Stiamo parlando di un’opera di architettura contemporanea immersa tra le colline toscane. Siamo nel cuore delChianti classico, esattamente nellaCantina Antinori. E’ già passando dalla strada che comincia ad intravedersi l’immensa struttura scavata nella terra come una radice e in grado di fondersi perfettamente con il terreno, seguendone le linee.

A non rimanere inosservata è la scala, dalla forma elicoidale, che sembra quasi scomparire nei vigneti. L’ingresso, infatti, avviene proprio scendendo, come fosse un ritorno ad un luogo originario, per poi risalire nuovamente. È qui che c’è un luogo chenon si limita a produrre vino ma che lo racconta.
Leggi Anche
Cantina Antinori, il racconto della tradizione
La Cantina Antinori, sede simbolo di una delle famiglie più antiche del vino italiano, non solo produce ma racconta perfettamente la storia e la tradizioneche si celano dietro il prodotto. Le pareti color ocra, il legno scuro e la luce filtrata dall’alto costruiscono un’atmosfera silenziosa, a tratti sacrale. La cantina è stata progettata dall’architettoMarco Casamonti(studioArchea Associati) con l’idea di realizzare una struttura totalmente integrata nel paesaggio. L’edificio non si posa solo sulla collina, ma nasce dentro questa. E’ infatti scavato nella terra e lo scopo è quello di ridurre l’impatto visivo e termico.
Qui il vino è presentato comeesito di tempo e attesa.Proprio come affermaPiero Antinoriin un video proiettato nel bel mezzo della visita guidata, ci vogliono periodi lunghi per vedere risultati di un vigneto: esattamente un minimo di 7 anni. Poi ancora aggiunge che uno dei segreti più semplici e più potenti è che il vino è prodotto nella terra dove tutto è cominciato: dalle viti nel cuore del Chianti classico.
La qualità del vino: il territorio e il sughero
Altra forza della cantina sta nella capacità dicustodire il proprio patrimonio culturalee tecnico, integrandolo consperimentazioni contemporanee, racconta una delle figlie di Piero Antinori,Allegra, che prosegue nell’attività di famiglia.Tradizione e innovazione si fondonoperfettamente per creare un prodotto di eccellenza. La qualità del vino non dipende solo dalla vigna o dalla cantina: anche l’imbottigliamento gioca un ruolo decisivo. Insomma, nulla qui è lasciato al caso.

Durante la visita viene spiegato comeil territorioinfluenzi direttamente il carattere del vino: la composizione del suolo determina profumi, struttura e profondità del sorso. In particolare una terra più argillosa regala vini strutturati, intensi e profondi, mentre terreni più sabbiosi o drenanti danno vini più morbidi, leggeri e immediati. Allo stesso modo, anche la scelta delsugheronon è un dettaglio marginale: il tappo diventa custode del vino nel tempo, proteggendolo durante l’invecchiamento. Ogni fase, dal filare alla bottiglia, è parte dello stesso equilibrio.
Tra tradizione e innovazione: Il Tignanello
A caratterizzare la storia dellaCantina Antinoriè anche un’innovazione che negli anni 70 cambiò la tradizione del vino italiano. Stiamo parlando delTignanello, uno dei più noti prodotti dell’azienda. Questo nasce da un’idea precisa:prendere il Sangiovese, vitigno profondamente toscano eelevarlocon una lavorazione e un taglio allora innovativi.
Negli anni ’70 fu uno dei primi vini italiani ad essere affinato inbarrique francesie ad essereassemblato con piccole quantità di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Una scelta oggi comune, ma all’epoca rivoluzionaria.
La mano dell’enologo: Giacomo Tachis con il Tignanello
Tratto ancora più fondamentale e determinante in un buon prodotto, come nel caso del Tignanello, è la mano dell’enologo. Se un vino è grande, è perché qualcuno ha saputo immaginarlo prima. Il Tignanello porta la firma diGiacomo Tachis, l’uomo che negli anni ’70 introdusse l’uso della barrique e il taglio internazionale, aprendo una strada nuova per il Sangiovese. Ma quella scelta fu possibile perchéPiero Antinoriebbe la visione e il coraggio di crederci. È in quell’incontro – tra intuizione tecnica e sguardo lungo – che nasce l’identità del Tignanello.
Giacomo Tachis, consideratoil padre dell’enologia moderna italiana, rivoluzionò il modo di fare vino in Italia tra gli anni ’70 e ’90. Con il Tignanello ha dimostrato che innovare non significa tradire la tradizione ma permetterle di evolversi. È sua la mano che ha dato voce al Sangiovese in una forma nuova e sua la visione che ha aperto la strada ai grandi rossi toscani conosciuti nel mondo.
Antinori, un marchio non che vende ma che acquista..
OggiCantina Antinorioltre a confermarsi costantementeeccellenza italiana, si contraddistingue dai suoi competitor per la forte identità:è un marchio che non vendea fondi stranieri, come accaduto in molti altri casi,ma bensì che acquista. Basti guardare all’aziendaJermann, altro leader indiscusso nella produzione di vini bianchi di altissima qualità, le cui quote di maggioranza sono state acquisite da Antinori nel 2021.
Ad oggi la famiglia toscana controlla dunque anche l’inconfondibileVintage Tunina, prodotto di punta della cantina friulana e che non ha proprio nulla da invidiare ai rivali francesi. Insomma Marchesi Antinori ha 600 anni di storia da raccontare ma considerando tutto ciò, altrettanti ancora da scriverne.
© Riproduzione riservata













