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Casini (Aubac) sul Pai: ‘Non strumento contro lo sviluppo, ma una condizione per più sicurezza, consapevolezza e sostenibilità’

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Senza sicurezza non c’è sviluppo: un territorio fragile, esposto e non governato non può attrarre investimenti, non può garantire continuità alle infrastrutture e alle attività produttive, non può proteggere davvero le comunità”. E’ così cheMarco Casini, Segretario generale dell’Aubac, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, presenta i nuovi Pai (Piani di Assetto Idrogeologico) dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, nella cornice della Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dall’ideomatico titolo ‘Pai distrettuali Aubac. Prevenzione, salvaguardie e attuazione’, l’incontro è stato un momento di confronto attivo per discutere sull’importanza dei Pai, quali strumenti che individuano le aree esposte a rischio di alluvioni e di frane e stabiliscono le regole per l’uso del territorio in quelle aree. Un dialogo fra istituzioni che ha visto partecipare e intervenire fra gli altri,Marco Villani, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri,Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,Mauro Rotelli, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Marco Villani, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Marco Villani, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri

E ancora,Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016,Pino Bicchielli, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano,Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI ePaola Pagliara, Direttore dell’Ufficio Previsione e Prevenzione del Rischio della Protezione Civile.

Nel merito della sessione dedicata alla prospettiva dei territori hanno inoltre preso voce i rappresentanti delle Regioni del Distretto e dell’Anci, con il contributo di Presidenti e Assessori regionali, a conferma del ruolo centrale delle amministrazioni territoriali nella fase di attuazione dei nuovi Pai.

Con questi Pai –ha spiegato Casini– non adottiamo soltanto due strumenti di pianificazione. Mettiamo a disposizione del Paese e dei territori una base comune di conoscenza, regole e responsabilità per governare il rischio e orientare meglio lo sviluppo”. In sostanza, ilPai distrettuale idraulicoriguarda la gestione del rischio idraulico da alluvioni e disciplina, inoltre, le fasce di pericolosità, il reticolo idrografico, le aree a rischio, gli interventi di mitigazione e il raccordo con le competenze dell’Autorità idraulica competente.

Nuovi Pai distrettuali che segnano unpassaggio decisivo nel processo di costruzione di una pianificazione unitaria del rischio idrogeologico alla scala dell’Appennino centrale, un territorio di oltre 42.000 chilometri quadrati, che interessa sette Regioni, ventidue Province, 901 Comuni e una popolazione di circa 9 milioni di abitanti. Strumenti quindi studiati per superare la precedente frammentazione derivante dalla compresenza di nove Pai previgenti, formatisi in tempi diversi e caratterizzati da apparati conoscitivi, cartografici e normativi non omogenei.

Quanto aiPAI distrettuale franeinvece si regolarizza la gestione del rischio da dissesti geomorfologici e introduce un quadro armonizzato per la classificazione della pericolosità e del rischio da frana, la disciplina delle aree a diversa pericolosità e le procedure di aggiornamento del quadro conoscitivo.

Il punto non è soltanto avere nuove regole”, ha puntualizzato Casini spiegando infatti come il punto sia avere finalmente un quadro distrettuale unitario, omogeneo e leggibile, capace di aiutare Regioni, Comuni, professionisti, operatori e cittadini a comprendere meglio dove il territorio è più fragile, quali trasformazioni sono compatibili, quali interventi devono essere programmati e quali scelte possono sostenere uno sviluppo più sicuro, ordinato e duraturo.

Motivo per cui, il Pai “non è una carta dei vincoli”, ha chiosato Casini sollevando piuttosto come si tratti di una “infrastruttura pubblica di conoscenza, prevenzione e governo del territorio“. Una infrastruttura che serve a orientare le scelte urbanistiche, nonché a rafforzare la protezione civile, sostenendo la ricostruzione nei territori fragili e indirizzando la manutenzione del reticolo idraulico oltre che definire le priorità degli interventi: “Non è uno strumento contro lo sviluppo, ma una condizione per uno sviluppo più sicuro, più consapevole e più sostenibile”.

L’incontro ha così fatto seguito alla conclusione delprocesso di adozione dei due Pianie con deliberazioni n. 67 e n. 68 del 26 maggio 2026, la Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità ha infatti adottato definitivamente il Pai distrettuale idraulico e il PAI distrettuale frane, unitamente alle relative misure di salvaguardia.

Un processo di adozione dei Pai che è stato percorso su un articolato iter istruttorio, partecipativo e istituzionale che, dopo l’adozione dei Progetti di Piano del 31 luglio 2025, ha visto lo svolgimento di novanta giorni di consultazione pubblica, delle conferenze programmatiche di tutte e sette le Regioni del distretto, del confronto tecnico con le Regioni, degli incontri bilaterali con le amministrazioni regionali, dell’esame della Segreteria Tecnico-Operativa e del parere della Conferenza Operativa.

Ora, quindi, si passa all’azione con il via alla fasedell’attuazione e dell’accompagnamento dei territori. E proprio in questa prosettiva,Aubac proseguirà il lavoro con Regioni, Comuni, amministrazioni competenti e soggetti tecniciper favorire la corretta applicazione delle nuove disposizioni, l’aggiornamento dinamico dei quadri conoscitivi e il pieno raccordo tra pianificazione di bacino, governo del territorio, protezione civile, programmazione degli interventi e sviluppo sicuro e sostenibile dei territori.


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