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CECILIA BALIVA & BALIVAS: da “Il re piccolo” in solitaria alla formazione della band | INTERVISTA

9 Min di lettura

Cecilia Baliva è una cantautrice romana, scrive e compone i propri brani intrecciando il cantautorato italiano con i ritmi e le suggestioni della tradizione spagnola e del mondo, dando vita a un suono personale, caldo e contaminato. Dopo aver fatto uscire il singolo “Il re piccolo” questa estate, “Se vale la pena” è l’album d’esordio della band “Cecilia Baliva & Balivas”. 

Balivas è il progetto musicale nato dall’ universo artistico della cantautrice romana Cecilia Baliva (voce e chitarra), oggi consolidato in una band dal sound unico grazie alla forte intesa con Chiara Bottazzi (basso elettrico e cori) e Chiara Mascarucci (percussioni e cori).

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“Il re piccolo” racconta la storia di un ego smisurato: in che modo questo è  deleterio in una relazione?

    Che domanda difficile! Nonostante gli anni di psicoterapia che mi hanno sicuramente aiutata a mettermi in guardia dagli “ego smisurati”, faccio ancora fatica a descriverlo chiaramente a parole. Nella mia personale esperienza, un ego smisurato può portare solo a relazioni malsane, nelle quali non esiste un vero scambio, bensì c’è una persona che – più o meno consapevolmente – si adatta e compiace l’altra, troppo intenta quest’ultima a pensare solo a se stessa e ai propri bisogni.

    Dopo aver vissuto frequentazioni che non sono state altre che un fuoco di paglia qual è il tuo rapporto con l’amore?

      Per tanto tempo ho pensato che non avrei mai trovato una persona con cui costruire un rapporto sano e alla pari. Sono stata single per 8 anni, durante i quali ho avuto tante brevi frequentazioni e parecchie delusioni, mi sono sentita molto sola, ma mi sono anche divertita e attraversando la solitudine ho imparato a conoscermi e a stare davvero bene con me stessa. 

      Credo (e anche la mia psicologa me lo diceva) che una volta “sanata” emotivamente, si cambia anche il proprio sguardo e quindi cambia anche il tipo di persone da cui siamo attratte. Quando meno me lo aspettavo ho incontrato il mio attuale compagno, una persona profondamente diversa da tutte le mie precedenti frequentazioni: si mette in gioco e ha voglia di crescere insieme e di costruire un rapporto alla pari…incontrarlo mi ha ridato fiducia nell’amore. Di certo non è facile stare in un rapporto, soprattutto dopo che ho imparato ad amare i miei spazi di solitudine e ad averne bisogno, ma penso che proprio questa sia la base per costruire un rapporto sano.

      In che modo questo singolo è uno sfogo? 

        Non ne potevo più di frequentare persone che non si prendono le proprie responsabilità nei rapporti, che ostentano una falsa libertà, che maschera vigliaccheria, egocentrismo e incapacità di affrontare veramente una relazione (di qualunque tipo essa sia).

        In concreto, la persona che frequentavo da qualche mese, dopo la mia prima piccola manifestazione di affetto mi aveva confessato che stava frequentando anche “altre ragazze”. Senza che glielo chiedessi mi aveva spiegato come, nonostante si trovasse molto bene con me, non fosse in alcun modo disposto a fare a meno del suo stile di vita “libero”, che lo portava a vivere senza “legami”.

        Non era la prima volta che mi capitava di frequentare una persona del genere. Così la delusione mischiata alla rabbia mi hanno portata a buttare giù questa canzone che ridicolizza questo tipo di atteggiamento e che quindi per me è stata molto liberatoria.

        Secondo te, perché i rapporti e la concezione dell’amore sono cambiati così tanto?

          Penso che sia un mix di superficialità, di fraintendimento del significato della parola libertà, di egocentrismo e di individualismo, tutte caratteristiche della nostra società materialista e individualista, che si crede molto “avanzata” ma che è emotivamente analfabeta.

          Credo che si dovrebbe insegnare a tuttз a parlare ed esprimere le proprie emozioni, insegnare educazione sesso-affettiva nelle scuole, offrire terapie gratuite a chi ne ha bisogno. Tutto questo a lungo termine avrebbe un impatto enorme sul miglioramento delle relazioni nella nostra società. Ahimé credo che siamo lontanissimi da tutto ciò.

          La musica, in quale modo, può aiutare a colmare quel vuoto relazionale che tutti viviamo? 

            Penso che la musica svolga una funzione molto terapeutica, sia per chi la scrive che per chi l’ascolta. Da sempre ascoltare musica mi ha fatto emozionare e anche riflettere. 

            Scrivere canzoni mi ha spesso aiutata a capire e ad esprimere le mie emozioni e mi ha sempre fatta sentire meglio. Nel caso del re piccolo, sicuramente ridicolizzare quell’atteggiamento per me è stato molto liberatorio rispetto alla rabbia e frustrazione che avevo accumulato, spero possa esserlo anche per chi ascolta la canzone e spero possa far riflettere su questo tipo di atteggiamenti purtroppo molto comuni, come è successo a me infinite volte ascoltando canzoni altrui.

            Recentemente ho ri-ascoltato “Parole di burro” di Carmen Consoli, una canzone che da piccola ho ascoltato decine o centinaia di volte, e mi sono resa conto che quel testo da ragazzina mi ha parlato per la prima volta dei narcisi, degli egocentrici, delle relazioni tossiche. Purtroppo all’epoca ero molto attratta da questo tipo di persone e devo dire che ci ho messo un bel po’ a liberarmene, ma quella canzone è stata sicuramente un inizio. Ho pensato: grazie Carmen.

            A cosa è stata dovuta la scelta di formare una band e creare questo nuovo progetto sotto il nome “Cecilia Baliva & Balivas”?

              La band si è formata in modo graduale e spontaneo: prima ho conosciuto Chiara Mascarucci, cercavo una percussionista che mi accompagnasse durante un concerto. E’ stata lei a presentarmi Chiara Bottazzi, proponendomi di creare un trio chitarra/basso/percussioni. Ci ho messo poco a capire che c’era grande intesa tra di noi sia al livello musicale che al livello umano. Entrambe hanno immediatamente sposato il mio progetto e creduto nelle mie canzoni: se non fosse stato per loro non so se le avrei arrangiate e registrate. All’inizio è successo tutto abbastanza velocemente e i primi singoli sono usciti con il mio nome perché non ci eravamo ancora date un nome da band. Pian piano abbiamo sentito la necessità di darci un nome da band e abbiamo scelto “Balivas” (ci tengo a dire che il nome è stato scelto da Chiara B e Chiara M!). Per mantenere continuità con tutto ciò che avevamo fatto come “Cecilia Baliva Trio”, abbiamo deciso di far uscire questo disco come “Cecilia Baliva & Balivas”, anche se da ora in poi abbiamo intenzione di presentarci come “Balivas”: nome più immediato, riconoscibile e che ci rappresenta e tutte e tre.  “Se vale la pena” è l’album d’esordio di questo vostro nuovo percorso: qual è il messaggio o l’emozione che sperate di lasciare in chi lo ascolterà? 

                “Se vale la pena” rappresenta il momento in cui ci si rende conto che solo affrontando le proprie paure si può vivere appieno, che la vita è un viaggio complesso e vale la pena di essere vissuto con fiducia e consapevolezza: la solitudine che si attraversa, la perdita che insegna, le lotte che si combattono insieme, i luoghi e le persone che ci arricchiscono e ci cambiano lungo la strada.

                © Riproduzione riservata

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