenti contro l’impunità e ha invocato l’intervento della Magistratura affinché “non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende“.

Il premier è quindi atterrata all’aeroporto di Caselle diretta a Torino alle Molinette, per incontrare gli agenti e i militari coinvolti negli scontri di ieri. Tra loro anche Alessandro Calista. Ad accoglierla il Presidente della regione Piemonte Alberto Cirio che già nelle ore precedenti aveva rassicurato sullo stato di salute del poliziotto e degli altri agenti feriti durante gli scontri. Una giornata nata del segno della protesta si è chiusa così, lasciando dietro di sé ferite fisiche e politiche. E l’immagine di un giovane agente solo sull’asfalto, simbolo di una frattura che va oltre una manifestazione degenerata.
Una visita a sorpresa decisa in tarda serata, dopo le immagini violentissime dell’aggressione da parte del gruppo di antagonisti bardati di nero a Calista. “Grazie per il vostro lavoro“, ripete Meloni mentre stringe la mano a un ferito, l’agente spiega le difficoltà affrontate, sottolineando che “Sono molto organizzati”. Poi ringrazia il presidente del Consiglio per la visita. “Stai scherzando? Che potevo mancare?“, replica il premier prima di dire, stringendo le mani del poliziotto: “Dai eh“, per poi congedarsi. Nel video uno dei medici presenti durante la visita della premier riferisce che i feriti hanno “diverse escoriazioni senza fratture e resteranno in osservazione 24 ore“.

Per quanto riguarda il governo, Meloni riferisce di aver convocato una riunione per domani mattina per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza: “Faremo quello che serve per ripristinare le regole di questa nazione“. E in questo scenario, non mancano i riferimenti diretti alla magistratura. “Ora sarò chiara – scrive sui social – questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce a martellate qualcuno, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio“.
Ebbene, il premier non manca di chiamare in causa i giudici, dicendo di aspettarsi che “la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte“.
La reazione della politica
La guerriglia urbana andata in scena a Torino ha suscitato sconcerto e indignazione. La reazione del mondo politico è arrivata rapidamente. Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha telefonato al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, chiedendo di esprimere solidarietà all’agente aggredito. Il titolare del Viminale ha poi a sua volta parlato di un episodio che “conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l’autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia“. Piantedosi ha poi chiamato in causa la sinistra, dicendo di aspettarsi una minimizzazione delle responsabilità e prevedendo “i consueti distinguo tra la bontà della causa per cui si è manifestato rispetto a pochi manifestanti intemperanti che vanno ‘compresi’ ma non condannati“.

Sulla stessa linea Lega e Forza Italia. Il vicepresidente del consiglio dei ministri, Matteo Salvini, ha attaccato duramente: “Delinquenti quelli di Askatasuna: peggio di loro c’è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge“, esprimendo piena solidarietà alle forze dell’ordine. Dalla sinistra, invece, è arrivata la presa di posizione della segretaria del Pd, Elly Schlein che ha definito “inqualificabili” le immagini arrivate da Torino e ha ribadito “La nostra condanna della violenza è, come sempre, la più ferma e auspichiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto“.
Da Fratelli d’Italia, anche la voce del senatore Guido Liris, che rimarcando come quanto accaduto richieda una risposta ferma dello Stato, esprime la propria vicinanza ai due agenti rimasti feriti, tra cui il 29enne, “abruzzese, figlio della mia terra“: “Colpire chi garantisce l’ordine pubblico con strumenti e modalità organizzate e pericolose non ha nulla a che vedere con l’esercizio del diritto di manifestare“.

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