Una Milano claustrofobizzante, quasi come se il confine tra gli spazi chiusi e quelli aperti fosse così tanto sfumato da far perdere la cognizione dell’ambientazione. Ed è proprio in questo limite che le storie dei personaggi vengono messe in scena. Il Rumore delle cose nuove non tratta solo una storia ma diverse vicende, tra loro differenti ma con un unico comune denominatore: i personaggi sono intrappolati in una vita che non gli appartiene, ma che li rende apparentemente sereni.
Paolo Genovese, regista della pellicola, tra i temi sceglie l’amore, ma non quello romantico. Tutte e tre le coppie protagoniste infatti sembrano essere in gabbia, quella che si sono costruite nel tempo per cercare una “tranquillità fittizia e rassicurante”. Hanno paura di oltrepassare il confine per timore di trovare chissà cosa al di fuori: un cambiamento, qualcosa che non li mette a loro agio. E proprio per questo scelgono di rimanere lì, dove sono, finchè un evento cambierà le loro vite, costringendoli a fare i conti con desideri, menzogne e verità tenute nascoste.
Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce, Rolando Ravello e Claudio Santamaria sono i volti noti scelti da Paolo Genovese per mettere in scena il suo racconto, quello in cui tradimenti, drammi familiari, violenza di genere e difficili gravidanze vestono il ruolo principale.
E’ stato lo stesso regista a raccontare senza troppi giri di parole il suo interesse : “Mi intriga tutto ciò che non si vede immediatamente delle persone, tutto ciò che sta dietro, o dentro” e continua ancora “i segreti dell’anima, quelle cose che decidiamo per mille motivi di lasciare dormienti e non condividiamo con i nostri cari”.
Tra i temi della pellicola è la violenza domestica a non passare inosservata. E a proposito di questo Genovese commenta: “Se prendi mazzate tutti i giorni e poi ti fanno un sorriso, tu ti attacchi disperatamente a quel sorriso”. Una verità che si cela dietro molte storie d’amore al giorno d’oggi ed è proprio questa “trappola emotiva” che il regista ritrae in modo fortemente realistico attraverso il personaggio di Emanuela Fanelli.
L’attrice veste i panni di Alba ed è vittima del compagno Umberto, interpretato da Edoardo Pesce. “Alba è un personaggio che mi ha intenerito molto perché è molto pura, luminosa” afferma Fanelli. Ma quando è tra le mura domestiche non ha più la stessa luce: “Si guarda anche lei con gli occhi del compagno, che la fanno sentire sempre sbagliata“.
Edoardo Pesce mette in scena proprio quest’ultimo stereotipo di uomo, che sottomette e veste una vera e propria maschera: “Nella società ci sono persone che vogliono apparire empatiche, generose e brillanti e poi nell’intimo magari sono persone violente e terribili” confessa l’attore.
Anche Claudia Pandolfi è intrappolata in una esistenza che non le appartiene: “Disapprovo totalmente ciò che fa Viola, che sulla base della sua frustrazione si comporta in modo insopportabile e regala solo menzogne. Vive una ‘non vita’ e basta lo scricchiolio di qualcosa di nuovo e aderisce immediatamente” afferma.
Insomma, la gabbia sembra essere una costante ed è solo dal “rumore delle cose nuove” che l’animo umano è spaventato. Il film del regista romano che ha inaugurato oggi la 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, presentato nella sezione Grand Public, vuole raccontare un po’ la nostra società, ripercorrendola attraverso “i segreti dell’anima” e tutto ciò che non si vede immediatamente.
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