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Elezioni Israele, a oltre metà scrutinio Netanyahu in testa: supera Eisenkot ma non ha maggioranza

Con un'affluenza del 77,7%, le elezioni politiche in Israele vedono al momento del 76,8% delle schede scrutinate 54 seggi assegnati al blocco a guida Netanyahu e 48 seggi al blocco nelle mani del leader d'opposizione Eisenkot

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Oltre 7 milioni di elettori alle urne per votare il rinnovo della Knesset, ovvero il Parlamento, e per definire il prossimo governo, con quelle che sono state le prime elezioni politiche in Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra che ne è seguita. Ebbene, con il 76,8% delle schede finora scrutinate, i risultati parziali assegnano 54 seggi al blocco guidato da Benjamin Netanyahu, e 48 seggi al blocco guidato da Gadi Eisenkot, leader di Yashar. Mentre i partiti arabi si attestano a 18 seggi. I risultati parziali sono destinati a cambiare; diversi exit poll indicavano una situazione di sostanziale parità tra i due schieramenti, nessuno dei quali raggiungerebbe la maggioranza

L’affluenza definitiva si è attestata al 77,7%, come riferito dalla Commissione elettorale centrale, spiegando che il dato ha superato già l’affluenza complessiva del 70,6% registrata alle elezioni del 2022, nonché la più alta in assoluto dal 1999. In questa cornice, secondo quanto riferito dal portavoce dell’Idf, è il 79,9% dei soldati israeliani che ha votato alle elezioni, con un incremento di circa il 6,2% rispetto alla tornata precedente di 4 anni fa.

Il duello di queste politiche vede protagonisti il primo ministro rimasto più a lungo in carica nella storia di Israele, Benjamin Bibi Netanyahu, e colui che alcuni opinionisti definiscono “l’uomo che incarna tutto ciò che il premie israeliano Netanyahu non è“, Gadi Eisenkot. Da un lato, quindi, il personaggio controverso leader del Likud, ovvero il partito della destra nazionalista che è riuscito quasi sempre a garantirsi una maggioranza per governare. Dall’altro, l’ex generale di origini marocchine entrato in politica nel 2022 e oggi alla guida del partito Yashar, principale partito dell’opposizione.

Intanto, dall’altra sponda dell’Oceano, echeggiano i commenti del presidente a stelle e strisce. “Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu“, rilancia l’inquilino della Casa Bianca via X che si auto-premia come autore della rimonta dell’uscente premier: “Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America“.

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