La morte di Tupac Shakur è ancora una ferita aperta che brucia nel cuore di milioni di fans. Morto troppo presto, con un talento troppo grande rimasto inespresso. Alla sua storia di luci e ombre oggi, con l’arresto del mandante del suo omicidio, si può mettere finalmente un punto. Dopo 27 anni l’uomo che ha architettato e messo in atto il piano, durante quella notte tra i 7 e l’8 settembre del 1996, ha un nome: Duane “Keffe D” Davis, 60 anni, da venerdì mattina è sotto custodia.
Tupac era all’apice della sua carriera musicale quando è stato raggiunto da dei colpi di pistola mentre era a bordo di una Bmw guidata da Marion “Suge” Knight, proprietario della sua etichetta discografica. A sparare il colpo fatale sarebbe stato Orlando Anderson, il nipote di Duane “Keffe D” Davis, sempre stato, fin dai primi giorni dell’omicidio, l’indiziato numero 1.
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"Tupac Shakur is a music legend, and for a long time this community and worldwide have been wanting justice for Tupac. Today, we are taking that first step," Steve Wolfson, Clark County District Attorney says after Duane "Keffe D" Davis was charged with murder. pic.twitter.com/Ak2h9IYa8b
— CBS News (@CBSNews) September 29, 2023
Il ruolo di Duane “Keffe D” Davis nell’omicidio di Tupac

L’omicidio del 1996 non è stato un caso, una banale rivalità tra gang. Era tutto studiato a tavolino. Stando alle indagini la scintilla che è servita per scatenare il putiferio all’interno di un casinò di Las Vegas era una catenina d’oro. Da qui è partita la violenta rissa che ha visto come protagonisti da una parte la gang affiliata ad Anderson, i Crips, dall’altra la gang dei Bloods, di cui Tupac non faceva parte ma nella quale erano presenti diversi suoi contatti stretti, tra cui il produttore Suge Knight.
Quindi, anche se Duane “Keffe D” Davis non è stato l’esecutore materiale dell’omicidio, sarebbe stato la mente che ha architettato tutto. Poco importa, perché il leader del gruppo che assalì il rapper la notte tra il 7 e l’8 settembre del 1996, può essere accusato di omicidio anche senza aver sparato, stando alle leggi dello Stato del Nevada.
Secondo il tenente della squadra omicidi della polizia di Las Vegas Jason Johansson, “Duane Davis è stato il mandante dell’omicidio e ha organizzato il piano“. Anche lo stesso Davis, in alcune recenti interviste e nella autobiografia del 2019 intitolata Compton Street Legend, ha ammesso di aver procurato l’arma usata nell’agguato. Proprio queste dichiarazioni hanno portato la polizia a riaprire le indagini con nuovi interrogatori cominciati nel luglio scorso.
La sorella di Tupac: “Il silenzio degli ultimi 27 anni ha fatto rumore”
“Questo è un momento di svolta – ha dichiarato venerdì, Sekyiwa “Set” Shakyr, sorella di Tupac – Il silenzio degli ultimi 27 anni intorno a questo caso ha fatto rumore nella nostra comunità. Per me è importante che il mondo, il Paese, il sistema giudiziario e la nostra gente conosca la gravità della morte di questo uomo, mio fratello, il figlio di mia madre, il figlio di mio padre“.
Una delle più grandi perdite della storia della musica
A soli diciassette anni Tupac Shakur prese carta e penna e senza neanche saperlo scrisse un manifesto programmatico di quello che avrebbe poi proposto come artista. Titolo Conquering All Obstacles dove all’interno si leggeva la sua missione, la sua anima: “Il nostro rap non parla delle storie ritrite che tutti sono ormai stufi di ascoltare. Parla di quello che succede nel mondo reale. Il nostro obiettivo è che le persone possano identificarsi con il nostro rap, che gli renda più semplice vedere cosa sta davvero succedendo là fuori. E, cosa più importante, ciò che possiamo fare per migliorare il nostro mondo”.
In queste parole c’era il presente e il futuro, che purtroppo Tupac non ha potuto avere. Già a 25 anni è stato in grado di incarnare, sia da portavoce che da martire, il mondo che voleva migliorare, ma da cui finirà per rimanere ucciso. Alla fine, sarà quello stesso universo che voleva rivoluzionare a farlo fuori dopo averlo disorientato e fatto uscire dai binari ma, nel suo breve percorso, Tupac ha lasciato comunque un’eredità indelebile che vale la pena di essere ricordata, per sempre.
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